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Siren – The Row: un mix di tante band nel solo mare delle Marche

Dagli Stati Uniti parte un rock denso di influenze che superano l’oceano ed entrano nel mare delle Marche per essere accolte nel porto di Pesaro dai Siren, senza distinzione, così tante che… Basta perdersi in facili metafore, parliamo del loro primo album, The Row.

I Siren sono una rock band italiana composta da Samuel Frondero (voce e chitarra), Jack Nardini (chitarra solista e cori), Marcus Kawaka (basso, cori e synth) e Mark “Spud” Mckenzie (batteria), quattro amici d’infanzia che, dopo aver fatto esperienza in diversi progetti musicali secondari, fondano il gruppo nel 2013. Passa un anno e producono The Row, debut album distribuito da Audioglobe e The Orchard.

L’intro Swan’s tale mostra subito un tono cupo, il giro è conosciuto ma i bassi non possono non piacere, fino all’arrivo di una splendida voce femminile che risveglia da subito la canzone, dando un tocco più mistico al tutto. È un mix che incuriosisce e lascia subito spazio a Dr. Saint, singolo che ha meritato quasi 425.000 visualizzazioni in quattro mesi! Ma che lascia non poche perplessità. Forse sono i suoni poco curati, perché il pezzo dimostra di avere una buona energia e una buona orecchiabilità. Ma passiamo subito a Mission e Lonely dance, che riportano alle stesse sensazioni del singolo di punta: si può scommettere sull’energia, purtroppo però rimane una scommessa vuota.

I suoni fanno perdere moltissimo lo spirito che i Siren vorrebbero trasmettere. Come se qualcuno stesse cercando di urlare e qualcun’altro stesse premendo un cuscino contro la bocca.

Track ’92 sembra un medley ben riuscito di almeno tre canzoni dei RHCP, questo finché i Seether non entrano a cacciarli via. In tutto questo, ancora non ho sentito i Siren. Love is gone si presenta con uno dei riff più usati nell’hard rock e Wave sembra un mezzo plagio di Chop Suey dei SOAD. Non pensavo che il mare delle Marche potesse accogliere così tante band.

Puoi anche essere poco originale e ripetere idee già sentite, ma se hai energia da vendere e qualcosa da dire non importa, stai mandando un messaggio. Peccato che questo messaggio non arrivi a causa dei suoni dell’album. I synth di Roger Sabbath sono distanti anni luce dal resto della traccia e i cambi di accento interessanti che si notano in Carpet non vengono sottolineati a dovere. Per non parlare di Falling Down, buona chiusura di sipario che però risulta come una melodia bellissima privata del suo calore. A tutto questo si aggiungono diversi nei, che spaziano dalla pronuncia inglese discutibile del cantante ai soli di chitarra che danno poco o niente in più alla canzone. Inoltre, è diverso parlare di “firma d’autore” e “scrivere lo stesso ritornello per ogni canzone dell’album”.

The Row è un lavoro perfettamente orecchiabile, ma niente di nuovo sul fronte occidentale. Sembra un album scritto in un giorno solo, dove ogni traccia si somiglia e ricorda a sua volta la canzone che hai ascoltato in macchina arrivando in sala prove. Ma è una band agli albori, e nessuno avrebbe scommesso sui Metallica ai tempi di Kill ‘Em All.

VOTO: 2 su 5

 

Bonus:

  • canzoni molto orecchiabili
  • energia da vendere (anche se molto sopita e ancora acerba).

Malus:

  • la pronuncia inglese
  • scarsa o nulla originalità
  • produzione pessima

 

Tracklist:

  1. Swan’s tale:
  2. Dr. Saint
  3. Mission
  4. Lonely dance
  5. Track ‘92
  6. Love is gone
  7. Wave
  8. Roger Sabbath
  9. Carpet
  10. 10Spit
  11. Falling down



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