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Il Rock è morto. Lunga vita al Rock!

Il mese scorso Gene Simmons, storico membro dei Kiss, è stato intervistato dal figlio Nick per Esquire, e ha sganciato una bomba non indifferente: “Il rock è morto”.
In sostanza, Gene pensa che gli aspiranti musicisti di oggi farebbero meglio a non mollare il proprio lavoro, perché è molto più difficile farsi strada nel mondo della musica di quanto non fosse ai suoi tempi. È dispiaciuto per il quindicenne che suona nel suo garage e che, per quanto si impegni, finirà col fallire. Perché?
Ma perché la gente scarica musica da internet, è ovvio (Lars Ulrich fa ciao con la manina). I download illegali privano i musicisti dei loro guadagni, e questo soffoca sul nascere le chance di successo dei nuovi gruppi.
Per Gene converrebbe che i ragazzi non provassero nemmeno a suonare la chitarra o a scrivere canzoni, ma che continuassero a cantare nella doccia e a fare provini per X Factor.
Il rock non è morto di vecchiaia, è stato ucciso. E i colpevoli sono gli stessi ragazzini che scaricando musica distruggono automaticamente le proprie opportunità.

Boom, bomba lanciata. E mentre Lars Ulrich si commuove ripensando ai vecchi tempi, qua e là si fanno sentire le reazioni di altri protagonisti della scena rock. Per esempio, i Foo Fighters linkano l’intervista su Twitter limitandosi a commentare con

Not so fast, Mr. God of Thunder

mentre Slash, pur condividendo il punto di vista di Gene Simmons sulle minori opportunità di sfondare nella scena musicale moderna, afferma che il rock è ancora vivo e vegeto, grazie anche alla passione dei fan. Più interessante e più articolato è l’intervento pubblicato su Facebook da Dee Snider, storico frontman dei Twisted Sister.
Snider è convinto che il rock sia più vivo che mai nei social media, nelle strade, nei club e nelle arene sparse per il mondo. E, al contrario del suo collega, non se la prende con la gente che scarica musica, ma con chi ha “causato” il problema: l’industria discografica. Dal suo punto di vista, quando fu introdotto il CD come nuovo formato era accettabile pagare di più per ascoltare musica, perché le case discografiche dovettero necessariamente spendere per le attrezzature adatte alla nuova tecnologia. Snider critica il fatto che i prezzi dei CD siano rimasti gli stessi anche quando questi costi di adattamento erano stati ampiamente coperti; i fan, sentendosi perculati, si videro “obbligati” ad agire di conseguenza.
Voi con chi state? Lo sfogo di Gene Simmons è solo la sparata di un avido vecchiardo scocciato (per evitare rogne legali specifico che non mi sto riferendo a Lars Ulrich – non è poi così vecchio) o è Dee Snider a dare una visione troppo romantica e “fight the power!” della cosa? Fateci sapere come la pensate!




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