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Le fate sono morte – La nostra piccola rivoluzione

A quasi sei anni dalla fondazione, Le fate sono morte fanno finalmente il debutto “tra i grandi”. La nostra piccola rivoluzione, dieci tracce registrate presso il Mono Studio di Milano e pubblicate il 1 febbraio 2014, è un esordio che si lascia ascoltare, anche più di una volta, ma che di rivoluzionario ha ben poco.

Rientrando chiaramente in quel grande calderone che è l’underground italiano, che al giorno d’oggi sembra che se non fai alternative non puoi fare altro, il lavoro delle Fate rimanda purtroppo a qualcosa di già sentito, con quei richiami dark wave che tanto sono tornati di moda e che permeano tutto l’ellepì. Già la copertina mostra il contenuto, incorniciando di nero delle canzoni che trasudano insofferenza.

I testi non sono per nulla banali, a volte con immagini un po’ troppo azzardate, ma certo in linea con i colori di tutto l’album.

Il songwriting è complessivamente un po’ ripetitivo, così come la produzione; ragione di ciò è che certe sezioni moltiplicate risultano pleonastiche, come In ogni mio sorriso ad esempio. Anime artificiali è invece il pezzo più riuscito, perché sembra condensare tutto il meglio de La nostra piccola rivoluzione.

Parlando di chitarre, è strano che, pur essendo il lato preponderante della costruzione sonora del disco, di rado le parti di elettrica si sentano emergere e, tranne qualche pregevole eccezione (La storia siamo noi, Il limite), funzionano per lo più da tappeto sonoro. Da segnalare invece i suoni di acustica e di batteria, oltre agli interventi di archi, cosa non ovvia nel mondo underground italiano (su tutte A parte il freddo). La vocalità è di quelle che o ami o che odi, il che vuole spesso dire originalità. Pur non spiccando per espressività e risentendo di influenze dall’underground italiano, la voce è personale. Evitabili le parti recitate, anche se rappresentano i momenti più alti dei testi.

Come detto, il disco delle Fate non suona né nuovo né rivoluzionario. E neanche tanto piccolo, in fin dei conti. Ma forse è proprio nel titolo che è contenuto il risultato della loro ricerca, un ossimoro di amara consapevolezza. Perché in fondo fare la rivoluzione, al giorno d’oggi, risulta difficile.

 

Tracklist:

1. A parte il freddo
2. Ipnotica
3. È già settembre
4. Anime artificiali
5. Arriva la neve
6. Il limite
7. In ogni mio sorriso
8. Senza pace
9. Niente (nondiventeremo)
10. La storia siamo noi (bonus track)




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