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Music facts: Il party più pazzo di Los Angeles

Charles “Bird” Parker Jr. è universalmente riconosciuto come il più grande sassofonista di tutti i tempi, una leggenda del jazz che non solo ha contribuito allo sviluppo del bebop, ma ha anche creato le fondamenta per il modern jazz. A tutto ciò, però, va aggiunto un piccolo particolare.

Charlie era un animale da festa.

Anno 1952, città di Los Angeles. Il sassofonista newyorkese bazzicava i locali della Downtown per qualche jam, nonostante le sue condizioni fisiche fossero all’estremo. Era grasso, molto grasso, con la mente annebbiata dall’eroina o dalla relativa astinenza, e curava il suo dolore affogandosi nell’alcool. Ci è andato pesante fino alla fine il vecchio Birdie, che poi tanto vecchio non era. Quando morì, solo tre anni dopo, per un’ulcera allo stomaco e relativo collasso del fegato, il coroner stimò la sua età intorno ai 55-60 anni. In realtà ne aveva a malapena 34.

Ma neanche la mente pazza di uno dei più grandi geni del jazz poteva immaginare cosa sarebbe accaduto una notte d’estate al Zorthian’s Ranch, una comune di artisti ai piedi delle colline a nord di LA. Nel pomeriggio Parker era stato invitato a esibirsi in un party serale dall’eccentrico proprietario del ranch, Jirayr Zorthian, uno scultore bohémien di origine armena considerato una leggenda vivente dalla comunità intellettuale losangelina. Era amico di ogni persona cool del momento, da Andy Warhol al premio Nobel per la fisica Richard Feynman, e il ranch, situato nella zona di Fair Oaks Avenue, era la sua personale utopia, con installazioni artistiche gigantesche e costruzioni di materiali riciclati che si estendevano fin sopra le colline.

Ancora oggi il ranch è in piedi e ha le sembianze di un incrocio tra il set di un film western e i paesaggi della burtoniana Alice in Wonderland. Un luogo perfetto per uno dei più grandi baccanali di Charlie, una notte in cui il jazz si fece attendere fino a tardi e continuò irrefrenabile fino al mattino. Una notte in cui una bellissima donna decise di spogliarsi, seguita da ogni persona lì presente. Una notte rimasta memorabile dopo più di 60 anni.

Era mezzanotte passata del 15 luglio 1952, quando uno scassato pick-up con a bordo mezza dozzina di musicisti fece capolino sulla strada sterrata che portava al ranch di Zorthian. Un miraggio rassicurante per la folla che attendeva trepidante, un manipolo di artisti beatnik e intellettuali giunti lì solo per ascoltare Charlie. Non stavano più nella pelle, il party non era una bufala e presto avrebbero sentito una strabiliante jam. Ma Charlie in quel pick-up non c’era. Lo stupore generale dilagò, poiché anche i musicisti sembravano confusi.

State dicendo che ancora non si è fatto vivo?”, chiese uno di loro con aria attonita.

Nessuno aveva idea di dove fosse Parker, cosa non poi tanto strana ai tempi. Dilaniato dalle varie dipendenze, Bird era diventato sempre più evanescente, incontrollabile, e spesso lo si trovava al banco dei pegni. Il suo sassofono per una dose. Con nessuna chance di contattarlo, la band capì presto che era meglio iniziare senza di lui. Suonarono per un’ora, quando all’improvviso, verso l’una di notte passata e in condizioni al limite dell’umano, una sagoma fece capolino.

Vai sul palco! – implorò Zorthan.

Preferirei farmi una nuotata in piscina – replicò Parker.

La band che Charlie aveva assemblato per il suo spettacolo era poco più che un manipolo di sconosciuti e inesperti musicisti della scena di Los Angeles: il 19enne Frank Morgan, il cui padre era proprietario di un club in Central Avenue, era il secondo sax. Larance Marable, morto nel 2012, siedeva dietro le pelli. David Bryant suonava il contrabbasso e Amos Trice il piano. Al sax tenore c’era Don Wilkerson, un musicista dallo stile del Texas. Fino a quel momento non era stata un’esibizione memorabile, ma con l’arrivo del loro leader la serata cominciava a prendere una piega decisamente diversa. Zorthian convinse Bird a raggiungere i suoi, tutto questo mentre una donna incredibilmente bella si approcciò al padrone di casa, dicendo che, su gentile richiesta di mister Parker, si sarebbe esibita in un sensuale striptease per tutti i commensali.

Si! Ti prego! – supplicò Parker, in ginocchio, non appena sentì queste parole.

Fu sufficiente. La donna si arrampicò su un cavallo di marmo, scolpito e dipinto da Zorthian in persona, e cominciò un ambiguo movimento di bacino mentre sinuosa e provocante come il più letale dei serpenti si cimentava in un sensuale spogliarello, sulle note di Embraceable you.

Take it off! Take it off! – gridava libidinoso il pubblico.

Parker, che era ormai tutto un fremito, assistendo alla scena da una posizione privilegiata non riuscì a frenare i suoi istinti e, senza pensarci due volte, si disfò dei suoi pantaloni lanciandoli verso la folla. “E la cosa veramente esilarante – disse Zorthian molti anni dopo – è che in un attimo tre quarti delle persone lì presenti era nuda!”.

Esiste una rarissima registrazione del concerto di quella sera, in cui è chiaramente udibile il pubblico che urla “Take it off!”. E c’è anche un video, in cui Zorthian descrive per filo e per segno l’accaduto. Lui è ormai morto da 10 anni e il famoso party nella sua casa avvenne più di 60 anni fa. Ma quella notte, oggi come ieri, è per tutti leggenda.




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