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L’Opinione Condivisa: Morgan e X Factor al tempo di Twitter

Cosa ne pensate dei Talent Show? E’ una domanda che facciamo spesso, anzi, sempre, alle band che intervistiamo qui a Stunrise.
La risposta è sempre la stessa, circa:

non servono a niente, quando non sono addirittura dannosi per la carriera di un musicista

Vero. Che io ricordi ad aver avuto successo dopo il trionfo ad X Factor c’è stato giusto Mengoni, che comunque va ancora testato sulla distanza. Ogni tanto giungono eco della Michielin, ma non per aver cantato alla Royal Albert Hall insomma.

E allora bruciamo gli studi, aboliamo il format, X Factor fa schifo, una volta che esci da lì le case discografiche ti spremono per qualche mese e se proprio non sei il nuovo Freddie Mercury o non hai il successo di Madonna, ti rigettano nel posto da cui arrivavi considerandoti bruciato per il futuro.

No. Direi che non funziona così. E chi fa questo genere di critiche a XF8, a The Voice (che in realtà qualcuno che punta a essere famoso come Madonna l’ha sfornato…) e agli altri talent, beh, è come se imputasse al vino di non salvare la gente dalla disidratazione nel deserto. Il vino non è fatto per dissetare, come X Factor non è fatto per creare artisti. Il vino non idrata, tutt’altro, come X Factor non crea stelle. La musica non si insegna soltanto. Come ogni arte vive di tecnica ma si nutre dell’indefinito. Quell’indefinito che si chiama talento, si chiama sentimento e si chiama creatività. E si tratta di parametri ingiudicabili, non indagabili e che appartengono alle persone più diverse. Persone che questi parametri li coltivano altrove, solitamente (statisticamente mi verrebbe da dire).

Non è detto che qualcuno che davvero lo possiede l’X Factor non vada ad una di queste trasmissioni. Ma gli potrebbe capitare di non essere scelto perché tecnicamente manchevole di qualcosa (della voce, come Califano magari) o perché fuori dal gusto di questo o quel giudice.

Sfondare nella musica richiede l’incontro di una quantità di variabili non indifferente. Talento innato (capacità fisiche dalla voce alla manualità), applicazione, capacità di sacrificio, intelligenza, sensibilità, scaltrezza, cattiveria agonistica e capacità di self marketing. E, si, anche lei, fortuna. Quest ultima è rara più di un terno al lotto, e può fare la differenza, ma non si può decidere di puntare su di essa, e quando non c’è rende tutto quasi impossibile.

Ora: avere Morgan come coach può certamente agevolare la crescita di una pianta il cui seme sia vitale. Ma non creerà un albero da un filo d’erba rinsecchito. E in un giardino, per quanto grosso come è il mondo, i fili d’erba sono milioni, persino miliardi, mentre gli alberi da una manciata a poche centinaia.

Quindi X Factor non è inutile, abbassate le torce e reinfoderate le spade. X Factor è un gioco, è un Risiko i cui carri armati sono canzoni e i cui dadi il televoto. E’ spettacolo. Se ne esce un artista o una meteora non dipende dal format, dalle case discografiche o dal volere maligno di un Dio malvagio. Dipende, semplicemente, da chi ci entra, da cosa ha dentro e dal pubblico a cui intende rivolgersi.

E allora non indugiamo oltre e andiamo a discutere del fatto della settimana.

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Esatto. Morgan, scandalizzato dagli esiti del televoto che ha portato due dei suoi gruppi a sfidarsi per non abbandonare lo show, si è alzato e ha abbandonato la cattedra, a suo dire, per sempre. E allora c’è chi, cogliendo la palla al balzo di un altro addio illustre di questi giorni, suggerisce una soluzione.

 

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Mazzarri poi lo vedrei bene a giustificare le sconfitte dei suoi gruppi (o meglio, quelli di Morgan, che quest anno sembrano essere non poco indigesti al pubblico) invocando catastrofi naturali, arbitraggio scorretto del buon Cattelan o influenze indebite sul pubblico da parte degli avversari. Poi però, si sa, c’è la crisi, e bisogna parlare solo della crisi, di chi ha soldi e non lavora e di chi lavora e non vede un quattrino. E qualcuno allora invita Morgan a farsi una vita al di fuori dell’arte. Perchè c’è la crisi. Aaaaaah la crisi.

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Ah, ce n’è anche per Mazzarri. Poco conta che ci sia qualche milione di interisti in festa (e in coda per abbonarsi allo stadio). La notizia se ad uno non interessa è inutile. Importa solo la crisi.

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Anche perchè a forza di parlare di crisi non sappiamo più chi siamo. E chi è Morgan.

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Poi c’è invece chi sbaglia a scrivere. E scrive Fattone al posto di Fatto. Perché è un errore, no?

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E se per ogni animale che appare in video col broncio, cammina per strada col guinzaglio troppo corto oppure scatta una foto con Spielberg pur essendosi estinto milioni di anni fa, c’è un animalista che si incazza come una bestia, per ogni talent c’è qualcuno che si sente di gridare alla morte della musica. A fuoco tutto e tutti, a morte il format e il suo inventore.

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Alex ci tiene a riportarci coi piedi per terra e a ricalarci nella realtà quotidiana. E probabilmente deve aver twittato dal traffico di Milano, impazzito a causa dell’ennesimo sciopero dell’azienda di trasporti pubblici proprio il giorno dopo la diretta di XF8. Io mi chiedo con lui se uno sciopero dei mezzi abbia mai raggiunto un qualche tipo di scopo prefissato, o se non li facciano perché, beh, siamo stati tutti studenti delle superiori. Anche chi guida un tram oggi. E che goduria è poter dire “assenza giustificata causa sciopero mezzi”?

 

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Ma la tragedia vera non è lo sciopero. Nemmeno il traffico o le alluvioni. Ci sono cose peggiori.

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Fortunatamente c’è chi ci tiene un sacco.

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E chi grazie alla dialettica di Morgan riesce a cavarsela in difficili situazioni sentimentali.

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Quando poi, alla fine, se Morgan se n’è andato, l’auditel è esploso. E se, come sembra, torna, andrà anche meglio.

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Mentre chi non torna di sicuro, e qualche appunto da fare al signor Castoldi lo avrebbe, sono gli Spritz for Five.

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Beh, a fronte del passatempo che offre per una sera a settimana a milioni di italiani, e per i giorni successivi, fatti di commenti, report e pagelle, al triplo dei sopracitati, siete sicuri che X Factor non serva a nulla? Perchè a guardare bene bene, secondo chi scrive, X Factor centra il 100% dei suoi obbiettivi.




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