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The Comet – Nothing but the wind

Per quella di Halley dovremo aspettare il 2062, per quella di Monza basta infilarsi le cuffie e premere play. Si chiama Nothing but the wind la prima fatica discografica dei The Comet, band undeground attiva dal 2007. Uscito nel maggio scorso, l’album è figlio di un progetto musicale ben avviato, con un evidente coesione d’intenti e un chiaro percorso artistico.

Prodotti da Rocketman Records, questi otto inediti, più una cover di Patti Smith, rappresentano un qualcosa a metà tra la new wave dei Joy Division e il lato più psichedelico dei Velvet Underground. Per pura casualità mi è capitato di ascoltare Heroin poco prima di questo disco e mi è parsa innegabile una certa affinità. Al tutto aggiungeteci una sana dose di America anni ’80 e il gioco è fatto.

Musicalmente è evidente come i The Comet siano un gruppo maturo, con tanti chilometri alle spalle per suonare in un posto o nell’altro.

Protagoniste di Nothing but the wind sono le chitarre, brillanti e ben modellate su soluzioni affermate nel rock leggero. Buona dinamica di ritmiche e accordi aperti, senza colorazioni troppo audaci e seguite da lead piuttosto sfumate. Il basso di Manuela D’Andrea è molto inglese, con un suono bello alto nel mix per far capire che non si limita a ruolo di gregario; insieme alla batteria, poi, forma un ottimo collante che fa scorrere via i brani in modo piacevole.

Molto espressivo il timbro, retrò ma adatto al contesto, del cantante Matteo Pauri, che pur senza esibire un inglese da RP, è capace di esprimere i testi in tutte le loro sfumature. Parole pregne di rabbia, delusione e solitudine, che trasmettono qualcosa di drammatico e al di là di ogni logica; una sensazione di inquietudine difficile da inquadrare in quanto esterni. Se posso dare solo un consiglio, non sarebbe male sentire qualcosa in italiano.

Detto ciò, i The Comet hanno tutte le carte in regola per emergere in un panorama underground milanese che presenta poche realtà ben strutturate come la loro. Coerenza nelle tematiche e nelle scelte musicali fanno di Nothing but the wind un lavoro dal grande potenziale e di cui questi quattro ragazzi dovrebbero ritenersi più che soddisfatti. Seguite la scia, la strada è quella giusta.

 

Tracklist:

1. Secretlove
2. Phone ringing blues
3. Faded roses
4. Vanity
5. Whisper
6. Bad water
7. The waiting
8. Spirit
9. Dancing Barefoot (Patti Smith cover)




C'è 1 Commento

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  1. The Comet | Stunrise

    […] loro di approdare alla Rocketman Records. Sotto questa label, nel maggio 2014 esce il primo disco, Nothing but the wind, che ridefinisce le tracce già percorse in questi anni insieme; la produzione dell’album è […]


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