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Inna Cantina Sound – Piano terra: sano reggae romano con la benedizione di Piotta e Brusco

L’estate è andata già da un po’ ma cosa c’è di meglio di un podi sano reggae/ska nostrano per tornare con la mente al sole, al caldo e al mare? Per chi non conoscesse gli Inna Cantina Sound e dubitasse dell’effettivo buonumore del disco, fermi tutti: Piano terra è prodotto dal rapper romano Piotta e tra le collaborazioni spicca anche il nome di Brusco. Vi ho convinto?

Gli Inna Cantina Sound nascono a Roma nel 2010 come gruppo reggae. Inizialmente il progetto era composto in stile dancehall, con solo due cantanti maschili (Jimmy e Ientu), iniziando a farsi conoscere nei licei romani. Dopo vari cambiamenti però aggiungono alle voci anche il gruppo completo, composto da chitarra, basso, batteria, tastiera e sezione fiati. Decisamente un ottimo punto di svolta. Eccoci quindi al loro secondo lavoro discografico che si apre con Su le gambe, canzone che non può non mettere allegria e fa capire immediatamente che tipo di album stiamo ascoltando. Allegro, ma non così spensierato.

Già il primo testo è una critica a un certo tipo di voglia di spettacolo.

Controllo elettronico non è da meno, al ritmo ska si unisce una critica politica. Però non è la solita roba della serie “buttiamo le bombe, cioè la banca è l’emblema”. È una critica con il sorriso, un vaffanculo mentre si balla. Ma passiamo direttamente al core dell’album (che lo intendiate nella sua accezione anglofona o nella nostra più vicina accezione romanesca, va bene lo stesso), dove troviamo Lidea del giorno, featuring Brusco. La produzione prende un tiro diverso, la protesta è ancora più esplicita e forse meno allegra, ma dannazione anche qui i suoni sono perfetti e le atmosfere rese dagli strumentisti rendono perfettamente l’idea.

Segue Nivea con il buon Piotta. Si torna spensierati? Circa. L’ironia è sottile che quasi è trasparente, magnifico. Sarò monotono, ma veramente la consapevolezza negli arrangiamenti mi stupisce sempre di più: non sono particolarmente elaborati, ma funzionano perfettamente. Sai quando si dice la nota giusta nel momento giusto? Ecco. Rimanendo su questo tema non si può non parlare di Son of the jungle, ricca di citazioni dall’infanzia della mia generazione, quella cresciuta con i VHS della Disney per intenderci. Sicuramente la canzone dell’album che più strizza l’occhio ad un reggae più elettronico. La voce femminile poi è un efficacissimo collante in tutto lalbum, ma in questa traccia e in Mrs Eyes è fondamentale. Poi è una gran bella voce!

Ci avviciniamo alla fine dell’album con Fuori c’è il sole, in collaborazione con Adriano Bono (ex Radici nel Cemento) e veramente sembra che fuori ci sia il sol, anche se mentre scrivo il cielo è coperto. My home poi chiude l’album con un tocco nostalgico. I puristi potranno lamentarsi del giro sentito e risentito, ma il testo è veramente toccante. Quindi alla fine a chi importa dell’armonia? A me no di certo.

Piano terra è un raggio di sole. Porta allegria, calore e voglia di uscire di casa e stare in compagnia, ma fa anche luce su alcune zone d’ombra.

È una protesta colorata, in contraddizione a una certa scena rap (ma anche indie) che per fare critica deve arrabbiarsi o deprimersi, dimenticandosi che, senza una certa positività, non si troverà mai la forza di far nulla.

VOTO: 4 su 5

https://www.youtube.com/watch?v=1oU5jIc1Wcs&index=1&list=PLLfqxKUrSSBz_lLMHepWN7oRwOmLZPLM0

 

Bonus:

  • i testi sono meravigliosi
  • coerenza musicale in tutto l’album
  • canzoni molto ballabili

Malus:

  • temo che capiti la “maledizione Caparezza”: pochi capiranno la protesta pensando solo a ballare
  • a volte, ma solo a volte, tre voci insieme sono pesanti da ascoltare
  • forse poca fantasia nella composizione, ma non importa

 

Tracklist:

  1. Su le gambe
  2. In the garden
  3. Controllo elettronico
  4. Sweet smile feat. Sealow
  5. L’idea del giorno feat. Brusco
  6. Ricopro chilometri
  7. Nivea feat. Piotta
  8. Son of the jungle
  9. Mrs Eyes feat. Virtus
  10. Fuori c’è il sole feat. Adriano Bono
  11. My home



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