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Polarbeers – Polarbeers

Uscito a fine giugno 2013, Polarbeers è il primo album dell’omonimo power trio milanese. Diciotto brani energici, per 72 minuti (sì, settantadue, avete letto bene) fortemente influenzati da quel post-grunge che nella fredda Seattle di inizio anni ‘90 vide la sua mecca. A contraddistinguerli da altri gruppi del genere, però, è la ricerca di una nuova collocazione per il reparto ritmico, grazie a un interessante uso delle percussioni, in particolare nel preludio dell’album, che ricorda da vicino i britannici Alt-J.

Registrato nel giro di un anno, presso Le Officine Meccaniche del maestro Mauro Pagani, Polarbeers ha un sound generale molto affine agli americani Foo Fighters. Oltre a una condivisa esplorazione del post-grunge in tutte le sue sfaccettature, le due band hanno una simile tendenza nell’accostare momenti di musica evocativa e intima a riff energici, che a tratti sembrano avere più peso e rilevanza del testo stesso.

In tutto ciò è comunque presente un tentativo di ricerca di un proprio, unico, linguaggio musicale; qui le basi ci sono, ma ancora non si intuisce la loro vera e personale cifra espressiva.

Come detto, i Polarbeers si accostano al post-grunge d’oltreoceano e, restando più vicini, al primo Il Teatro degli Orrori,  ma non riescono a distinguersi fra questo mare di mezze somiglianze, fallendo nel regalare qualcosa di inaspettato all’ascoltatore.

Musicalmente è molto interessante l’uso della batteria (“Minus”), predominante in moltissimi brani, che infonde all’album un piglio grintoso e  deciso. Le chitarre spingono, a tratti anche troppo, mettendo in ombra la bella voce (e buona pronuncia inglese) di “Fox”. Secondario l’uso del basso (“Paul”), difficilissimo da rilevare in molti pezzi.

La sensazione è che questo trio abbia le idee molto chiare sul progetto musicale che intendono coltivare. È impossibile negare che dietro quest’album ci sia una coerenza musicale ottenibile solo grazie a un forte legame da parte dei membri. Detto ciò è un buon esordio, che sarebbe potuto diventare ottimo con un po’ più di coraggio nella ricerca di una propria, autentica, impronta musicale.

 

Tracklist:

1. Prelude
2. On my knees
3. The battle of evenmore
4. Headache
5. Baby please don’t go
6. Tetris
7. Intro
8. P.G.O.
9. The dog
10. Interlude
11. Hello
12. Fresh pots!
13. Everywhere but home
14. If you feel like I’m a bad dream
15. 1MV
16. Hop
17. Wrong/Right
18. Pray




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