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Intervista ad Andrea Cantaluppi (His Electro Blue Voice) @ Home Festival 2014

Intervista ad Andrea Cantaluppi, 21enne batterista degli His Electro Blue Voice, band comasca che propone un noise tellurico e dall’impatto devastante, che sta ricevendo buoni riscontri dagli addetti ai lavori e punk­noisers di mezza Europa. Unico gruppo italiano, insieme ai Jennifer Gentle, ad aver stampato la Sub Pop Records di Seattle.

Prima cosa: visto che siamo qui a Treviso all’Home Festival, come ti è sembrata la situazione in generale, che impressione avete avuto del festival, come vi hanno trattato?

Festival della madonna, magari noi c’entriamo un po’ meno con tutta la scaletta di stasera, però molto bello, cioè, ci han trattato da dio. Sul palco erano attentissimi a tutto, avevo il tecnico di fianco che mi ha guardato per tutto il tempo, mi ha raccolto gli occhiali quando mi son caduti, mi passava la bottiglietta d’acqua, mai successo così. Tutto bene quindi, a parte poche birre nel backstage!

Parliamo invece del riscontro che avete avuto durante il tour di quest’anno. Come vi siete trovati nelle varie situazioni?

Abbiamo avuto alti e bassi, e andando avanti col tempo sembra che tutto migliori un po’, almeno per quanto riguarda l’Italia. All’estero, soprattutto in Francia, abbiamo un riscontro molto più alto, tanto che a breve ci torneremo. A ottobre ci passeremo più o meno una settimana, tra festival e date solo nostre.

Visto che stiamo parlando della Francia, com’è l’attenzione del pubblico nelle situazioni da voi vissute, come ti è sembrata?

Abbiamo suonato a fine agosto al Freakshow a Valence, era organizzato veramente bene, come scena, se posso chiamarla così, tutti i gruppi avevano qualcosa in comune. Veramente bello il riscontro della gente, gente che volava proprio.

Qui invece, alle volte, siamo un po’ trattenuti.

Perché è anche difficile inserirsi in un festival, dove si deve chiamare il nome grosso, e noi con questo genere, insomma…

Domanda sul vostro suono, quasi un’estremizzazione del noise, a ricordare l’elettronica. Come si è sviluppato? L’avete studiato col tempo, provando e riprovando, o queste cose vi sono venute da sole?

No, le abbiamo provate tanto, a sensazione, abbiamo seguito il suono e l’abbiamo portato avanti. Poi può ricordare anche, che ne so, la techno.

Con circa cinquanta date all’attivo quest’anno, siete sempre riusciti ad andare d’accordo tra voi, nella band?

Assolutamente. Siamo al terzo bassista eh, però ci siamo sempre trovati bene, sì. E poi siamo sempre noi, non abbiamo né fonico né driver né nessuno dietro, siam sempre in tre in macchina. Un rapporto molto peace & love, scazzi mai. Arriveranno eh, ma dicono che sono produttivi!

Riguardo alle nuove uscite, avete in programma qualcosa?

Uno split con gli HAVAH, prodotto probabilmente dalla nuova etichetta di Jonathan Clancyness. Nel periodo di ottobre/novembre. Stiamo lavorando, non è ancora niente di definito però. A grandi linee si sa questo.




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