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Richard Benson – L’inferno dei vivi: tutta colpa dei nani e di Youtube

La prima sorpresa arriva ancor prima di ascoltare l’album o di leggere il comunicato stampa. Vado su Youtube a cercarmi l’ultimo video ufficiale di Richard Benson, I nani, e mi parte la sigletta della Inri, casa discografica torinese (città esoterica per eccellenza) produttrice tra l’altro di artisti di spessore come Levante, Monaci del surf, Cyborg e Linea 77. Evitando qualsiasi discorso sui gusti, perché la Inri dovrebbe produrre un album di Richard Benson? Nel film Barbara, Giallini allarma Mastrandrea dicendogli che ”a Torino sò tutti satanisti”. Evidentemente ne avranno un tornaconto.

Il video è stato girato da Federico  Zampaglione, ex cantante dei Tiromancino che, se non sbaglio, ora si occupa di film horror. Coerente dai. Sulla canzone non c’è molto da aggiungere. Dire che Richard se la prende coi nani (quelli da giardino proprio) è più che sufficiente. Devo ammettere però di essere partito con un sacco di pregiudizi. Avevo paura ad ascoltare il disco al contrario, dico sul serio (non ho mai superato il trauma de L’esorcista visto da piccolo). Ho paura di tutte ste cose, il metal mi fa schifo e, fondamentalmente, Richard Benson l’ho sempre ritenuto un fenomeno da baraccone.

Non voglio tracciare una sua biografia, conoscerete meglio di me le sue vicende con Marilyn Manson e i Rolling Stones.

Senza stare a spendere fiumi d’inchiostro sulla questione Youtube, alcuni “colleghi di popolarità” come Pino Scotto possono permettersi di sostenere la propria (seppur controversa) figura grazie ai trascorsi musicali, godendosi ora la poltrona di Rock Tv come un parlamentare a Montecitorio. Richard Benson, invece, è tornato dopo sedici anni e un tentativo di suicidio (o di omicidio, o semplice incidente? “A Riccià, manco er Tevere t’ha voluto” gli urlano ai concerti) a sfornare un album, L’inferno dei vivi. Lo ha fatto, e di questa cosa non me ne capacito, scegliendo un’etichetta discografica di tutto rispetto, dimostrando un buon gusto di cui, sinceramente, non pensavo fosse in possesso.

Malgrado tutto, nonostante la droga, l’età e tutto il resto, sto vecchio delle peggio borgate de Roma se la suona. Si concia come Renato Zero ma suona.

Il bello è che è in forma ed è sempre lo stesso anche 65 anni. Quasi mi provoca invidia e poi, bisogna ammetterlo, la sua figura è sempre stata intrinsecamente coerente con sé stessa. Richard Benson, forse, è solamente un fenomeno da baraccone, da Youtube. Questo suo status dovrebbe giustificare la sua musica? Ebbene sì ragazzi. Ma non giustificherebbe uno sfigato a caso come Figo Gu o un debutto musicale di Francesco Sole (che Dio ce ne scampi). Credo mi capiate.

A Richard Benson i fan, quelli veri, vogliono bene proprio perché interpreta alla perfezione il suo personaggio. Ci fa o ci è? Ci è. Richard Benson è veramente così. E per dimostrare il loro affetto vanno ai suoi concerti e tentano di farlo sbroccare; sembra assurdo, ma la gente paga anche un biglietto. Persino  i testi, inconcepibili ma su cui non scriverò niente di brutto, vanno in questa direzione e colpiscono il bersaglio in pieno. Ritengo Richard Benson un inetto e di questa posizione sono fermamente convinto. Lungi dal dire “che disco fantastico” (non  lo riascolterò mai più), però, in questa ottica al limite del paradossale, questo L’inferno dei vivi è un album perfettamente riuscito.

E adesso tutti insieme gridiamo: UN POLLOOOOOOOOOO

 

Tracklist:

  1. L’inferno dei vivi
  2. I nani
  3. Sangue
  4. Succhiavo
  5. Malleus
  6. De profundis
  7. Vi dovete spaventare
  8. Il sale di Satana



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