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Ser Olly vs. Leoncavallo: This Will Destroy You

24 settembre, sta volta con largo anticipo mi dirigo verso il Leonka per assistere al concerto dei This Will Destroy You, band Texana che ha deciso di lasciar perdere il KKK, il cartello della droga, la famiglia Bush e la musica Southern per mettersi a fare LO Post Rock!

Con 4 album di cui uno live, vari singoli ed Ep, questi mangia pannocchie OGM stanno marciando assai bene.

Lasciando stare i soliti cliché sui Texani e ritornando in Italia, precisamente al Leonka, tristemente ma al contempo prevedibilmente, noto che la sala mega giga è chiusa. Per un attimo mi torna in mente quando venivo qui ad ascoltare la dnb di Dj aphrodite & co.
Passando attraverso la cucina noto però che anche la sala più piccola è chiusa: punta di terrore e brivido lungo la schiena. Un pensiero, come un fulmine, sconvolge i miei sentimenti – “non avranno mica intenzione di suonare al baretto???”
Con gran timore mi dirigo verso quest’ultimo e noto il palco montato. E’ tutto pronto, e mi prende un coccolone. Bevo la prima birra media e mi accendo una sigaretta come chi è in astinenza da qualche cosa.

NON C’E’ NESSUNO

Penso – “ottimo, avrò più spazio per me e la mia nota misantropia”. La mia ragazza vedendo il sudore freddo e la mia crescente incazzatura decide di accompagnarmi fuori per prendere un po’ d’aria ed è lì che il suo occhio da falchetto nota delle barbe in fondo al giardino.
Con gran felicità/stupore noto che il Leonka per tutti questi anni mi ha nascosto una sala segreta nei pressi dell’uscita. Quella stessa sala segreta presso la quale scorgo ora persone, anzi, per la precisione, barbe e persone.
Ok, il cancello apre, entro, critico, prendo un’altra birra, accendo la sigaretta e attendo il primo gruppo, i LYMBYC SYSTYM, un duo dell’Arizona che mischiando la strumentale e l’elettronica riesce a creare un’atmosfera molto suggestiva. Non faccio similitudini perché non finiremo più, se volete ve li ascoltate.

Lymbyc Systym – 1000 Arms

Il concerto iniza, problemi di acustica a non finire ma si gode lo stesso. Mai scontati e molto vari, una band che non annoia già alla terza canzone a differenza di qualsiasi altra band post rock. A parte qualche problema all’impianto il concerto lo portano a casa più che dignitosamente e il pubblico risponde con grande entusiasmo.
Da ricordare l’ultima canzone fatta con il bassista dei TWDY la cui scarica di basse frequenze mi ha riempito la bocca fino a gonfiarmi i polmoni.
Cambio palco, quarta birra e trentordicesima sigaretta. Io, la mia ragazza e il sosia del cantante dei Puddle of Mudd cerchiamo di attanagliare quella poca aria che è rimasta nella sala gremita di gente e di barbe.

Tra i 40 gradi e qualche capello altrui in bocca i TWDY decidono di iniziare il concerto.

Band molto precisa con una dinamica pazzesca, non parlano quasi mai se non per chiedere l’acqua e non fanno il solito giochetto dello “sparisco e riappaio e ti suono altri 3 pezzi” anche perché vorrebbe dire altri 40 minuti di concerto. Non ne sbagliano una e sono molto distensivi ma appena finisce il crescendo sanno far urlare bene le loro chitarre dando proprio la sensazione di un esplosione che ti fa tremare le budella.

Il pubblico risponde a pieni polmoni e gli applausi cadono come coriandoli a carnevale. Band stupenda.

Il problema più grosso che ho riscontrato è stato l’impianto e la sala, che non riuscivano a valorizzare al massimo il suono della band. Dal mio punto di vista far suonare artisti del genere in posti piccoli/trattati alla benemeglio significa tenere un leone in gabbia senza dargli la possibilità di sfogare le proprie capacità ed esprimersi col senso della propria musica. Il post rock è un genere molto difficile da gestire per un responsabile audio, proprio per la dinamica e tutte le sfaccettature che può presentare.

Nonostante tutto è stata comunque la musica a vincere, e la chiusura con “Quiet” dei This Will Destroy You mi ha di fatto sciolto in un brodo di giuggiole.

Con questo mi sembra di aver detto tutto, vi ringrazio del tempo che mi avete dedicato e come sempre a Dio piacendo arrivederci (puapuapuaaa)




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