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Evacalls – Seasons

Uscito il 18 marzo 2014, Seasons è l’album di debutto degli Evacalls. Otto tracce autoprodotte, che affondano le proprie radici nei favolosi anni ’80, creando un percorso che spazia dalle primissime ondate di synth pop fino al lato più melodico della Madchester di fine decennio. A fare da filo conduttore è quella elettronica che, nel bene o nel male, segnò i tempi.

Registrato presso il Noise Factory di Milano, sotto la direzione di Federico Calvara e Alessio Camagni (Ministri, Iori’s Eyes), sin dai primi ascolti Seasons si presenta come un disco molto inglese, nel quale s’intuisce più che chiaramente dove si voglia andare a parare.

Il cammino è breve ma ricco di sensazioni, diretto verso un suono che ancora oggi fatichiamo a dimenticare.

Per fortuna si percorre il lato buono degli anni ’80 d’oltremanica, quello che non ti fa dire che la musica è morta con John Lennon.

Riguardo la vocalità, Vincenzo Augello ricorda da vicino Tom Meighan per timbro, anche se non perde in personalità. Ogni tanto pecca di qualche piccola incertezza, ma poco importa. I testi portano alcune suggestioni interessanti, ma non aggiungono molto, sono per lo più funzionali alla resa finale. Peccato per la pronuncia inglese, non sempre credibile.

Musicalmente le chitarre di Alessandro Ghiotto colorano bene grazie a distorsioni essenziali ma non banali, con un gusto un po’ vintage e riff ridondanti in semi clean (qualche acustica qua e là); Matteo Borla fa un utilizzo del basso molto melodico (vedi Mani e i suoi Stone Roses) ed efficace in termini di resa complessiva. La batteria di Alessandro Martinetti, e anche qui siamo nelle isole (forse più Irlanda), non si limita a una fase ritmica, ma dice la sua quasi fosse uno strumento melodico (come in The man who lives on the moon). Il lavoro delle tastiere e dei synth (Giuseppe Guidotti) mostra una profonda ricerca sonora, generando un bel contrasto con il sapore vintage di cui si parlava qualche riga fa.

L’esordio degli Evacalls è un disco ben pensato, ma che fatica a regalare all’ascoltatore qualcosa che non abbia già sentito. Con questo non sto dicendo che l’ispirazione sia un male, anzi, ma a volte sarebbe meglio osare, pur col rischio di sbagliare.

Tracklist:

1. The second winter of the year
2. Give me a reason
3. No words
4. No silences
5. Two lines
6. Away from her(e)
7. Monday
8. The man who lives on the moon




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