http://stunrise.it/wp-content/uploads/2015/05/gianna-nannini-inno-stunrise-rock.jpg

Ninna Nanna Gianna Nannini: mamma rock o anacronismo vivente?

Gianna Nannini è tornata.  A dire il vero dal lontano 1976, anno di pubblicazione del suo album di debutto Gianna Nannini, non se ne è mai andata. Parlava di America nel 1979 e ancora oggi, lontana dall’aver trovato qualcuno in grado di  “farle l’amore forte sempre più forte” in pianta stabile, è ancora qui, in tournée tra varie città del Belpaese a seguito dell’uscita del suo ultimo album Hitalia, contenente diciotto brani che altro non sono che cover di canzoni italiane, già reinterpretate prima che ci pensasse la grintosa Gianna, testardamente intenzionata perlopiù a  vestire di rock grandi classici della musica popolare nostrana.

Il risultato è inquietante, come l’effetto che fanno dei jeans taglia 42  su un individuo che indosserebbe a pennello una 52: sgradevole ai sensi  e un po’ ridicolo.

Non ci credete?  Ecco a voi la maldestra  cover della cantautrice senese di O sole mio

Sonorità stantie infilate a forza in una canzone che si presta maggiormente ad arrangiamenti e interpretazioni di tutt’altro genere. Ma ormai lo sappiamo: la Nannini abusa della parola “rock” come fa Tarantino  di “nigger” in Django  Unchained. Con la sola differenza che, all’interno dell’opera dalla durata di due ore e tre quarti del regista, le ricorrenze di “nigger” sono solo 113, mentre nel corso della pluritrentennale carriera di Gianna, l’attribuzione dell’etichetta “rock” ai suoi pezzi si è protratta fino a questi giorni, con la scabrosa conseguenza di spingerla ad infilare chitarre elettriche dove starebbe meglio un timido e pacifico mandolino. A fronte di una voce interessante e graffiante Gianna con testi e sonorità sembra sempre intenta ad aggrapparsi ad un passato che non c’è più, e che mostrava la sua età già negli anni ’90.

La tragedia giunge al suo acme quando la signora estende l’utilizzo di “rock”, oltre che per la musica prodotta, anche ai più disparati aspetti della sua vita privata: è rock rinunciare alle gonne e scegliere di indossare solo pantaloni (anche il suo femminismo andrebbe ripulito dalla muffa), è rock  affermare che Dio sia donna – un Dio donna anch’esso allergico alle gonne? – , è rock crescere un figlio senza padre  – e forse pure concepirlo senza il contributo dello stesso – mettersi a fare il bucato e le pulizie di casa con negli occhi un’inedita tenerezza. Infine, tornando alla musica, è parimenti rock comporre brani contenenti un rinnovato ottimismo, veri e propri inni alla gioia di vivere che si presterebbero ottimamente all’ascolto durante una domenica pomeriggio di sole trascorsa al luna park con la propria famiglia.

Oppure no?

Gli ormoni secerniti nel corso della gravidanza,  in quanto anch’essi rock – per coloro ai quali non fosse ancora chiaro, se tutto quello che tocca Re Mida si tramuta in oro, tutto quello che dice, tocca, fa e secerne la Nannini diventa rock – hanno reso unico il suo diventare mamma; qualcuno le spieghi per favore che non è la prima e nemmeno l’ultima donna di questo pianeta a mettere al mondo un figlio in età avanzata, da single per giunta e a dedicare di conseguenza l’ottanta per cento della sua giornata alla carne della propria carne.

Lo sappiamo, Gianna che sei una dura e che porti sempre i pantaloni. Ma non pretendere di far calzare i tuoi stessi abiti a qualunque cosa tu veda, senta e tocchi.

Mamma Gianna sarà domani sera, venerdì 15 maggio, al Mediolanum Forum di Milano in concerto.




There are no comments

Add yours

Rispondi

Hide