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L’Islam, il terrorismo, i buoni e i cattivi. La retorica dietro ad una tragedia.

Oggi ci prendiamo una pausa dal parlar di musica per rivolgerci alla cronaca. I fatti sono noti, li hanno raccontati tutti, li abbiamo persino visti grazie ai filmati pubblicati da tutti i telegiornali e portali web, quindi non ne parleremo, non serve. Qui parleremo di chi li ha raccontati, di come l’ha fatto e degli effetti che la narrazione degli eventi può avere sulle conseguenze degli stessi. 

Stunrise Libero

La domanda che viene da porsi quando ci si ritrova a leggere un titolo del genere è a quale scuola elementare abbia rubato l’attestato di frequenza chi scrive. Davvero è stato l’Islam a sparare ieri? O c’erano delle semplici persone col dito sul grilletto? Le immagini mostrano chiaramente che a sparare erano delle persone, con l’ignoranza e la bestialità ad accomunarle, non un Dio, una chiesa o una fede, ma solo la cieca ignoranza.
Titoli come questo, oppure questo

Stunrise Giornale

sono figli della stessa ignoranza, della stessa violenza ideologica che muove le mani di chi spara per uccidere.

A Parigi non è stato l’Islam e non sono stati degli islamici a compiere il massacro, sono stati l’ignoranza e degli ignoranti.

Laddove l’ignoranza non è quella di chi non conosce le lettere, la matematica, la storia e la geografia, ma è quella di chi guardando se stesso allo specchio e poi un’altra persona, non la riconosce come proprio simile, non ne distingue il proprio stesso respirare, né ne individua l’identico battito del cuore, perché è con la violenza che si rivolge al mondo ed è violenza ciò che si aspetta e riceve in cambio.

Ed è essere come lui, è somigliargli in maniera preoccupante, scrivere titoli del genere e cercare persino di argomentarli. Perché la violenza è ignoranza, pratica o ideologica che sia, e non nasce con l’uomo, non si nasce cattivi, si viene educati ad esserlo.

La storia dell’uomo è la storia dei suoi sentimenti, sono stati la fame, la sete e la paura della morte a generare la violenza e le guerre. Ma sui libri di storia, di una guerra, solitamente troviamo cause politico-economiche, data di inizio, data di fine ed esito. Tralasciando i perché profondi, sociali, dietro ad un evento umanamente impensabile come quello in cui migliaia, persino milioni di persone, muoiono l’una per mano dell’altra, mettendo fine all’unico valore fondante tutti gli altri, la vita stessa. “Ecchissenefrega della storia” è il parere dello studente medio, vista essa come mero e superficiale elenco di fatti avvenuti in epoche in cui non c’erano gli smartphone. Ma cosa, più delle parole, è in grado di suscitare, stimolare, rafforzare e far esplodere i sentimenti?  E quanto è importante, dunque, usare le parole giuste per raccontare un evento?

Perché dopo quanto successo ieri io oggi dovrei avercela di più con una religione che si basa sugli stessi, identici, paradigmi del cristianesimo?  Perché invece la mia indignazione non deve essere indirizzata all’ignoranza, alla povertà, alla bestialità culturale dietro alla violenza esplosa ieri?

Perché dopo il massacro ad opera di Breivik in Norvegia nel 2011 questi stessi giornali non hanno titolato: Questo è il cristianesimo?

Semplice, perché chi scrive un titolo è conscio che dietro ad esso c’è un messaggio, e il messaggio ha come fine provocare delle conseguenze. Che utilità ha fare una campagna contro il cristianesimo in Italia? Nessuna. E’ un suicidio mediatico (e non solo). Che utilità ha invece prendersela con questo fantomatico Islam? La lista, da quelle politiche, è lunga, ma nessuna di queste utilità mira a risolvere un problema, anzi.

Siamo troppo tolleranti, se vai nei loro paesi e non rispetti le loro regole ti tagliano le mani, qui invece fanno quello che vogliono“. Questa è una delle frasi figlie di questo genere di comunicazione, ed è tra le più innocue. Perché c’è chi arriva ben oltre

Stunrise Le Pen

Facendo finta che non ci sia scritto “terrorisi“, proseguiamo con

Stunrise Libero 2

 

Rispondere alla violenza con la violenza. Chiudere le frontiere, dimenticare gli usi civili, cancellare i passi avanti nella storia sociale per combattere la segregazione, l’inciviltà, i costumi retrogradi e far risprofondare, per davvero, il mondo in un passato fatto di guerre stagionali e di morte che cammina tra le strade a falce spianata. Questo è il messaggio dietro a certi titoli e le sue conseguenze.

Non risolviamo un problema replicandolo, facendo nostre le metodologie di chi sbaglia. Non è sparando per primo a chi pensi ti stia per sparare che ti metti al sicuro. Per ogni terrorista giustiziato, come vorrebbe Marine Le Pen, dieci nasceranno per vendicarlo. Le persone che aderiscono al Front National, che leggono e condividono articoli come quello di Libero, o del Giornale, hanno un’idea del tutto paranoide del mondo, come di un luogo in cui devi semplicemente colpire per non essere colpito, e ogni relazione col prossimo è di potenziale aggressione. E’ un mondo in cui, francamente, non vale la pena vivere. Fortunatamente, non è l’unico mondo possibile, e non è quello in cui vive chi scrive questo articolo.

Non è l’Islam che dobbiamo combattere, non è odiando come odia chi preme un grilletto a sangue freddo su 13 giornalisti piuttosto che su 88 innocenti qualsiasi (Breivik)  che miglioriamo la situazione, o la sicurezza delle nostre strade. Non c’è differenza tra il caso di ieri, le stragi di mafia, o quelle dell’epoca del terrorismo in Italia, perché nascono tutte da ignoranza ed estrema povertà culturale. La stessa ignoranza e povertà culturale di chi va allo stadio con un coltello.

O di chi scrive certi titoli.

Esiste un uccisione - escludendo casi fortuiti o di autodifesa - più giustificata di un'altra? E' tipico di una persona civile tirare una granata contro una moschea? E' davvero l'Islam il problema?

Esiste un’uccisione – escludendo casi fortuiti o di autodifesa – più giustificata di un’altra? E’ tipico di una persona civile tirare una granata contro una moschea? E’ davvero l’Islam il problema?

Un pensiero, autentico e spoglio di qualsiasi retorica, va alle vittime e ai loro famigliari, perché dietro al linguaggio, agli editoriali e alla storia, c’è il dolore incalcolabile delle persone, che è l’unica cosa vera, ed il vero motivo per cui il mondo deve cambiare.

 




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