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Stunrise Live con Tano & l’ora d’aria @ Sheraton Hotel – Live Report

Quanta ansia. Quanto stress. Quante difficoltà. E che immensa soddisfazione.

Non è affatto facile organizzare un concerto in questa nostra Milano. Sono tante, tantissime le questioni di cui tener conto, e tantissimi gli ostacoli che, semplicemente, non si possono superare.
Stunrise è una realtà fatta di persone, di progetti, di sogni e della fatica che si fa ad inseguirli. Venerdì 10 aprile, presso l’hotel Four Points by Sheraton, ne abbiamo realizzato uno.

I Tano e l’ora d’aria si sono esibiti davanti ad un pubblico incredibilmente numeroso e appassionato, che ha cantato a squarciagola, ha riso e ha applaudito regalando uno spettacolo nello spettacolo a tutti coloro che hanno avuto occasione di esserci, dal semplice passante al cliente dell’hotel. Il tutto all’interno di uno degli aperitivi più buoni che si possano gustare a Milano – e se pensate che si tratti di un’affermazione pubblicitaria, provate a chiedere a chi era presente.

E’ stato uno show davvero sorprendente, per chi vi ha assistito e per chi, come il sottoscritto, lo ha organizzato, specialmente a fronte del fatto che

organizzare spettacoli musicali di qualità per band giovani, a Milano, e in Italia, è impossibile.

Perchè? Perchè i costi, semplicemente, non sono affrontabili. Per offrire uno show ad ingresso libero, con aperitivo, drink più cibo – di qualità – a 10 euro, e consumazioni successive a prezzi standard (birra a 5 € e cocktail a 7 €) considerando una risposta eccezionale di pubblico – perché il locale era quasi pieno – nessuno, ci ha guadagnato al di là di un minimo rimborso spese.

Settimane di lavoro, di promozione e di prove fino a tarda notte per tornare a casa, dopo il concerto, con l’anima piena ed il portafoglio vuoto.

Ne vale la pena? Per noi di Stunrise, si. Si può continuare così a lungo? No.

Tra tasse, costi SIAE fuori dal ragionevole e fuori da ogni benché minima logica (un evento ad ingresso libero, privo di qualsiasi utile, organizzato da un privato cittadino, con un pubblico superiore alle 100 persone, costa più di un evento con lo stesso pubblico organizzato da un locale che emette biglietti con un costo per l’ingresso, e per “di più” si intende oltre 5 volte tanto), compensi – molto modesti, vicini al ridicolo – per i musicisti, costi del cibo e del personale, gli utili, se non diventano perdite, sono totalmente assenti.

In poche parole, voler fare musica, fondamentalmente, è una cazzata per chi ha tempo da perdere e soldi da buttare.

Serate come il primo Stunrise Live però vogliono significare qualcosa di diverso. Non avevo mai, davvero, mai visto, una band sconosciuta – nasce poche settimane fa – tenere il palco per uno show di due ore con un pubblico adorante che al saluto del cantante prende a gridare “bis, bis, bis”. E’ stata, sinceramente, la prima volta. Ed è stata una soddisfazione enorme, che nella mia mente ha suonato come un “continua a crederci, le cose possono cambiare”.

E proveremo a cambiarle, continueremo a provare, lo sa bene chi è intervenuto all’evento, le persone che sono venute a cercarmi per complimentarsi dello show, del cibo, della band, della location. Però è dura, e serve la collaborazione di tutti quelli a cui “questo paese fa schifo”. Perché smetta di fare schifo il paese dobbiamo iniziare ad essere migliori noi.

Perché l’italiano medio è quello che distrugge la bellezza per sentirsi meno inadeguato e per potersi lamentare del brutto, facendo finta di non esserne parte.

Chi scrive, dopo settimane di insonnia, di sudore e di impegno, è tornato a casa con il portafoglio piangente e la consapevolezza che non si potrà andare avanti così per sempre. Ma se questo significasse arrendersi e lasciar morire la musica, quella bella, quella fatta col cuore, beh, a perderci non sarebbe lui, Stunrise, o tutte le meravigliose persone che ne fanno parte. A perderci saremmo tutti, e perderemmo tanto.




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