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L’officina della camomilla – Senontipiacefalostesso Due

Senontipiacefalostesso Due. E allora io cosa scrivo la recensione a fare? Un titolo scanzonato e indolente, che descrive bene l’approccio al “lavoro della musica” de L’officina della camomilla, prendendo in giro tutta quella categoria di persone serie e preparate che dispensa colti e pretenziosi giudizi sulla musica. Praticamente ogni volta che questi milanesi pubblicano un album, un giovane recensore di musica alternativa con il moleskine, tipo il sottoscritto, sparisce nel nulla.

Un disco che è punto d’incontro fra essere cazzoni e avere un grande orecchio che ti sa dire cosa è divertente e poeticamente suggestivo. Non si trova neanche una traccia che non sia accattivante da un punto di vista musicale, anche se i testi sono probabilmente la parte più importante di questo lavoro. Non ci sono tecnicismi, non ci sono schemi, c’è solo un agglomerato di sensazioni, immagini e suoni, rigurgitati senza nessuna regola. Io, per esempio, so con certezza che ascoltassi i testi de L’officina, accompagnati da altre sonorità, li giudicherei vascobrondiani, volutamente incomprensibili e certe volte un po’ velleitari.

La differenza è che, loro, non si prendono mai troppo sul serio.

Come detto, nella musica della band milanese è grande l’attenzione ai testi, evocativamente sconnessi e, più che atti a osservare i paesaggi urbani, guardano alle sfumature interiori di chi li scrive. Nell’assenza di un chiaro nesso logico, nel susseguirsi d’immagini, c’è tutta la complessità di chi ha storie e sensazioni da raccontare, ma non è molto bravo a sviluppare una trama accessibile. Il cantante Francesco De Leo parla del suo comporre in questo modo: “Vedo i testi e la musica come un cinema. Proietto le mie immagini cariche di deliri, è un delirare, errare. Delirare drogastico, alcolico, giovane e saggio assieme.” In Senontipiacefalostesso Due si proiettano immagini turbolente e surreali, spaccati della Milano più cruda e messaggi d’amore frammentati verso una lei evanescente, che appare a più riprese nei brani.

Ma L’officina è un gruppo che inevitabilmente divide, perché può apparire sia posato e narcisisticamente complesso che divertente, facendo leva sul nostro senso dell’assurdo. L’ellepì non presenta una crescita di qualche tipo rispetto ai lavori precedenti, ma conferma in pieno il passato, per la gioia di ammiratori e detrattori.

Sinceramente mi sarei aspettato un po’ di più da un secondo album, che di solito è quello del salto di qualità. Detto ciò è un lavoro onesto, che per gli appassionati sarà ampiamente soddisfacente. Un rapido ascolto mi permetto di consigliarlo, anche solo per dire “oddio, ma che roba è?”. Tanto, in fin dei conti, senontipiacefalostesso.

 

Tracklist:

  1. Piccolo sole triste
  2. Rivoltella
  3. Squatter
  4. Nazipunk
  5. Londra e Londra
  6. Lince
  7. Gentilissimo oh
  8. Charlotte
  9. Sibilla
  10. Bucascuola
  11. Meringa Lexotan
  12. Principe Sasha
  13. Briciola skinhead
  14. Bicicletta pirata
  15. Seppellitrice

 

Voto 3,5 su 5

Bonus:

  • sonorità degli arrangiamenti
  • cifra espressiva chiara e coerente

  • originalità: vi capiterà raramente di ascoltare qualcosa di così strano

Malus:

  • è un po’ la stessa roba di Senontipiacefalostesso Uno

  • la voce di De Leo, ci può volere un po’ a metabolizzarla

  • non di facile accesso




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