http://stunrise.it/wp-content/uploads/2015/05/moratti-formigoni-stunrise-expo-mafia.jpg

Ma qualcuno ringrazia i Black Bloc: l’Expo che non c’è.

C’era una volta, correva l’anno del Signore 2008, il sindaco di Milano Letizia Moratti che, nominata commissario delegato con l’arduo compito di presentare al meglio la candidatura della città meneghina come sede di Expo 2015, riesce a battere la rivale Smirne in campo parigino, ottenendo l’agognata vittoria: la città di Milano nell’anno 2015 sarà sede dell’ #EsposizioneUniversalecosìforsenonsincazzanotroppoperlecopass,  all’insegna  dell’importante  tema  dell’alimentazione. Si sa, quando si tratta di mangiare, tutti vogliono partecipare al  simposio  e uscirne a pancia piena, compreso l’allora  presidente della  Regione Lombardia Robi Formigoni che prende in mano le redini dell’organizzazione del banchetto a seguito di un teso braccio di ferro tra due fazioni: una voleva gestire l’area designata per l’allestimento dell’esposizione in comodato d’uso gratuito per poi restituirla, a fine spettacolo, ai proprietari, l’altra, capitanata dal Roberto in persona, premeva invece per l’acquisto di quei lotti, a un prezzo esagerato, in maniera tale da “valorizzare la zona”, così si avrebbe avuto da mangiare anche per i tempi a venire, in perfetta coerenza con il tema dell’esposizione “nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Roberto-Formigoni-expo-stunrise-2015-milano-regione-lombardia

Formigoni la spunta e, dopo ben tre anni di accese discussioni, sancisce l’acquisto a nome di Arexpo, la società (leggasi “casta”)  detentrice del capitale necessario all’investimento, di quella  landa desolata, tuttavia destinata a trasformarsi presto (mica tanto) in un frenetico formicaio, in una lotta contro Crono fino all’ultimo secondo: siamo infatti  nel 2011 e nessun mattone è ancora stato mosso per “fornire energia alla vita”.  Tanti soldi però hanno rimpinzato le già opulente tasche di chi ora non ha più tanto interesse nell’investire le proprie energie per “nutrire il pianeta”.

I lavori per riqualificare il territorio prendono finalmente il lento via all’alba di ottobre 2011, conditi da gare per l’assegnazione di appalti che con la legalità hanno a che fare come i cavoli a merenda, tant’è che a maggio 2012 la Procura di Milano  (che a quanto pare a merenda non gradisce i cavoli) apre il primo fascicolo sugli appalti Expo. La verità è che quando si dà fiducia o denaro a individui cui non dovrebbe nemmeno essere permesso di giocare a  Farmville, il risultato sarà sempre il medesimo: tangenti, gare truccate, corruzione… Tutto il resto è (noiosa) cronaca.

Matteo-renzi-furbetto-expo-milano-stunrise-2015Giunge così rapidamente, tra un arresto di qua e un’indagine di là, l’anno 2015: si è spaventosamente in ritardo con i lavori, tutto è ancora un cantiere, mai si sarà in grado di completare entro il primo maggio, giorno di apertura al pubblico dell’esposizione, ciò che si sarebbe potuto realizzare già a partire dal lontano 2008, non fosse stato per le questioni di prioritaria importanza, vero tema di Expo 2015: nutrire la casta a spese dell’energie altrui. Per fortuna che il 13 marzo dello stesso anno l’eroe nazionale Matteo Renzi interviene, recandosi personalmente nell’area, con un rassicurante Ce la  faremo. Yes, we can. Peccato che ai giornalisti invitati  all’ascolto  delle confortanti parole di Nostro Presidente sia stato vietato di compiere con lui il giro dell’Area 51  (ops, del cantiere) e che l’aggiornamento nel sito di Expo sull’avanzamento dei lavori sulle opere ivi contenute sia stato interrotto.

Come il  miglior Deus ex machina da qui a duemila e passa  anni fa, piove allora dal cielo il nuovo bando, da un milione e centomila euro, di camouflage: con un poco di zucchero  la pillola va giù, con un bel po’ di  camouflage i mascheramenti  alle opere  incompiute vanno su. Non occorre  un genio della logica aristotelica per  dedurre che Expo 2015, a pochi giorni dalla sua inaugurazione, è ancora un imbarazzante work in progress.

Come è possibile trovare una soluzione per “nutrire  il pianeta” quando non si è in grado  nemmeno di svolgere, nei tempi assegnati, i compiti a casa?

I discoli scolari possono tuttavia rallegrarsi un poco: il severo dito accusatorio non è rivolto solamente contro lo scabroso ritardo dei lavori al cantiere. Sono infatti molte ancora le promesse non mantenute dai cavalieri dell’Expo che sin dal remoto 2006 hanno farcito la candidatura della città di Milano come sede del grandioso evento con ambiziosi progetti destinati a sfumare nella cortina di fumo sollevata dalle gru ancora operative sul sito dell’esposizione; senza contare, tra l’altro, che quegli stessi paladini sarebbero in grado di lucrare vergognosamente persino se  venisse commissionata loro l’organizzazione della Sagra te lu Purpu a Melendugno (Lecce).

Tanto per cominciare, madama Moratti, condizionata forse dalla lettura della buonanotte delle utopie di Moro, Campanella e Bacone, ha sposato il progetto di una “cittadella della giustizia”, che avrebbe dovuto sorgere nella zona di Porto di Mare. Il polo fu ideato, idealizzato e ovviamente mai realizzato. L’importante è crederci: lo sa bene anche Umberto Veronesi, sostenitore del Cerba (Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata, da costruirsi nel Parco Sud di Milano). La sua iniziativa è naufragata quando si è trattato di concretizzare nel cemento la nobiltà di cui essa godeva sulla carta. Finita al centro di un caso di speculazione edilizia e poi bloccata dal comune di Milano, l’idea si trova ancora a fluttuare nell’iperuranio e nel cuore dell’oncologo e dei suoi sostenitori

Vogliamo poi parlare di tutte le chiacchiere riguardanti la realizzazione delle nuove linee metropolitane M4 e M5? La costruzione della prima non è ancora iniziata (se si escludono un paio di fermate, quando invece l’ottimista Letizia la prevedeva operativa nel 2015: la cruda realtà informa che la nuova scadenza è fissata entro il 2022), quella della seconda è completa solo in parte e potrà dirsi ultimata, si stima, verso ottobre 2015, quando cioè Expo chiuderà i battenti.

Un elenco esaustivo delle promesse non mantenute dai promotori di Expo 2015 si trova qui. Al di là dell’urbanistica, è veramente disdicevole il fatto che, facendo fede a coloro i quali garantivano che Expo avrebbe assicurato ben 18000 posti di lavoro in un Paese dove la disoccupazione è ormai una piaga sociale, le posizioni effettivamente pagate (male) sono solo 850. 10.000 invece sono i posti non retribuiti, ossia quelli riservati a volenterosi volontari che avranno in cambio il privilegio di affacciarsi nel mondo del lavoro abbracciando un panorama internazionale. E, una volta sportisi in punta di piedi in contemplazione di uno scenario più ampio rispetto al piccolo mondo degli appalti e del  lavoro  di sapore italico, di cosa ci si rende conto? Che nulla è più fasullo dello slogan “nutrire il pianeta, energia per la vita”, quando tra i principali attori (alias, finanziatori)  figurano in prima fila marchi come Mc Donald’s e Coca Cola, famosi per dispensare al mondo intero cibi e bevande che innanzitutto disintegrano, il primo all’interno dell’immensa friggitrice, il secondo facendola annegare in una effervescenza di zuccheri, aspartame e CO2, la diversità culturale che riguarda anche la tradizione alimentare dei diversi Paesi.

Il mondo è bello perché è vario? No, perché è interamente cinto dall’abbraccio soffocante di Ronald Mc Donald che, con il suo ghigno grottesco rassicura il globo intero, promettendogli che sarà lui, il pagliaccio dalla bocca larga, a “nutrire il pianeta”.

GrottExpo è pronta per prendere il via. Che ne sarà poi di quella immensa landa ove il teatrino è stato allestito è tutta un’altra storia.




There are no comments

Add yours

Rispondi

Hide