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Instagram contro le mestruazioni

Il corpo delle donne è il campo di battaglia su cui si combatte la più grossa guerra di civiltà che l’uomo abbia mai conosciuto. E non è una battaglia di donne contro uomini. E’ una battaglia di senso. Ciò che ha senso contro ciò che non ne ha. Ogni genere di sottomissione di una donna ad un uomo è totalmente priva di senso. Ogni strategia adattiva di una donna al fine di convivere con “l’uomo” e gli stereotipi che si porta dietro è assolutamente mancante di sensatezza.

Le mestruazioni invece hanno senso. Le mestruazioni esistono.

Al di là del tema scatenante, il concetto lo abbiamo già esposto nell’articolo sulle dichiarazioni di Madonna riguardo allo stupro (clicca per leggere)

l fatto è questo: Rupi Kaur, una donna e poetessa indiana, pubblica una foto, di sua proprietà, con una ragazza del tutto vestita ma con evidenti segni di perdita di sangue nella zona della  vagina – si, non ci crederete, ma si chiama così quell’affarino alla base dell’isteria sessuale dell’italiano medio –  e se la vede censurare, rimuovere, dal celebre social network fotografico. La foto violerebbe le regole.

Rupi reagisce immediatamente, così:

Grazie @instagram per avermi dato prova, con il tuo provvedimento disciplinare, dell’esatta reazione che il mio lavoro voleva innestare e criticare . Hai cancellato la foto di una donna con le mestruazioni completamente vestita, sostenendo che va contro le linee guida della comunità, quando le linee guida non fanno altro che mostrare che è accettabile. La ragazza è completamente vestita. La foto è mia. Non sta attaccando nessun gruppo di persone. Non è neanche spam. E proprio perché non va contro queste linee guida, la riposterò.

Non chiederò scusa per non aver alimentato l’ego e l’orgoglio di una società misogina che accetta il mio corpo in mutande ma non con una piccola perdita, quando le tue pagine sono piene di innumerevoli foto/account dove donne (molte delle quali sono minorenni) sono rese oggetti e trattate a mala pena da essere umani. Grazie. L’immagine è parte di un progetto fotografico per il mio corso di retorica visuale. L’intera serie può essere vista su rupikaur.com.

Io sanguino ogni mese per aiutare a rendere l’umanità possibile. Il mio grembo è la casa del divino, una fonte di vita per la nostra specie… In civiltà più antiche, questo sangue veniva considerato sacro. In alcune ancora lo è. Ma una maggioranza di persone, società e comunità rifiutano questo processo naturale. Alcuni sono più a loro agio con la sessualizzazione delle donne, la violenza e la degradazione delle donne, ma non con questo.

Non gli interessa minimamente esprimere il loro disgusto riguardo tutte queste cose, ma si arrabbierebbero e sarebbero infastiditi dalle mestruazioni. Noi abbiamo le mestruazioni e loro lo vedono come una cosa sporca, per attirare l’attenzione, malata, un peso. Come se questo processo fosse meno naturale di respirare. Come se non fosse un ponte tra questo universo e l’ultimo. Come se questo processo non fosse amore, travaglio, vita. Altruista e straordinariamente bello

 

Viviamo in una società convinta sia il sesso ad essere nascosto e represso, quando invece questo si trova ovunque, dalla pubblicità allo spettacolo passando per la moda ed il commercio. Siamo costantemente bombardati da messaggi e richiami sessuali, al punto che non possiamo pensare ad altro che non sia la promessa di felicità tipica della sessualità. Promessa che disattende spesso, spessissimo, ma che rinnova costantemente. Eppure fa schifo pensare che una vagina possa essere canale di sfogo di funzioni corporali oltre che porta del paradiso che non c’è. Si nascondano le perdite di sangue, sono indecenti, ben più del sangue che scorre a fiumi nelle guerre di tutti i giorni, da quelle al fronte a quelle negli stadi, fino a quelle nei quartieri poveri tra disgraziati. Fa schifo che una donna perda sangue una volta al mese ma  è normale che donna significhi “desiderio”, “provocazione”, “sesso” e mai “indipendenza” e “auto-determinazione”. La libertà della donna viene confusa e persino identificata col suo diritto di usare il proprio appeal sessuale al posto del proprio cervello. Ed in questo modo la donna perde e collabora a perpetuare un mondo in cui:

le mestruazioni fanno schifo, ma i selfie aftersex sono una forma di espressione.

Rihanna

Rihanna mentre esprime se stessa




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