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The Rolling Stones – Live Report Roma 2014

Chi non scambierebbe la propria vita per un anno da Mick Jagger? Basterebbe questo a far intendere cosa sia stato vedere i The Rolling Stones a Roma con il loro 14 on fire tour.

L’uomo che più di qualunque altro sa esattamente cosa si deve fare per far esplodere un’arena, uno stadio, o in questo caso il Circo Massimo, arriva sul palco e fa immediatamente quella piccola, stupida ma esaltante cosa che è mettersi a parlare nella lingua locale. “Ciao Roma! Ciao Italia!” E se non bastasse si mette anche a pronosticare un’Italia Campione del Mondo in Brasile. E la musica? Keith Richards è il primo a irrompere sulla scena, a dire, “siamo tornati per davvero”, e attacca con Jumpin’ jack flash. Il contesto, l’atmosfera magica della città eterna, galvanizza non solo il pubblico, ma la band stessa, che a detta del sottoscritto e di molti dei presenti, anche stranieri (moltissimi), tira fuori una prestazione inaspettatamente maiuscola, anche per i propri standard. E allora It’ s only rock’n'roll (but I like it), Let’s spend the night together, Streets of love, Respectable, Start me up, Miss you, Honky tonk women, Sympathy for the devil, Brown Sugar, Tumblin’ dice e così procedendo fino a quando, per il giubilo della folla, le note di I can’t get no (Satisfaction) si diffondono, a portare l’euforia a livelli insostenibili e a chiudere un viaggio nel tempo incredibilmente reale. Il tempo è un concetto evidentemente estraneo a Jagger, che si muove come solo lui sa fare, in barba agli anni e al patto col diavolo, e con Gimme Shelter ci riporta agli occhi e al cuore un passato così incredibilmente presente che a fermarsi un attimo a pensare verrebbe da chiedersi se sia realmente passato anche un solo minuto dal giorno dell’uscita di Let It Bleed (1969) e se il Vietnam di allora non siano Iraq, Afghanistan e Ucraina di oggi, per fare degli esempi.

Impossibile fare un report particolarmente sensato e cronologico di occasioni come queste, perché in chi scrive, e in chiunque dei 71.000 presenti al Circo Massimo, è troppo forte e viva la consapevolezza di aver vissuto un momento unico nella storia della musica. E non importa che Roma sia impazzita più del solito nelle 24 ore precedenti al concerto. Non importano le polemiche all’interno del comune, sull’organizzazione e sul ricavato. Non importa nulla. Perché quello che rimane, rimarrà e non potrà essere scordato è solo il rock and roll. And we love it.




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