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Musica da Negri – terroristi loro, razzisti noi

Razzismo oggi giorno è un’espressione che non ha più senso. Oggi noi non ci sentiamo razzisti. Nel glorioso 2015, ci sentiamo molto comprensivi, evoluti e civili e se ogni tanto ci scappa un “negro” o un “vu cumprà” siamo pronti a mostrare indulgenza verso noi stessi. Anche la nostra musica è diventata molto democratica e politically correct e “nigger” lo può dire solo chi è nero davvero. Oggi non abbiamo più bisogno di Martin Luther King, di Malcolm X né di Nina Simone o di John Lennon.

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Siamo così sicuri di non essere razzisti o intolleranti che lasciamo che Salvini twitti inferocito contro le barche di migranti e non ci stupiamo granché se Arrigo Sacchi pensa che ci siano un po’ troppi giocatori di colore nelle giovanili italiane. Alcuni di noi pensano in buona fede che abbiano ragione e che tutto sommato non siano nemmeno razzisti. D’altra parte, pensiamo, come potremmo sfamare dei rifugiati se già noi non è che ce la caviamo tanto bene? Siamo poveri, siamo arrabbiati e abbiamo paura. Paura che rubino in casa nostra, paura che i terroristi colpiscano il Vaticano, paura che l’immigrato seduto di fronte a noi sui mezzi sia malato di ebola. E soprattutto ci chiediamo perché loro dovrebbero venire qui a spese nostre. Ma non siamo razzisti, siamo civili.

Non siamo mica come gli schiavisti americani di Via col Vento e non c’è bisogno dei canti nei campi di cotone. Da noi ci sono clandestini sfruttati dalle mafie, costretti a raccogliere pomodori e a vivere in condizioni disumane, ma non siamo razzisti né tantomeno schiavisti.

Non siamo nemmeno paternalisti come quei bianchi che ballavano e si ubriacavano seguendo i ritmi della musica da negri per eccellenza, il jazz. Le nostre squadre di calcio di calcio non sono mica come la New Orleans degli anni ’20. Quei bianchi lì sì che erano razzisti e paternalisti, loro che rimanevano incantati da Louis Armstrong, ma che lo facevano entrare nei locali dove suonava dalla porta di servizio. Noi non siamo così. Le nostre nazionali sono disposte a scoprire nonni italiani perduti finché un senegalese, un rumeno o un marocchino sanno tirare due calci a un pallone, ma di cambiare lo ius sanguinis in ius solis non se ne parla nemmeno. Ma noi non siamo razzisti.

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Noi non siamo razzisti o schizofrenici come i governi americani che entrarono in guerra contro Hitler per fermare il massacro degli ebrei, ma che non si occuparono più di tanto degli omicidi perpetrati dal Ku Klux Klan. Non abbiamo bisogno di una Billie Holiday che canti gli Strange fruit, i corpi dei neri impiccati che pendono dagli alberi, e che ci spieghi cosa succede quando il razzismo diventa violento. Noi siamo un popolo generoso, gli italiani brava gente. Noi lasciamo che un centro per l’accoglienza degli immigrati venga costruito in una periferia già provata e lasciamo che siano gli abitanti degli infernetti ad essere razzisti, così che il resto di noi non se ne debba occupare. Noi lasciamo che la disperazione diventi violenza e lasciamo che sia sempre una guerra tra poveri, romani o negri non ha importanza. Ma non siamo razzisti, siamo pragmatici.

Noi non siamo razzisti come i giudici che firmarono la condanna del pugile nero Robin Hurricane Carter per un triplice omicidio che non aveva mai commesso. Noi non abbiamo bisogno di un Bob Dylan che ci apra gli occhi con Hurricane. Il nostro non è razzismo, se per ogni omicidio il primo indagato è un immigrato; e non sono razzisti i nostri giornali se titolano “stuprata da un egiziano” o “furto di una banda di rumeni”, mentre se lo stupratore si chiama Mario Rossi e il ladro Giovanni Brambilla non c’è bisogno di specificare la nazionalità.

Noi non siamo razzisti come chi credeva che i neri fossero abbastanza cittadini americani da poter vincere le olimpiadi o andare in guerra, ma non abbastanza da aver il diritto di voto veramente garantito. Non ci serve Martin Luther King, ma il diritto di voto agli immigrati regolari noi non lo vogliamo dare. Pagano le tasse qui, ma non crediamo che abbiano il diritto di scegliere come verranno spesi i loro soldi; al contrario, gli evasori ci piace eleggerli se sono di certificata razza italiana.

Immagini dal fil di recente uscita "Selma", sulla storia di Martin Luther King.

Immagini dal film di recente uscita “Selma”, sulla storia di Martin Luther King.

Noi non siamo razzisti. Le badanti straniere ci vanno benissimo, almeno fino alle cinque; è all’ora di punta in metro che le sudamericane ridanciane iniziano a darci fastidio. Facciamo la carità e compriamo il cibo equo e solidale, ma non è il caso che troppi bambini cinesi si siedano sui nostri banchi di scuola perché rallenterebbero gli italiani.

Noi siamo civili, semplicemente non capiamo perché dovremmo dare di più di quello che riceviamo. Noi le moschee non le vogliamo, anche perché noi il crocifisso non lo possiamo portare nei paesi arabi. Ci viene fin troppo facile dimenticare che il 99% dei mussulmani è esattamente come noi; come noi vogliono un lavoro, una casa e che i loro figli siano sani e felici. E che come noi hanno paura di una guerra e del terrorismo. L’undici settembre, gli attentati di Londra e Charlie Hebdo ci danno la possibilità di essere finalmente duri, perché se le buone non hanno funzionato, proviamo con le cattive. L’ebola e la crisi ci convincono che sì, dovremmo chiudere le frontiere e lasciare che dei bambini muoiano in mare perché prima dobbiamo pensare ai nostri di bambini.

Forse, però, dovremmo ricordarci com’è andata a finire negli anni ’40 la storia di questo innocuo razzismo.




C'è 1 Commento

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  1. Lara

    Un buon pezzo ma l’espediente della negazione del razzismo l’avrei mantenuto solo all’inizio. Diventa un po’pesante la lettura! Complimenti però per i contenuti.


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