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Six Days of May – Lymph

Il metal, come e più di tanti altri generi musicali, sta vivendo un periodo di transizione e cambiamento. L’elettronica è sbarcata prepotentemente all’interno di un mondo che fino a poco tempo fa la schifava e dall’incontro è nato quel modern metal che, seppur disprezzato dagli integralisti di settore, per la prima volta prova ad aprirsi a un nuovo pubblico. I milanesi Six Days of May, con il loro esordio Lymph, sono figli e fautori di questo rinnovamento.

Ci troviamo di fronte a un cd pieno di spunti, che cerca di distaccarsi dai canoni più pesanti del genere.

Il disco si apre con il potente riff di Take a look at the ocean, che ci fa immediatamente pensare ai Killswitch Engage. Le due chitarre, in modo quasi contrappuntistico, percorrono strade diverse per poi congiungersi nella strofa. Si viene a creare così un bel tappeto sonoro per la voce di Giacomo Cherubini, intonata e precisa nei clean (al punto di risultare un po’ troppo scolastica e poco espressiva), ma ancora acerba nel trovare la stessa perfezione nello scream.

Nella terza traccia fa capolino il synth, ben amalgamato alle due chitarre, a fare di Spring break una canzone del tutto particolare dal punto di vista dell’arrangiamento; soprattutto nel bridge, in cui calano le dinamiche a favore di un ben eseguito arpeggio in clean, prima che, quasi a sorpresa, esploda la strofa.

Stupisce sin dall’esordio Get your fucking hands off me, nella quale all’utilizzo di sonorità synth e dubstep si affianca la voce del rapper americano Catalyst, a fare di questa canzone e di A.N.I.A. le più fruibili del disco. Da sottolineare l’utilizzo delle batterie, sempre di impatto e mai scontate, soprattutto nell’intro di Bullet as a pledge. Plauso generale anche per le chitarre, il cui sound a tratti ricorda Mark Tremonti, e che evitano di infilare breakdown a caso o di suonare corde a vuoto, tendenza spesso abusata nel modern metal.

Concludendo, all’originalità e varietà delle ispirazioni è necessario però che segua il ritrovamento di una propria, personale cifra stilistica, una firma che riesca ad accomunare maggiormente un pezzo con l’altro.

 

Tracklist:

1. Take a look at the ocean
2. Walk of a failure
3. Spring break
4. The morning you collapsed
5. A.N.I.A.
6. Chasing monsters
7. Get your fucking hands off me
8. All you can hate
9. Bullet as a pledge
10. Mechanical Cage
11. Naked Lies
12. Stubborn




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