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Tutte le cose inutili – Dovremmo essere sempre così

Andreste in un cinema che si chiama Tutti i film di merda?. Io si, anche solo per curiosità. I Tutte le cose inutili nascono a Prato nel 2011 come progetto solista di punk italiano cantautorale. La mente di ciò è Lao, che dotato di voce e chitarra pubblica degli interessanti EP prima di conoscere Meo, futuro batterista/corista. In pochi mesi il neonato duo si esibisce live in tutta Italia, ottenendo successo di pubblico e critica, anche letteraria.

Nell’aprile 2014 esce Dovremmo essere sempre così, album di dieci pezzi registrato in due giorni in presa diretta e con poco, scarsissimo missaggio.

E’ come un live, insomma.

Una chitarra molto sporca alterna distorto/pulito con ritmiche varie e apparentemente casuali – ma che casuali non sono -, in accordo con una batteria che sa picchiare nel momento giusto. Quasi a creare, insieme a una voce a tratti poco digeribile, una voluta idea di sbagliato. È il caso di Conchiglie, che apre il disco mettendoci nella migliore predisposizione all’ascolto. Una sorta di futurismo musicale, come se fosse davvero tutto buttato di getto senza pensare ad un’armonia, che in realtà c’è eccome.

Ma Dovremmo essere sempre così è anche punk, con svolte cantautorali come in Preghiere, un’alternanza di arpeggi da ballad e riff in distorto che sorprende piacevolmente, o nella sua vena più aggressiva di Idee#3, Pixo e Muro, dove troviamo quei cambi di ritmo e stoppate che hanno spesso caratterizzato il genere.

È nei testi e nella voce, però, che si ritrova il senso di questa giovane band, il senso delle cose inutili, quel punk italiano in cui loro stessi si identificano. Le parole escono così, senza filtro, come se fossero pensate e scritte nello stesso momento. Un po’ alla Vasco Brondi, frasi urlate e parlate, anche solo per dar voce a chi non fa dell’intonazione il suo forte ma ha da dire qualcosa. Si ricordano aneddoti folli, si fa critica, sarcasmo, musica e poesia di speranza.

Surrogati di emozioni, le nostre vite incanalate, tutto il tempo che ci danno per esprimerci, ma sottovoce.

Per certi aspetti i Tutte le cose inutili non sono i musicisti coi quali passeresti ore in sala prove, ma sono quelle classiche persone con cui vorresti parlare per ore di quotidianità, nella speranza di ritrovare quei discorsi raccontati nei loro testi, perduti tra le tante parole tutt’altro che “gettate”.

VOTO: 2,5 su 5

 

Bonus:

  • genuinità dei testi e ricercatezza della melodia
  • originalità del progetto
  • potenzialità futura

Malus:

  • suono troppo grezzo
  • voce a tratti fastidiosa
  • si rischia di perdersi tra le parole

 

Tracklist:

  1. Conchiglie
  2. Pixo
  3. Canzone di non-Natale
  4. Promoter
  5. Prima della pioggia
  6. Muro
  7. Testolina d’oro
  8. Idee #3
  9. Preghiere underground
  10. E per sempre ridi



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