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Stunrise intervista i Magellano

Escono in questi giorni con il loro nuovo video Il Terzo Pezzo feat. The Sweet Life Society

Dal 31 ottobre saranno in tour con Lo Stato Sociale per 11 date. Sono i Magellano, e hanno gentilmente accettato di rispondere ad un po’ di domande per Stunrise

 

Vi chiamate Magellano in onore del grande esploratore perché a vostra volta vi sentite in qualche modo viaggiatori in ambito musicale. Viaggiare significa spostarsi, cambiare luogo, e nel caso di Magellano, andare dove nessuno era mai stato prima. Cosa avete scoperto, che prima non c’era, nel vostro viaggio?

Per quanto ci riguarda la cosa essenziale del viaggio è essere in viaggio, il movimento, la strada, svegliarsi sempre in posti differenti, imprimere negli occhi scenari diversi. Non ci interessa l’arrivo, gli obbiettivi da raggiungere ma l’evoluzione, la tensione verso il raggiungimento. Qualsiasi cosa o posto o persona una volta raggiunta perde quella forza che ti teneva acceso un fuoco dentro. Per noi questo progetto è una scoperta continua, è il non mettersi davanti nessun tipo di limite, puro sfogo, puro gioco.

Cosa ascoltava ognuno di voi al liceo? E cosa, della musica di allora, condiziona il suo attuale modo di pensare e scrivere la musica?

Mah veniamo tutti da esperienze diverse, vado ad elencarti roba in maniera scomposta e casuale: il grunge, l’hardcore, i Fugazi e i Sonic Youth, il reggae e le posse nei centri sociali, l’hip hop, Lucio Dalla, De Gregori e Bob Dylan, la drum’n'bass e poi tutto quello che ci passavano sottobanco cugini, fratelli e sorelle più grandi di noi…

I Magellano sono musica, ovviamente, ma fanno pesante affidamento anche all’immagine. Com’è avvenuto il processo di definizione della vostra immagine pubblica di gruppo? Come siete arrivati ed essere ciò che siete oggi? Ci sono delle figure professionali a cui vi siete affidati?

Non abbiamo mai inteso Magellano come una band, ma se mai come una crew, con un nucleo centrale attorno al quale però ruotano tante persone che portano i loro contributi allo sviluppo del progetto, talvolta sono musicisti, altre volte sono videomaker, attori, fotografi, ballerini, registi, grafici… sempre persone che in qualche modo si sono rispecchiate nel nostro linguaggio e che hanno avuto voglia di accompagnarci nel viaggio. Il fatto poi che Drolle, membro fondatore ed autore delle copertine delle nostre release, sia un art director ci ha sempre dato un punto di vista privilegiato sull’immaginario visivo.

Che rapporto avete con i social? Che genere di interazioni avete con i fans? E con gli haters?

Non siamo dei malati di social, ci divertono e spesso aiutano il nostro lavoro nel veicolare le cose, anche se siamo coscienti che noi il meglio lo diamo sul palco o in consolle. Ad ogni modo sono sicuramente un sistema per tenere i contatti con i fans, con i promoter e con tutti quelli che ci vogliono male… a cui noi vogliamo un gran bene.

Vi sarà capitato di ricevere delle critiche. Vi è mai capitato di riceverne una con cui eravate d’accordo? C’è una critica che ricordate chiaramente avervi migliorato, personalmente o artisticamente?

Critiche e consigli ne riceviamo in continuazione, siamo un progetto borderline che esce per una label classificata come indie… se qualcosa vuole dire… per noi no. C’è chi ci vorrebbe più morbidi, chi più picchiati, chi dice che non siamo questo o siamo quest’altro, insomma quando fai qualcosa che esce dai canoni specifici dei generi ed è poco catalogabile le critiche arrivano e noi le ascoltiamo tutte, poi siamo grandi e vaccinati e siamo orami in grado di capire chi ci sta dicendo qualcosa di prezioso o chi parla tanto parlare.

Che opinione avete dei talent show?

Abbastanza neutra, io (Filo Q) ho anche fatto da consulente per la nuova edizione di X-Factor, penso che ognuno faccia il percorso che più si sente naturale, è come un vestito, per quanto mi riguarda ognuno deve usare quello che lo fa sentire meglio, noi sicuramente poi non risponderemmo a nessuna delle caratteristiche che un talent richiede a chi vi partecipa quindi siamo sereni a fare un altro tipo di percorso.

Come si arriva al successo in Italia? Cos’è un calcio in culo? Come avviene?

Come ci si arriva proprio non lo so… dovresti chiederlo a Fedez. Ti posso dire che i calci in culo di cui parliamo sono tanti e vanno si dalle raccomandazioni e da un certo modo di provare ad andare avanti “all’italiana” diciamo, ma sono anche quelli che dal nostro punto di vista dovrebbero prendere tutte le persone che rendono possibile questo sistema, e non parlo dei vertici, ma di noi che tutti i giorni anche con i comporatmenti più semplici legittimiamo questo sistema.

Ci sapreste indicare un artista o una band italiana che ritenete sottovalutati e che meriterebbero più successo?

Beh io penso che il nostro amico Mudimbi meriterebbe sicuramente di arrivare al grande pubblico, mentre al momento rimane ancora un fenomeno legato all”underground.

Che progetti avete a breve e a lunga scadenza?

Nei prossimi due mesi gireremo l’Italia come matti ad aprire i concerti dei nostri compagni di label Lo Stato Sociale, siamo in piena promozione del nuovo singolo che abbiamo fatto con i torinesi The Sweet Life Society, che è partito molto bene, e stiamo già producendo roba nuova, con il nuovo anno continueremo con il tour di Calci in culo con un po’ di sorprese.

Quante interviste avete rilasciato senza che vi venissero fatte domande sul Pernazza da Chiambretti?

Sinceramente non ci hanno chiesto del Pernazza a Chiambretti molto spesso, per quanto la cosa e parlarne non ci crea nessun tipo di problema, come dicevamo prima le nostre esperienze da singoli individui vanno tutte a convergere dentro Magellano… quindi anche quella di performer televisivo che ha fatto Pernazza e che ancora sta facendo con un programma molto molto divertente e fuori di testa su La3.




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