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L’Orso – Ho messo la sveglia per la rivoluzione

Puntare una sveglia è un gesto che richiede un pensiero, un ragionamento e un’azione

Si potrebbe sintetizzare con questa frase il messaggio, celato ma non troppo, del secondo lavoro de L’Orso, Ho messo la sveglia per la rivoluzione (Garrincha Dischi). Ricordarsi di agire, di cambiare. Loro stessi lo sanno bene perché L’Orso è da anni un progetto in evoluzione, con una formazione sempre nuova ma mai orfana del fondatore, leader e autore dei testi Mattia Barro, figlio della “provinciale” Ivrea.

Il tentativo dichiarato è la produzione del disco della vita, quello con il suono perfetto.

Il tema del nuovo album resta, come in passato, quello di raccontare le sfaccettature quotidiane, in un particolare periodo di vita. Ma se nei primi EP, come La provincia e L’adolescente, si cantano storie post-adolescenziali fatte di sbronze, stage non retribuiti e posti letto scroccati, ora si passa a ricordi di estati che furono, feste in cui ci si annoia, buoni propositi non mantenuti e case vuote dopo una relazione. A livello di testi siamo sempre vicini all’eccellenza, specialmente sotto il punto di vista narrativo e figurativo: argomenti nostalgici ma dal gusto propositivo, nel quale viene promossa una sorta di speranza attiva, da cui il titolo del disco stesso. Va detto che, rispetto ai lavori precedenti, c’è un po’ meno articolazione e si va maggiormente diretti al punto, seppur in modo non banale e con giochi concettuali e di parole davvero di ottima fattura.

A quelli giovani vieterei per legge di lamentarsi

Il pezzo di apertura, Post-it, ti porta di prepotenza dentro al disco, con energia e freschezza. Segue un saliscendi che, se vogliamo, ti facilita nell’ascolto completo tutto d’un fiato. C’è un inedito rap nella jovanottiana Quello che ci manca, l’elettronica de Il tempo ci ripagherà, il rock di Io che ho capito e soprattutto il pop, vero habitat de L’Orso, del singolo Giorni migliori e de L’estate del primo bacio, probabilmente il pezzo più riuscito.

Parlando di ricerca del suono si può dire di una grande varietà di generi, anche se si fatica a trovare un filo conduttore sonoro/stilistico. Questo, però, non va a discapito della riconoscibilità della band, grazie soprattutto al timbro vocale e al modo in cui viene utilizzato.

Probabilmente Ho messo la sveglia per la rivoluzione non è il disco della vita, perché, forse, progetti concepiti come L’Orso non daranno mai luce a pietre miliari. Per loro scelta l’evoluzione e il cambiamento avranno sempre il sopravvento sul resto ma, se il risultato è questo, va decisamente bene così.

VOTO: 4 su 5

 

Bonus:

  • testi sempre più convincenti
  • arrangiamenti giunti ormai a una maturità “da classifica”
  • coerenza di messaggio, dai brani all’intera comunicazione e promozione correlata

Malus:

  • spesso ci si allontana troppo dal pop più cristallino
  • un tipo di rappato (quando c’è) molto particolare, che deve piacere per essere apprezzato
  • un leggero abbassamento della riconoscibilità generale rispetto al precedente album

 

Tracklist:

  1. Post-it
  2. Il tempo ci ripagherà
  3. Festa di merda
  4. Io che ho capito tutto
  5. Come uno shoegazer
  6. Quello che manca
  7. Giorni migliori
  8. I buoni propositi (con Costa)
  9. L’estate del primo bacio
  10. Baader-Meinhof (con Lo Stato Sociale)



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