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The Spanish Donkey – Raoul: la sperimentazione musicale secondo Joe Morris, Jamie Saft e Mike Pride

Se ti piacciono i campi fioriti e le spiagge assolate, smetti di leggere questa recensione. Se nella musica ti piace ascoltare un testo, smetti di leggere questa recensione. Se ti piace la melodia, smetti di leggere questa recensione.

Se invece adori sperimentare e inoltrarti in abissi sconosciuti e un po’ tetri, ti prego resta.

Basta dire che The Spanish Donkey (l’asino spagnolo) è un rinomato strumento di tortura in uso dalla notte dei tempi, quindi non è una sorpresa se il sound cupo è alla base di questa nuova collaborazione tra il chitarrista e contrabbassista americano Joe Morris – vera icona della East Coast – e il pianista ed organista Jamie Saft, supportati dal poliedrico batterista Mike Pride.

Appena aperto iTunes, si intuisce subito che tipo di disco è Raoul: tre tracce soltanto, che riempiono in totale un’ora e dieci di musica. La title track apre le porte dell’abisso, ed è psichedelia pura. La chitarra atonale di Morris si fa sentire in maniera prepotente sin da subito, lasciando lo spazio agli organi di Saft solo nella seconda metà della traccia; il lavoro di Mark Pride, sin dall’inizio, aiuta a conferire una generale sensazione di angoscia e buio. Ora si capisce cosa intenda Morris con “free music” – ovvero “improvvisazione libera” – di cui il chitarrista è noto teorizzatore e massimo interprete.

Non saprei nemmeno se chiamarla musica, è sperimentazione pura.

Le atmosfere FX dei synth alla fine della prima mezz’ora del disco ci portano su Behavioral sink, introdotta da suoni analogici e disturbanti, mischiati in una maniera stranissima con dolcissimi suoni di Hammond. Se in più si aggiunge la chitarra dal suono “distrutto” più che “distorto”, questa traccia risulta ancora più complessa del brano di apertura. Questa volta i protagonisti sono Jamie Saft e Mike Pride: è un vero sfogo mentale e fisico espresso in mus… in una sorta di sperimentazione musicale. Dragon Fly Jones è una traccia di chiusura piuttosto densa, le dissonanze sono portate all’esasperazione e dire psichedelia sarebbe impressionantemente riduttivo. Nel finale però si nota la differenza tra gli Spanish Donkey e un trio qualunque che si è messo a grattuggiare il proprio strumento senza ordine: improvvisamente la musicalità si risolve, lasciando spazio a un cielo che sembra più terso e limpido.

Raoul è sicuramente un viaggio che pochi potranno intraprendere. Paragonando la facilità di ascolto della musica a un oceano dove Katy Perry è in superficie, gli Spanish Donkey si trovano di sicuro ad accoglierti all’entrata della fossa delle Marianne.

VOTO: 3 su 5

 

Bonus:

  • atmosfere da creepypasta o Silent Hill
  • nel delirio, si nota una consapevolezza di fondo

Malus:

  • estremamente ripetitivo, come spesso capita con i dischi sperimentali
  • non di certo per tutte le orecchie

 

Tracklist:

  1. Raoul
  2. Behavioral sink
  3. Dragon Fly Jones



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