http://stunrise.it/wp-content/uploads/2015/06/promises_we_are_waves_new_wave_joy_division_stunrise.jpg

We Are Waves – Promises: la new wave forse non è finita

Ah, la magnifica epoca d’oro della new wave anni ’80. Quando c’erano Depeche Mode, Joy Division, The Cure, Tears for Fears. Ma è un genere destinato a finire, non c’è più nuovo materiale, è un’epoca conclusa. Forse.

I We Are Waves sono quel forse. Il gruppo torinese composto da Fabio Viassone, Cesare Corso, Fabio Menegatti e Francesco Pezzali fa la sua prima apparizione nel 2012 con un EP di quattro brani, per pubblicare poi due anni dopo Labile, primo full lenght della band new wave/electro. In pochi mesi partono per un tour italiano, dal quale torneranno con il materiale per il loro secondo lavoro, Promises.

Basterebbe già il titolo, ma la traccia 1982 in apertura fa immediatamente pensare a sonorità anni ’80: sintetizzatori trance, batteria molto spaziosa e voce con un sacco di riverbero. Bene. “Come catturare dal primo brano: lezione n°1”. Prendo appunti e continuo assetato. La title track non delude infatti, segue lo stesso filone della canzone precedente e che sorpresa i break! Questi non sono frutto degli anni ’80, non interamente almeno, non hanno sapore di nostalgia, nemmeno un po’. Bene di nuovo. Ma con il ritmo cupo di Be your own island mi conquistano definitivamente: talmente orecchiabile che è impossibile non immaginarsi a saltare sotto al palco. Lovers loners losers invece fa tornare alle atmosfere eighties, che però vengono distrutte immediatamente dalla strumentale Monochrome, dove il new wave dei Tears for Fears lascia il posto a uno strano synth-rave in perfetto stile Nero o Deadmau5. Si salta, di nuovo. I suoni strizzano l’occhio al vintage, ma hanno un’aggressività e una cattiveria tutta moderna, potrebbe tranquillamente essere un pezzo da dancefloor.

Atmosfera, timbro vocale che ricorda canzoni di ormai 30 anni fa, batteria imponente. Sembra ci sia tutto!

L’album potrebbe quasi chiudersi qui. Forse preferirei, a dirla tutta. Le tracce successive di Promises sono molto simili alle prime, forse troppo. Anche il timbro del sintetizzatore è sempre lo stesso, i break continuano ad essere splendidi ma forse perdono la componente di sorpresa che riuscivano a dare prima. Questo fino a Midnight ride, che invece ha una struttura molto interessante grazie anche ai cambi di tempo. Prova che in ogni caso, i ragazzi ci sanno fare.

Promises è sicuramente un lavoro promettente (il gioco di parole è pessimo, ma vintage; perdonatemi e permettetemelo), atmosfere molto spaziose, suoni degli anni ’80 ma sporcati di un colore moderno esattamente come il timbro del cantante, a metà tra Tears for Fears ed Editors. Forse la new wave si sta riprendendo. Di nuovo, i We Are Waves sono quel “forse”.

VOTO: 4 su 5

 

Bonus:

  • belle atmosfere
  • break e build up mai banali
  • sensazione “vintage”, non “malinconica” né “vecchia”

Malus:

  • suoni belli ma ripetitivi
  • giri di accordi ripetitivi
  • per dare onore al disco, serve volume alto o sentirlo dal vivo, che è a metà tra un bonus e un malus.

 

Tracklist:

1. 1982
2. Promises
3. Be your own island
4. Lovers loners losers
5. Monochrome
6. Silent lullaby
7. Wreckage
8. Children lake
9. Wasted
10. Midnight ride
11. What happened today is useless




C'è 1 Commento

Add yours

Rispondi

Hide