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Musica e cinema, episodio 1 – L’alba della cinematografia: i film muti

Con l’arrivo dell’estate intraprendiamo un percorso nella storia del cinema, focalizzandoci sul rapporto che quest’ultimo, dai fratelli Lumière a Wes Anderson, ha intrattenuto con la musica. Prima puntata “L’alba della cinematografia: i film muti”.

Music in film is a vital necessity, a living force – Bernard Herrmann

Musica e prosa, prosa e musica: due rami delle arti performative da sempre connessi tra loro in diverse culture del mondo. Dal Kabuki giapponese al Bharata Natyam del sud dell’India, dal Kecak balinese agli antichi greci e romani, che utilizzavano cori e orchestre per accompagnare le loro tragedie. Nel medioevo le feste pagane prevedevano della musica di sottofondo al racconto di storie di dei ed eroi, nel rinascimento molte rappresentazioni (di Shakespeare, ad esempio) erano musicate; durante il barocco troviamo le prime rappresentazioni di opera e balletto, forme di “musical drama” ancora oggi in voga. Insomma, tutto questo elenco per arrivare ai giorni nostri, in cui a spopolare sono musical di Broadway e colonne sonore.

Di base musica e teatro sono due entità differenti, che solo combinate in un unicum raggiungono un significato più ampio e completo. Ne sono esempio le Ouverture di Mozart o le Arie di Verdi, spesso suonate indipendentemente dalle rappresentazioni teatrali, ma che ascoltate in scena regalano allo spettatore un’emozione più profonda. Lo stesso vale per le colonne sonore: pensate alla suite di John Williams per il film E.T. l’extra-terrestre e alle immagini della bicicletta volante. Funziona no?

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Eccolo qui E.T., nella scena più famosa del film

Ma per noi cresciuti negli anni ’80 e ’90 risulta difficile comprendere l’esperienza del pubblico cinematografico dei primi anni ’40, e tanto meno di quello di fine 20esimo secolo. Provate, per un momento, a vestire i panni del classico frequentatore di cinema nel 1895. La forma più utilizzata per le comunicazione a lunga distanza era la posta o il telegrafo, la tecnologia più avanzata nel campo delle telecomunicazioni era il telefono e solo qualche fortunato ne aveva testato l’utilità. Cavalli e treni erano i modi più utilizzati per viaggiare perché per il primo volo dovrete aspettare ancora dieci anni. Parlando di musica Stravinskij aveva a malapena 13 anni e la teoria dodecafonica di Schoenberg era lontana più o meno un paio di decadi; il massimo per un appassionato di musica a quei tempi era Brahms, Wagner, Mozart, Beethoven e altri compositori del passato.

Immaginate, ora, di entrare in un piccolo teatro, o anche in un cafè con un telo abbassato di fronte a una luce. Un macchinario incredibilmente rumoroso inizia a funzionare e davanti a voi appaiono immagini di persone, animali, edifici. Per voi, povera e arretrata plebaglia del 20esimo secolo, questa tecnologia ha qualcosa di miracoloso! Eppure sono immagini disincarnate, poiché non c’è alcun accompagnamento di suoni. Le labbra possono muoversi, il cavallo può galoppare, qualcuno può sparare, ma non ci sono parole, non ci sono “clippity-clop”, non ci sono “bang”, tutto è lasciato alla vostra immaginazione. L’unico suono che sentite è quel rumore assordante del motore del proiettore.

Bene, adesso fate un ultimo sforzo di immaginazione e mettete nella stessa stanza un pianista o un piccolo gruppo di musicisti che suona mentre le immagini vengono proiettate. Questo aggiungerà un’altra dimensione alla vostra esperienza e, anche se la musica è solo di sottofondo, senza nessun legame con la narrazione, la vostra iniziale impressione di vuoto si trasformerà in un’esperienza più completa. Si è vero, non ci sono ancora parole né altri rumori vitali, ma aggiungere la musica, in qualche maniera, rende le immagini sullo schermo più fruibili.

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I fratelli Auguste e Louis Lumiére, universalmente considerati i padri della cinematografia

Sin dall’inizio i film sono stati accompagnati da musica: testimonianze di ciò sono le prime proiezioni della famiglia Lumière a Parigi e a Londra; i loro spettacoli furono un successo e presto si formarono orchestre che accompagnavano le pellicole in teatro. All’inizio furono prese composizioni di ogni genere, grandi classici, musiche popolari o da bar. Ancora, però, il suono non aveva la centralità che ha oggi nella narrazione, era lì solo come sottofondo.

Nel 1908, sempre in Francia, Camille Saint-Saens fu scelto per scrivere la prima colonna sonora originale per un film, intitolato L’Assassinat du duc de Guise. Fu un successo, ma a causa dei grandi costi per la realizzazione e la produzione della musica, il concetto di colonna sonora originale fu temporaneamente abbandonato. Nel frattempo, molte persone all’interno del business sapevano che c’era il bisogno di standardizzare il tutto, se non di scrivere proprio musica specificatamente per film, ma per le grosse difficoltà di gestione di un’orchestra, comporre musica apposita non era ancora l’idea migliore.

Ciò che prese piede fu un metodo che prevedeva la pubblicazione di raccolte di spartiti per orchestra, che fornivano tantissime possibilità musicali e incontravano diversi “stati d’animo”, in maniera da coprire qualsiasi situazione che il film richiedeva. Questi libri erano detti Fake Books e tra i più famosi ricordiamo il Kinothek di Giuseppe Becce, il Sam Fox Moving Picture Music di John Stepan Zamecnik e il Motion Picture Moods di Erno Rapée. Nell’esecuzione il direttore d’orchestra determinava semplicemente il feeling generale di una particolare scena, trovava quell’idea nel libro e aveva vari pezzi da poter scegliere per accompagnare la scena. Se, per esempio, doveva musicare una scena drammatica ambientata in un castello buio avrebbe trovato nel libro una lista di questo tipo:

Night: sinister mood
Night: threatening mood
Magic: apparition
Impending doom
Pursuit, flight
Heroic combat
Disturbed nature: fire storm

Ogni punto della lista avrebbe avuto una serie di composizioni utili per esprimere quel concetto.

È facile capire che questo metodo non era proprio semplice, specialmente se vi erano più musicisti a suonare, perciò il direttore d’orchestra guardava il film prima dello spettacolo, per farsi un’idea ben precisa di quale selezione utilizzare scena per scena. La cosa più problematica erano le scene di transizione, che necessitavano un cambiamento di “mood”, tonalità e tempo. Per trovare una soluzione Max Winkler, un commesso della Carl Fischer Music Publishing di New York, inventò i Cue Sheets, spartiti creati appositamente per ogni film, in cui venivano fornite tutte le tempistiche e le modalità di esecuzione, linee guida per l’interpretazione e l’esatta durata di ogni scena, in maniera da rendere l’orchestra sincronizzata con le varie scene. Ciò fu un beneficio soprattutto per le case editrici musicali, che ebbero un grande successo con la vendita o il noleggio dei cue sheets ai teatri.

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Il cue sheet di “A perfect gentleman”

Qui il primo esempio di Cue Sheet, scritto da Max Winkler per un film da lui immaginato:

Music Cue Sheet for The MagicValley
Selected and compiled by Max Winkler
1. Opening – Play Minuet No.2 in G by Beethoven for 90 seconds until title on screen “Follow me dear.”
2. Play – “Dramatic Andante” by Vely for 2 minutes and ten seconds. Note: play softly during scene where mother enters
3. Play – “Love Theme” by Lorenze for 1 minute and 20 seconds. Note: play softly and slow during conversations until title on screen “there they go”

Come si può vedere era tutto molto impreciso e sommario, ma produttori e musicisti furono entusiasti del metodo, perché si trattava di una linea guida che seguiva le volontà del regista. Ovviamente queste proposte erano destinate a vita breve: alla fine degli anni ’20 arrivarono i Talkies, i primi film in cui i personaggi parlavano in suono sincronizzato, e la tecnologia aprì le porte a un nuovo metodo di concepire le colonne sonore.




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