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Recensione de “Il Racconto dei Racconti” – La rivoluzione del cinema italiano

Sta succedendo qualcosa in Italia, e per una volta, è una cosa bella.

Un giorno qualcuno si è svegliato e ha deciso che la bellezza dovesse tornare nel paese che probabilmente l’ha inventata. Così dall’essere abituati a Un Medico in Famiglia e Natale a Machu Picchu ci siamo ritrovati improvvisamente tra le mani Gomorra, Boris e La Grande Bellezza.  A quel punto è stato abbastanza chiaro perché la beltà si fosse presa una vacanza all’estero prolungatasi per anni:

La Grande Bellezza è una merda, noioso, senza un capo ed una coda. Non ha senso. Quelli degli oscar non capiscono nulla.

Questo è stato il commento medio dell’italiano medio. Quando invece, La Grande Bellezza, semplicemente, è un capolavoro non-per-tutti, che richiede uno sforzo di comprensione non comune e che per alcuni deve essere guidato, a fronte invece di una regia ed una fotografia immediatamente evidenti nella loro eccezionalità.

Il pubblico italico è disabituato e diseducato alla qualità. A forza di vedere recitazioni da Cento Vetrine e fotografie da The Lady ci siamo convinti che il nostro paese fosse questo e che questo dovesse essere per sempre, perché semplicemente non poteva né voleva essere altro, essere meglio. Di grandi idee ne abbiamo sempre avute, i mezzi per realizzarle si trovano, ma la volontà, quella sì, è merce rara, spesso fuori mercato.

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Il Racconto dei Racconti è figlio di un cambiamento. Fotografia di livello, regia (Garrone) sopraffina, attori, – perlopiù stranieri, c’è da dirlo – bravi, costumi meravigliosi, scrittura ad hoc, il tutto immerso in location straordinarie offerte da delle meraviglie storiche del nostro paese (Castel Del Monte, vicino Andria, il Castello di Roccascalegna, vicino Chieti, Palazzo Chigi di Ariccia, Castello di Sammezzano di Reggello ed il Castello di Donnafugata, vicino Ragusa).

Il film prende tre storie da Lo Cunto de li Cunti, una raccolta di fiabe scritte da Giambattista Basile tra il 1500 ed il 1600 in napoletano, e le fonde, le mischia e le intreccia parlando d’amore, di società, di rapporti senza usare le parole amore, società e rapporti. Questo film parla di noi nella maniera più fine ed efficace che esista, quella metaforica. Se avete dei figli piccoli non cadete nella trappola offerta dal concetto di favola, non è un film per loro, non portateli a vederlo. E’ un film crudo, spietato, a tratti violento – stupenda la scena con una Selma Hayek che divora vorace un cuore di drago marino che sembra quasi pulsarle tra i denti – che racconta con classe le passioni e l’assurdità tanto dei desideri quanto delle convenzioni umane e sociali, con quel linguaggio fiabesco che meglio della cronaca descrive chi veramente siamo e come effettivamente pensiamo ed agiamo.

il-racconto-dei-racconti-stunrise-film-recensione-matteo-garrone-desplat-selma-hayekVi ritroverete a litigare con la vostra fidanzata – quantomeno questo è successo alla coppia seduta vicino a me in sala - sul concetto di maschilismo nella storia della Pulce, osserverete con un sentimento misto di invidia e di pietà un Vincent Cassel erotomane correre dietro un’illusione, e proverete ora disprezzo per la sopracitata Selma “Madre Petulante” Hayek, ora empatia per chi interpreta suo figlio (Christian Lees) e vi dispiacerete quando dopo oltre due ore, il film finirà lasciandovi col desiderio di sapere di più vedere di più. vivere di più.

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Il Racconto dei Racconti è il genere di esperienza che continua dopo i titoli di coda. E lo fa per come è scritto, per i temi scelti ma anche per come è realizzato, dalla fotografia alla recitazione passando per la regia di Matteo Garrone e le musiche del solito, eccezionale, Alexandre Desplat (Oscar 2015 per la colonna sonora di Gran Budapest Hotel, nominato nella stessa edizione anche per quella di The Imitation Game). Un film curato in ogni aspetto per essere semplicemente “bello”.

E, bello, tecnicamente, lo è per davvero, che piaccia o meno.




Ci sono 3 commenti

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  1. Franco

    Non vado certo al cinema ber vedere vecchie che trombano che poi si fanno spellare, pulci grasse e mostri. Film che schifa per la scelta dei personaggi e nello stesso tempo disgusta.


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