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L’ISIS attacca, Parigi brucia. Ma Allah non c’entra nulla. La strategia del Vero Terrore e le sue conseguenze.

Succede che un venerdì sera esci per andare a casa di una ragazza. Metti le cuffie e nel tragitto ascolti la musica, la solita che ascolti da anni, da quando eri al liceo. E’ una tiepida serata di un novembre decisamente più caldo del normale ed il tuo cervello si perde a riflettere su quanto più ti preoccupa, ovvero lavoro, donne, famiglia e amici. Un litigio è una tragedia, il lavoro un’ecatombe e le donne tutte stronze. Che poi sono le stesse cose che ti grida nell’orecchio il cantante di turno. Provi rabbia a tratti, perché di tante questioni cui ti ritrovi a pensare, a molte non sai come porre rimedio.

Arrivi da lei, la serata scorre liscia, finché sul finire dell’incontro prendi lo smartphone e apri Facebook.

Ed è lì, in quel preciso istante, che la Storia, quella che andrà a comporre i libri di testo dei tuoi nipoti, irrompe nella tua vita. Maestosa e sublime nel suo essere disgustosa, spietata e indifferente. Guardi qualche telegiornale in edizione straordinaria e di fronte a tutto ciò improvvisamente quel che ti sconvolgeva fino a mezz’ora fa diventa un’inezia, non più grande di un granello di polvere. Sei solo grato di non essere tu quello al Bataclan, o allo Stade De France, o in uno dei ristoranti colpiti. Precisamente il genere di luoghi che frequenti normalmente nei loro corrispettivi italiani. 

E’ terrorismo 2.0. E’ strategia di vero terrore, diffuso e quotidiano perché può colpire in qualsiasi momento in qualsiasi posto, invisibile e potenzialmente impossibile da evitare. Si chiamano soft target quelli colpiti, ovvero luoghi comuni, ad uso frequente della popolazione senza che rappresentino simboli o svolgano funzioni particolari. Non si possono proteggere perché non sono considerati sensibili, non c’è modo di individuarne uno sopra un altro perché tutti equamente e totalmente inseriti nella quotidianità di milioni di persone. A meno di mettere metal detector a tutti i semafori, vietare le riunioni anche per i concerti, dispiegare l’intero esercito sul suolo delle principali città mettendo le stesse in quello che militarmente si chiama stato d’assedio e imporre il coprifuoco al calar del sole, l’unica strategia sensata è sperare che non succeda più.

Chiudere le frontiere e bombardare Siria e Libia a tappeto: la risposta dell’ignorante che per curarsi una ferita al tallone si amputa la gamba sotto il ginocchio e la tira contro chi l’ha offeso.

Ho già scritto ai tempi dell’attentato a Charlie Hebdo come la penso sul rispondere alla violenza con la violenza, e lo potete leggere cliccando qui. Fuori di metafora come sempre, a nemmeno dieci minuti dalla tragedia, l’immancabile Salvini ci ha voluto deliziare con il suo tipico sfoggio di aggressività da bimbo della scuola media che ti tira i sassi in giardino perché i bimbi più grandi li tirano a lui, e questo lo ha convinto che sia un ottimo modo per risolvere le questioni.

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Il problema dell’ISIS è complesso, perché per la prima volta dopo molto tempo l’occidente si trova ad affrontare un nemico vero, con  al contempo un esercito regolare schierato al fronte ed un network di stampo terroristico con cellule inserite all’interno della nostra Europa. E’ quindi chiaro che la soluzione non si trovi a portata di opinionista da talk show, né sarò io a spiegare al mondo come tutto si possa risolvere con le parole e ascoltando tutti insieme Imagine di John Lennon. Quello che posso dire con assoluta certezza però, è che le soluzioni del segretario della Lega Nord, ed il suo fare leva sugli strati più culturalmente disagiati del paese (non un paese qualsiasi, ma l’Italia, la patria dell’analfabetismo funzionale e dell’apologia del fascismo) non sono affatto dissimili da quelle di un Hitler che non si presentò alla Germania dicendo “Hey, voi, sono un pazzo che vi porterà a sperimentare alcuni tra i punti più bassi della storia umana causando milioni e milioni di morti in tutta Europa, con conseguenze che tra cento anni staranno ancora a calcolare” ma bensì con argomentazioni, attenzione attenzione, in parte vere e giustificate.

Hitler gridava dal patio che l’Europa era una matrigna crudele perché pretendeva il pagamento dei risarcimenti della prima guerra mondiale (una cifra esorbitante, tale da mettere la Germania in condizione di povertà insostenibile), che l’aveva privata delle sue regioni industrialmente più avanzate, poste sotto il controllo della Francia, e che assisteva indifferente allo spettacolo di un popolo che moriva di fame e di freddo. Quella tedesca era una tragedia nazionale, a cui Hitler si offrì, con successo – almeno iniziale – di porre rimedio. Lo fece con la forza, in un’epoca in cui gli stati non erano legati l’un l’altro da reti di interdipendenza economica e i legami diplomatici vivevano annualmente svolte anche brusche dovute a diversi aspetti. Hitler sospese il pagamento dei risarcimenti, riavviò l’economia tedesca (tornata in crisi nerissima col crollo di Wall Street del ’29, cosa che spinse gli Stati Uniti a chiudere il rubinetto dei prestiti e dei finanziamenti che in un primo momento avevano permesso a Berlino di invertire la rotta) e creò un vero centro di gravità intorno a cui riunire quel popolo che in lui riconobbe il leader più forte e pragmatico dai tempi di Bismark. Qual era questo centro gravitazionale unico? Semplice: un capro espiatorio. Uno spauracchio inventato. Hitler trovò per il suo popolo un nemico contro cui unirsi. Che lo chiamasse ebreo, zingaro o comunista, poco gli importava. La retorica dei discorsi veniva puntualmente adattata alle situazioni, e con essa le prove scientifiche e statistiche che fondavano i suoi discorsi.

Hitler era un maestro di chiacchiera prima di tutto. Un retore perfettamente calato nel proprio tempo, padrone dei sentimenti di una massa disperata che lo avrebbe seguito – e così farà – fino all’inferno.

Salvini, oggi, in Italia, è il più bravo a fare la stessa identica cosa. Senza l’attenuante di parlare ad un popolo stremato che muoia di fame, di freddo e di stenti. Perché questo, l’Italia, non lo è. A di là della vile e vuota retorica fondata sui pensionati che non ce la fanno, sugli imprenditori che si impiccano e sulla gente che è stufa, Salvini è il nulla. I suoi nemici, quelli attorno a cui riunisce il suo popolino gretto, ignorante e meschino, erano un tempo i terroni, poi sono diventati i rom, infine gli immigrati, che sono tutti terroristi. Un’altra cosa che lo differenzia, in negativo, da Hitler, è il fatto che questi arrivava dal niente con delle promesse che, nel bene, ma soprattutto, nel male, mantenne. Salvini arriva da venti anni di politica in un partito che ha governato l’Italia per una vita e promette di risolvere problemi che ha creato, ingigantito e reso insostenibili a suo tempo. Il tutto affiancandosi ai nemici-amici di sempre, i carnefici, assieme a chi li vota, del nostro paese, a quelli che lo hanno reso il luogo con la più grande incidenza dell’analfabetismo funzionale tra gli stati, cosiddetti, occidentali, o del primo mondo: Silvio Berlusconi & friends.

La storia è spesso percepita, da chi almeno una volta nella vita ci ha messo il naso, come un’inutile favoletta fatta di buoni e cattivi, di bene e di male, un piano provvidenziale che ha portato ad un lieto fine, ovvero il mondo di oggi. Beh, non c’è visione più distorta e malata di questa. La storia è narrazione di eventi vissuti, di sentimenti di singoli e di popoli. La storia ha fatto gli uomini che hanno fatto la storia. Ognuno è figlio del proprio tempo e a sua volta ha partecipato a dare vita a tempi nuovi, ad una storia nuova, facendosi portatore delle influenze dei propri contemporanei e del mondo per come l’ha conosciuto. E allora Hitler non è bene, né male, ma solo un uomo, simbolo di un’epoca e portatore dei valori, positivi o negativi che siano, della stessa. Era fatto della stessa pasta di cui è fatto Salvini, perché come lui possedeva ossa, muscoli e sangue. E come lui usava nient’altro che le parole per piegare le masse a sè.

Salvini, in questo senso, è esattamente come Hitler.

Ma a differenza di Hitler, interprete drammatico di un’epoca tragica, il segretario della Lega, oggi, è un anacronismo. E’ sbagliato e fuori posto. Fa leva sui sentimenti di un popolo che non dovrebbe esistere, perché semplicemente, l’epoca contemporanea è tempo di cultura e conoscenza a disposizione di tutti. Non serve nascere in una famiglia ricca per ottenere un’istruzione sufficiente a permettere a chiunque di leggere un testo e capirlo, assimilarlo. E questo è proprio ciò che il popolo a cui fa riferimento Salvini non sa fare. Perché quando ci troviamo di fronte a titoli come quello di Libero di questa mattina, 14/11/2015

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non è possibile non pensare che trattasi di mentecatto (Mente Captus, dal latino, preso nella mente, assente col cervello) totalmente incapace di discernere il bianco dal nero, la destra dalla sinistra ed il giorno dalla notte.

Bastardo significa privo di padre legittimo

Così si è giustificato Belpietro vedendosi piovere in testa querele da parte di lettori offesi dall’assurdità di cotanta apertura di giornale. A voler essere maligno mi verrebbe da dire che per leggere Libero una persona non può certo essere tanto colta da conoscere il vero significato della parola “bastardo”. Anche perché quella di moda per tale classe di persone ultimamente è “gender”, e significa essere ingenui più che maligni pensare che questi siano in grado di andare al di là del significato comune di ben due parole nello stesso periodo.

Come Belpietro e Salvini ci sono Gasparri, Brunetta, e tutti i soliti volti noti, galoppatori dello scontento più cieco e abbietto. E qui il terrorismo vince, perché ottiene esattamente ciò a cui punta. L’ISIS non vincerà la guerra per questi centocinquanta morti, per quanto dolorosa sia la perdita a cui è sottoposta la città di Parigi, la Francia ed il mondo intero. L’ISIS vince la sua battaglia quando genera reazioni violente o anche semplicemente volgari nei propri nemici.

Chi inneggia all’atomica, alla guerra totale e allo sterminio dei “Bastardi Islamici” semplicemente non sa, nemmeno vagamente, di cosa sta parlando. Non ha mai aperto un libro di storia e si stupirebbe scoprendo che dal momento che tutti, ma proprio tutti tutti, questi musulmani, non li puoi ammazzare, colpirli con cento volte la forza con cui loro hanno colpito il tuo paese equivale solo a creare mille volte più orfani e vedove pronte a vendicarsi oggi, domani ed in futuro.

Le persone che hanno compiuto i mostruosi eccidi di venerdì 13 novembre 2015 prima che criminali erano persone totalmente annullate nella personalità e nell’amor proprio, a tal punto da farsi kamikaze per un ideale che non è un ideale. Per una causa che non è la loro, e che non esiste realmente. A uccidere e a farsi esplodere non erano individui disperati arrivati sui barconi, ma persone in qualche maniera inserite nella società, formate ed indottrinate allo scopo di compiere il proprio mestiere ultimo. Pare che alcuni fossero perfino europei. Capire questo è fondamentale per capire di cosa si sta parlando. Quelli che si presentano ai nostri confini in lunghe carovane o a bordo dei barconi scappano proprio da questa masnada di indottrinati armati con i soldi russi, cinesi, americani ed europei. Le armi non se le sono costruite da sé nelle proprie fabbriche, ma sono “nostre”. E le hanno acquistate con i soldi, in qualche modo, “nostri”. CIA, KGB e servizi segreti di ogni nazione, a turno, hanno armato e finanziato milizie islamiche e non allo scopo di ottenere questo o quel risultato in Afghanistan come in Iraq, in Iran o in Siria.

Tutto questo proselitismo, tutto questo estremismo e tutta questa violenza, fioriscono nel culto dell’ignoranza, unico vero sponsor della violenza.

Chi si affianca a Salvini altro non è che il corrispettivo italiano di chi sostiene l’ISIS. Per cento persone da loro decapitate, i nostri aerei ne ammazzano dieci volte tante con una semplice bomba. L’interesse, da un lato e dall’altro, è tutto meno che religioso. Perché se a fare le battaglie sono fanatici spinti a credere ciecamente nelle proprie azioni, a muovere i burattini è chi mira a soldi e potere. E la guerra santa, santa non è, mai. Perché che esista o meno, Allah, come Dio, non ascolterà mai compiaciuto il grido di chi uccide in suo onore, non serve conoscere il Corano a memoria per capirlo.

Fanno sorridere le persone che pensano che l’ISIS si possa sconfiggere in due settimane di bombardamenti come immaginato in passato in Kosovo, Afghanistan o Iraq. Se nessuno ha ancora messo gli stivali del proprio esercito in Libia o in Siria è perché è evidente che la situazione è diversa, più vicina a quella di un nuovo Vietnam che a quella dell’Afghanistan dei talebani. Enormi le ambiguità di Egitto, Siria, Turchia e Arabia Saudita sulla questione. Incomprensibile la posizione dell’Iran. Ingiudicabile quella di governi assenti o fantoccio come quello Libico o Tunisino. Senza contare le solite questioni relative ad Israele, ai palestinesi, o ai curdi.

Papa Francesco ha pronunciato un’espressione che personalmente mi mette i brividi, perché improvvisamente non mi sembra totalmente rubata ad un film di fantascienza: terza guerra mondiale.

La Storia sta sui libri, ed è un racconto emozionante, appassionante più di un romanzo. Ma non così appassionante da sperare di viverne i momenti salienti sulla propria pelle. E’ entusiasmante pensare alla rivoluzione francese o alle guerre d’indipendenza, ma nessuno di noi vorrebbe trovarsi a far parte di un comitato di girondini o una spedizione mazziniana.

La Storia nelle sue meccaniche è fredda e spietata. Disgustosa nei modi. Non insegna, ma castiga. Non spiega, ma fornisce moniti alle generazioni future. Li scrive col sangue dei cadaveri che si lascia alle spalle, in un carattere estremamente chiaro da leggere, affinché non esistano scusanti per chi decidesse di non voler sapere. Salvini, e tutti quelli che gridano troppo facilmente alla politica dell’occhio per occhio, dente per dente, siano almeno consci di essere il corrispettivo del 2015 di quei popoli padri, figli e vittime delle peggiori tragedie storiche. Tragedie che proprio e solo la conoscenza della storia potrebbe aiutare a non ripetere.




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