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Milano Fashion Week: le reazioni dei milanesi

Anche quest’anno, come tutti gli anni, la settimana della moda ha investito Milano. Noi di Stunrise abbiamo deciso di raccontarvi il peggio. Quindi ecco una piccola guida per riconoscere la fauna che avete incontrato negli ultimi giorni in giro per la città.

 

Il vorrei ma non posso.

Il vorrei ma non posso partecipa a tutti gli eventi non esclusivi. Di solito è un uomo, sulla trentina, convinto di avere qualcosa di importante da dire e soprattutto convinto di far parte della Milano che conta. Per dimostrare a se stesso di far parte di questa cerchia ristretta, paga per andare a tutti gli aperitivi, ci prova con tutte le modelle e il giorno dopo in ufficio finge di avere un’opinione sulla nuova collezione di Prada. Dice le cose più imbarazzanti (ma sembra il maglioncino di mia nonna) e sbaglia tutte le tempistiche (arriverà in orario). Viene trattato con disprezzo da tutte le altre categorie –soprattutto dalle modelle. Peggio ancora, viene riconosciuto come vorrei-ma-non-posso da tutte le altre categorie e soprattutto dai camerieri che gli servono lo spumante peggiore – tanto non lo sa riconoscere – e le tartine più muffite – tanto non distingue la cucina fusion koreana-libanese da quella austriaca-giapponese.

 

lI socialite.

Uomo o donna, non fa differenza. Fa esattamente le stesse cose del vorrei-ma-non-posso, ma nel modo giusto. Ha gli inviti a tutti gli eventi di cui il vorrei-ma-non-posso non sa nemmeno l’esistenza. Non paga un centesimo per nessun evento. È riverito dai camerieri e salutato con sorrisi plastificati e finte grida di entusiasmo dai suoi simili. Commenta tutto e ha un’opinione – socialmente accettata dai suoi simili – su tutto e non ci mette mai meno di un quarto d’ora per esprimere anche il più semplice dei pensieri. Usa termini inglesi e francesi e fa battute che possono capire solo lui e i suoi simili. Questa categoria la riconoscete subito dall’abbigliamento: il socialite durante la settimana della moda dà il meglio di sé. Abbina capelli viola a scarpe gialle, indossa strati di pelle e jeans e considera le piume e i cappelli elementi indispensabili per il suo outfit.

 

Il vecchietto bonario.

Il vecchietto bonario è il marito della sciùra (di cui parlo QUI). Il vecchietto bonario milanese sa dell’esistenza della settimana della moda per due motivi: primo, perché passa la giornata a fare il giro della 94 e ascolta le conversazioni di tutti. E secondo perché ci sono le modelle. Il vecchietto si sente in dovere di parlare con tutte le polacche alte in media trenta centimetri più di lui. Fa battute molto bonarie e altrettanto bonariamente ride alle sue stesse battute. Viene tollerato dalle modelle perché vecchietto e segretamente detestato dal vorrei-ma-non-posso che passerà la giornata a chiedersi come faccia un ottantenne ad avere più successo di lui con le donne. Non partecipa a nessun evento perché, ascoltando le conversazioni altrui, si è convinto che la settimana della moda sia esattamente come andare alle poste. Un evento sociale che prevede un sacco di tempo in fila, una sfilata di gente vestita come barboni e un sacco di persone che non vorresti vedere ma che ti tocca sorbire.

 

Il moralista pubblico.

Il moralista non crede nella settimana della moda. Il moralista è convinto che il lusso sia l’espressione dell’imperialismo, del capitalismo, del colonialismo e in generale del bruxismo. Tutte opinioni rispettabilissime se non fosse che il moralista ci tiene a renderle note a tutti quelli che lo circondano. Il moralista trova imbarazzante che un paio di mutande possa costare ottanta euro e lo scrive su facebook, twitter, whatsapp, instagram, medium, myspace e tutti i social network mai inventati. Si lamenta tutto il giorno della quantità dello sfruttamento dei popoli, della terra, degli animali e del corpo umano. La particolarità del moralista pubblico è che finita la settimana della moda, torna a condividere link divertenti sulle 5 differenze tra Kate Moss e Kim Kardashian, fa orrende battute sui cinesi, beve litri di coca-cola, e si concede qualche Marlboro.

 

Il turista tedesco.

Il turista tedesco non sa che c’è la settimana della moda. Mesi fa ha prenotato i biglietti per passare 4 piacevolissimi giorni a Milano, convinto di passarli fra musei, bar storici e bellissime vetrine. Quello che il turista tedesco non sa è che il viaggio si trasformerà nella settimana peggiore della sua vita. Se ha una valigia gliela perderanno all’aeroporto. Il caos regnerà sovrano ogni volta che tenterà di prendere un mezzo pubblico. Farà file infinite per ogni museo. Non riuscirà ad entrare in nessuno dei bar storici segnati sulla sua Lonely Planet. Sarà spintonato, sballottato, aggredito e insultato. Tutti i bar e baracchini si sentiranno in dovere di farlo pagare di più, come se l’euro non fosse anche la sua moneta e se non capisse che 5 euro per una mezza naturale sono un po’ troppi. Si dovrà sorbire le scontate battute del vorrei-ma-non-posso sul fatto che i tedeschi indossano sempre i calzettoni bianchi con i sandali. Verrà incenerito dai socialite perché probabilmente indossa davvero sandali con i calzettoni bianchi. Le modelle non solo non lo guarderanno nemmeno – probabilmente sempre per la storia dei calzettoni bianchi- ma gli ruberanno anche tutti i taxi. I vecchietti bonari lo malediranno in silenzio, perché non parlando né dialetto né italiano non potrà ascoltare nessuna delle storie sulla Milano degli anni ’60. Dopo quattro giorni infernali, tornerà in Germania giurando a sé stesso di non varcare mai più il confine italico.




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