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Thomas – Fin

Sono sicuro che, da qualche parte nel dizionario dei sinonimi e contrari, alla voce “sorpresa” si possano trovare parole come stupore, meraviglia e Thomas. Attivi dal 2001, i Thomas si sono modellati più volte nel corso degli anni, fino a definirsi con Giordano Menegazzi (tastiere), Enrico Di Marzio (chitarra elettrica), Nicolò Gallo (basso), Sergio Sciammacca (batteria) e Massimiliano Zaccone (synth, voci e percussioni). Questo secondo lavoro, Fin, arriva tre anni dopo il precedente Mr. Thomas’ travelogue fantastic, pubblicato con Automatic/Goodfellas.

Fin è un disco sorprendente, i Thomas fanno ballare sia con i piedi che con la mente.

Dopo le prime tracce, caratterizzate dalla forte presenza del vocoder e dei synth, che richiamano la musica elettronica di qualche tempo fa (i Kraftwerk, per esempio), entriamo nel cuore dell’album. Si comincia con l’interessante melodia di Tether per terminare poi con la dolce prepotenza di April fool, dopo la quale giuro che avrei voluto mettere in pausa il disco per assaporare il gusto dello stato mentale in cui mi ha lasciato. Ma i Thomas non perdono tempo e subito si attacca con il funk di The fastest singer in the world e When Mr.Thomas met Santhe, psichedelica canzone di chiusura dalla quale sono rimasto ipnotizzato, complice il lento groove della parte finale.

I Thomas di certo sanno quello che fanno, mescolano benissimo la tecnica musicale tipica delle jam session funk/jazz/fusion e la musicalità delle canzoni senza trascendere il lato fortemente emotivo sottolineato dalle note giuste al momento giusto (come in Nine o’clock); suoni curatissimi, tanto nella grezza Lowland boletus quanto nell’onirica A new ending.

Ma il dettaglio più bello è dato dal fatto che nessuno strumento spicca sugli altri, non si nota nessun protagonismo nemmeno nei passaggi più elaborati dal punto di vista tecnico. Ad esempio, nella brevissima U turn me up, ogni virtuosismo strumentale si amalgama nell’insieme, il che mostra un ottimo lavoro di arrangiamento e mixaggio dell’album.

In conclusione, quest’album è come un bel libro: devi superare le prime 50 pagine, poi non riuscirai a smettere di leggere, fino alla parola Fin.

VOTO: 4 su 5

 

Bonus:

  • il cuore dell’album è un unico viaggio emotivo
  • può essere apprezzato sia da un amante della tecnica che da un semplice amante della musica
  • suoni molto curati

Malus:

  • i testi in inglese non li rendono adatti al mercato musicale italiano, anche se il loro pop/funk/rock non si presta molto alla nostra cara lingua madre
  • le prime due canzoni non sono all’altezza del resto dell’album

 

Tracklist:

  1. Universe is me
  2. Lowland boletus
  3. Masturbation
  4. Tether
  5. Miracolo italiano
  6. A new ending
  7. U turn me up
  8. Nine o’clock
  9. April fool
  10. The fastest singer in the world
  11. When Mr Thomas met Santhe



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