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Le BabyMetal: la verità dietro la leggenda.

Immaginate di mettere in un frullatore la dolcezza delle idol giapponesi, la ruvidità del metal occidentale e dei balletti che nemmeno gli NSYNC: otterrete la ricetta per la perfetta band da un miliardo di fan: le BabyMetal.
Nate dai laboratori di marketing giapponesi, Su-Metal, Moa-Metal, Yui-Metal, costituiscono il nuovo fenomeno musicale nipponico che ha fatto impazzire l’intero web con la Hit “Gimme Chocolate!”.

Oggi vi parleremo degli strumentisti, pilastri fondamentali per la riuscita di questo progetto di marketing, dimenticati, se così si può dire, dall’intero universo.

Giovani dotati di grande talento, i musicisti dietro le BabyMetal, non hanno un’identità reale, non sappiamo se siano fatti di carne, uova, o polistirolo, siamo a conoscenza solo delle loro capacità tecniche grazie alle tre docili fanciulle.
Portatori sani del Kawaii nel metal, questi 5 ragazzi sono riusciti ad ottenere un grande contratto discografico, con la possibilità di suonare sui palchi dei più grandi festival metal (per la gioia dei nostri amici true norvegian black metal) e di girare il mondo in tour, a patto che dimenticassero la loro identità.

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Dato che nessuno ha mai avuto il coraggio di aprire questa “infernale” parentesi, abbiamo deciso di assegnare dei nomi di fantasia ai protagonisti di questo pezzo, per intenderci:

Alla Batteria  – Mask 1 – Okonomiyaki: il nome è tratto dalla famosa “pizza” giapponese. Significa letteralmente “con tutto dentro”. Non abbiamo mai visto le vere fattezze del batterista, ma siamo sicuri che sia un frittatone del sol levante. Attualmente è l’uomo mascherato più ripreso nei video.

Alla chitarra solista e a quella ritmica – Mask 2 – Miso Shiro: non ha bisogno di spiegazioni, due entità, due nomi, non sono mai stati ripresi insieme, la leggenda racconta che sia un unico musicista ripreso da più angolazioni per poter risparmiare sul budget.

Al basso – Mask 3 – Takoyaki: il nome in questo caso è ispirato alle ottime e inimitabili polpettine di polipo da mangiare in salsa teriyaki, molto simili agli okonomiyaki, preparate con molta cura in apposite griglie. Semmai vi trovaste a Tokyo, andate a Shinjuku per degli ottimi takoyaki.

Alla tastiera – Mask 4 – Satomi – “Freeway Freeway nel tempo io e te..”, tutti ci ricordiamo Satomi, ormai cinquantenne, dopo il disfacimento dei BeeHive, le disavventure con Marika e la dipartita della folta chioma violacea, ha deciso che per la sua dignità era meglio suonare con una maschera in testa.

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Ufficialmente i giovani musicisti sono 4 esseri umani presi dal nulla, ma molte ipotesi si sono formate nel corso di questi pochissimi mesi. I fatti sottolineano “cose che voi umani non potete immaginare”. E se i nostri beniamini fossero in realtà i piloti dei Gundam sotto copertura? La cosa non ci stupirebbe affatto.

La realtà è ben diversa. Nella vita reale questi giovani, Satomi escluso, sono in realtà osceni ibridi senza volto apparsi nel mondo reale crogiolandosi su pareti dei maid café di Tokyo, un po’ alla Take on me con il Morten Harket asiatico e non cartaceo.
Si dice abbiano poca capacità linguistica, se non ridotta solo ai gemiti di una PJ Harvey in preda a deliri da palcoscenico.
Che siano davvero una brutta copia del demone senza volto di Miyazaki? Questo spiegherebbe molte cose, tra cui:

  1. L’essere musicisti, e non aver nessuna kawaii girl con orsetti decapitati al seguito. Insomma, diciamoci la verità, il primo vero motivo per diventare musicista, rimane, nei secoli dei secoli, uno solo, volgarmente detto: La Gnagna
  2. L’anti-esteticità delle maschere. Il signor Hiroshi, rispettabile manager/maniaco, sarà anche un abile stratega del marketing, ok. Ma con queste maschere ha palesato una totale ignoranza a proposito di tutto ciò che non appartenga al trash. Non thrash eh,ma trash.
  3. Fondamentalmente, se non sono composti di fluidi neri e viscidi che inglobano la qualunque, probabilmente sono esseri umani. O forse no. Forse lo erano, prima di ridursi a cadaveri, piccole marionette dal rigor mortis facile, che tanto ricordano il Topo Gigio degli anni d’oro. Scaduto.

La teoria del Kaonashi, il demone di Miyazaki, è l’unica fino a ora confermata dagli esperti, attendiamo con ansia il momento in cui decideranno di donarci oro e amore, mentre per ora, ci limiteremo a misurare la kawaiitudine di Kerry King e tanti altri metallari, che non hanno esitato a immortalarsi con le nostre Idol del cuore.

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