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Management del Dolore Post-Operatorio – I love you: esce per La Tempesta Dischi la nuova fatica della band abruzzese

Roma, Primo Maggio, piazza San Giovanni. Luca Romagnoli del Management del Dolore Post-Operatorio alza le mani impugnando un preservativo come se fosse un’ostia: “Questo è il budello che uso io. Che toglie le malattie del mondo. Prendete e usatene tutti. Fate questo sentite a me”.

Forse il punk non è veramente morto, pensava qualcuno. Si sbagliava di grosso.

Con queste premesse non si può parlare dei MaDeDoPo come se fosse la classica banda di ragazzi che, un po’ per noia e un po’ per sfuggire alla monotonia della provincia, imbraccia una chitarra, feedback e distorsioni per sfuggire alle consuetudini. Ma cosa è rimasto dopo quella dissacrante esibizione, dopo testi di denuncia e protesta come Norman e Pornobisogno? Forse la risposta si trova nell’ultima traccia del loro nuovo lavoro, I love you, uscito il 28 aprile per La Tempesta Dischi: “Non ci capisco niente, non so cosa dire, mi voglio solo divertire” canta Luca Romagnoli in Mi voglio solo divertire.

Se le tematiche del resto dell’album fossero tutte così andrebbe bene. Il disco diverte anche, per i suoi riffoni di chitarra, per la velocità e per la scorrevolezza, ma sicuramente l’intento non è solo fare festa, c’è dell’altro. Ascoltando le 11 tracce di I love you si ha quasi la sensazione di essere di fronte a un’irriverenza provocatoria, quasi obbligata, che sfocia in un nichilismo fine a sé stesso che non offre veri spunti di riflessione. È proprio con questo piglio che si apre l’album: Se ti sfigurassero con l’acido è una ballad acustica su un amore giunto alla fine: segue la hit Scimmie, il pezzo più orecchiabile, con inserti funk e new wave. Vieni all’inferno con meScrivere un curriculum sono brani che prendono di mira un mondo fatto di apparenze e raccomandazioni. La voglia di divertirsi c’è, ma sempre con quell’irriverenza che diventa quasi autoreferenziale ne Il primo maggio, in cui si torna a condannare un certo pensiero cattolico. Questa volta, però, rabbia e rancore si concentrano più su suono e melodia, dando l’idea di una band tirata a lucido e meno esplicita.

Resta il fatto che il risultato è una prevedibilità incredibile, che rende i Management del Dolore Post-Operatorio l’ennesima band indie rock italiana adatta alle feste di tendenza, adatta a divertire, ma senza le pretese che, forse, questi ragazzi un po’ inconsciamente si erano tirati dietro con i loro lavori precedenti.

Siamo di fronte al fantasma sbiadito del punk: “Sono stato innamorato solo di una bottiglia e uno specchio” diceva Sid Vicious. La dura verità è che il punk è proprio questo: un misto incoerente di nichilismo ed egoismo che sfocia in rabbia e protesta, ma che in realtà è lo sfogo di un malessere interiore derivato dalla voglia di scappare da una società che ci fa schifo. Ma che ci fa sentire dannatamente appagati.

VOTO: 3 su 5

 

Bonus:

  • ottimi riff di chitarra

Malus:

  • poca originalità
  • monotonia

 

Tracklist:

  1. Se ti sfigurassero con l’acido
  2. Scimmie
  3. Vieni all’inferno con me
  4. Scrivere un curriculum
  5. La patria è dove si sta bene
  6. Le storie che finiscono male
  7. Il primo maggio
  8. Per non morire di vecchiaia
  9. Il mio giovane e libero amore
  10. Il campione di sputo
  11. Lasciateci divertire



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