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Stunrise intervista i Thomas

Tra le band che ci hanno stupito di più nel 2014 i Thomas occupano sicuramente un posto speciale. Con l’ultimo lavoro pubblicato, Fin, questi piemontesi ci hanno regalato un disco sorprendente, tanto che qui a Stunrise abbiamo deciso di dedicare loro la prima intervista del 2015. A rispondere alle nostre domande Massimiliano Zaccone, voce della band.

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Iniziamo con le cose facili: Thomas è un nome di persona, ma che tipo di persona è Thomas?

Thomas è un ventenne figo e dagli ottimi gusti musicali!

Fin è il vostro secondo album e, citando il buon Caparezza, “il secondo album è sempre il più difficile”. Quali differenze ci sono state rispetto all’esordio Mr. Thomas’ Travelogue Fantastic?

Il secondo album è stato difficile da realizzare, ma non più del primo; semplicemente le difficoltà erano altre. I problemi non stavano nella musica, ma nell’insoddisfazione procurata dall’insuccesso commerciale di Travelogue Fantastic. Ma ce la siamo messa via e abbiamo realizzato il disco che volevamo.

Parliamo ora della composizione: come nasce una canzone dei Thomas?

Non abbiamo un modus operandi fisso, né un songwriter specifico, quindi i metodi cambiano in base a chi scrive il pezzo. Ad esempio io tendo a preparare demo fatti in studio con tutte le parti, mentre Giordano scrive al pianoforte e arrangiamo in sala prove, così come Enrico scrive alla chitarra. A volte invece i pezzi prendono vita da improvvisazioni in sala prove. L’ unico dettaglio che viene sempre dopo sono i testi.

Nei vostri pezzi si sentono richiami a diverse band, dai Porcupine Tree in Tether a suoni elettronici che ricordano i Kraftwerk. Visto che solitamente si suona ciò che si ascolta, siete stati influenzati da qualcuno in particolare nella scrittura di questo album?

Il fatto di avere ascolti estremamente eterogenei è probabilmente alla base del grande pastiche musicale che siamo. Ti cito dei nomi che sicuramente ci hanno influenzato in questo progetto, e capirai cosa intendo: Steely Dan, Kraftwerk, Robert Wyatt, Sakamoto, Stereolab, Fela Kuti, Neil Young, Prince, Pink Floyd,  Weather Report, Toto, Peter Gabriel, Frank Zappa… Capisci? Nemmeno io so quale sia il filo conduttore!

Come avete gestito la registrazione dell’album tra Acqui Terme e Torino?

Abbiamo registrato ad Acqui e mixato a Torino, dove ho spostato il mio studio da quando mi sono trasferito. Ho creato una postazione di registrazione mobile per poter registrare “in loco”, già la utilizzammo per il primo disco. Il mastering invece è emiliano, grazie alle preziose orecchie di Roberto Barillari.

Il vostro è un album pulsante e vivo, ma dal cuore tenero. Nella vostra bio scrivete dell’importanza dei live e del divertimento, ma il nucleo di Fin parla direttamente al cuore. Dovremo dunque aspettarci danze alternate a pianti commossi quando salite sul palco?

Il lavoro per creare uno spettacolo live dal secondo album è stato più complesso del primo, ma siamo soddisfattissimi del risultato. Abbiamo creato una scaletta malleabile, che in base al tipo di locale\pubblico può essere più “ballerina” o più psichedelica e rock.

Passiamo alla toccante April Fool, brano di presentazione del vostro album. Come mai avete scelto un singolo così intimo rispetto a canzoni più energiche?

Una scelta dettata da due fattori: il primo è che amiamo il pezzo, il secondo è che l’autunno, con la sua nebbia e il suo freddo, ci ha quasi obbligati nella selezione. Per i brani energici c’è la primavera!

Un’ultima domanda: per chi volesse venirvi a sentire, avete in programma un tour o una serie di date?

Abbiamo fatto una manciata di date prima delle feste per rodare il nuovo spettacolo, e siamo pronti a ripartire. Stiamo definendo le date per la primavera, quindi controllate la nostra pagina Facebook e il nostro sito thomastheband.com per aggiornamenti!




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