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U2 – Songs of innocence

Ah, un disco di una band emergente, sconosciuta e che solo in pochi avranno avuto la fortuna di ascoltare, magari trovando l’album in qualche negozio di fiducia o chiedendolo in prestito a un amico appassionato? No, gli U2 li conosciamo tutti, così come conosciamo la loro vena commerciale, non tanto riguardante la loro proposta musicale, ma la filosofia dietro al loro lavoro: dobbiamo arrivare a tutti, manco fossimo dei testimoni di Geova.

Ecco, è così che 500 milioni di persone si son trovati Songs of innocence nella loro libreria musicale. Per carità, trovata geniale dal punto di vista della distribuzione, pienamente sfruttata nelle possibilità che offre oggi, forte soprattutto di una profonda comprensione del ruolo del “mobile” per la fruizione dei prodotti culturali.

Ok, bravi, siete aggiornati, ma siete anche estremamente bolliti.

Perché questo è un disco che, per l’ennesima volta, si limita ad autocitazioni dello stesso gruppo irlandese, con i suoi pregi e difetti ormai noti anche alle casalinghe di Voghera. Voce con un timbro incredibile e personalità da vendere, The Edge uguale a sé stesso che non se ne può davvero più, linee melodiche orecchiabili e facili al primo ascolto. Insomma, gli U2 degli ultimi dischi. La band leggenda dei primi album si è un po’ persa a livello di capacità di sorprendere, ora resta solo l’abilità di sfornare produzioni ottime. Scendendo nei dettagli, non trovo nessun brano veramente “da ascoltare”, fatta forse eccezione per Every breaking wave, un buon pezzo, ma appena la ascolterete penserete a With or without you.

Molti si son scagliati subito contro questo album, prima ancora che per i pezzi, per la scelta invadente di entrare nelle librerie musicali di tutto il mondo. Fastidio comprensibilissimo, soprattutto perché a farlo non è stata una band universalmente riconosciuta come simpatica, però non dimentichiamo che gli U2 sono ancora oggi i paladini del rock leggero.

Quello che voglio dire è che sono triti e ritriti, ma Bono & Co. sono un’istituzione che, a livello di numeri (ai concerti e come fan base), è in grado di tener testa, da anni a generi più forti sul mercato. Per capirci, i media bombardano con Rihanna, rapper di vario genere e dj, quindi, se per caso foste amanti del rock, dovreste cercare di odiare meno gli U2 e ricordare quanto siano l’ultimo baluardo di un genere musicale in difficoltà da decenni. Ovvio, ce ne sono altri, ma non con la storia della band di The Joshua tree. Vanno presi per quello che sono: un museo che conserva una memoria da non gettare nel cestino, ma che oggi risulta impolverato e già visto.

 

Tracklist:

1. The miracle (of Joey Ramone)
2. Every breaking wave
3. California (There is no end to love)
4. Song for someone
5. Iris (Hold me close)
6. Volcano
7. Raised by wolves
8. Cedarwood road
9. Sleep like a baby tonight
10. This is where you can reach me now
11. The troubles




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