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Il Fieno – I vivi: da Milano a Berlino in otto tracce

Una macchina, quattro amici, un viaggio al Nord e Il Fieno. Qual è il fil rouge? Tra la macchina e il viaggio è facile a vedersi, ma di che possono parlare quattro amici ascoltando I vivi? Soprattutto poi, cos’è Il Fieno?

Siamo nel 2012 a cavallo tra le province di Milano e Varese quando Gabriele Bosetti (voci), Gianluca Villa (chitarre, synth), Alessandro Viganò (basso) e Paolo Soffientini (batteria, percussioni) pubblicano il primo EP Il Fieno, ben accolto dalla critica e selezionato da Mtv New Generation per il singolo Latito. Basta un anno per pubblicare un secondo EP, dal titolo I bambini crescono EP, il quale sembra sondare il terreno per il 2014, quando esce finalmente il singolo Del conseguimento della maggiore età, primo estratto dall’album di debutto I vivi.

Si diceva di un album da ascoltare in macchina, senza dubbio.

Aprendo le portiere troviamo i suoni grezzi al punto giusto di Poveri stronzi, traccia di apertura che ci dà subito l’idea di atmosfere riflessive ma aperte. Colpisce il suono del basso in Oslo e il protagonismo di una voce grave, quasi parlata, a sottolineare la durezza dei testi (forse troppo ridondante nel corso del viaggio). Passando poi per Maelstrom si fa inversione e si torna verso sud con T’immagini Berlino e le sue sonorità new wave perfettamente amalgamate, le quali portano a Del conseguimento della maggiore età, che insieme alla track precedente costituisce il cuore pulsante del percorso. Ma d’altronde, chi viaggia sa che è il ritorno la parte più densa di emozioni e ricordi, esattamente il feeling trasmesso dalla traccia conclusiva, La fine, appunto.

I vivi è dunque un album viandante, a metà tra il gelo di Oslo e le nebbie padane, tra new wave e cantautorato, tra la beat generation e l’epoca postmoderna, un po’ Baustelle e un po’ Brondi. I suoni grezzi trasmettono perfettamente il sentimento generale di questo album itinerante, peccato solo per i testi un po’ ripetitivi e a tratti scontati, appartenenti ad una nostalgia per il passato o per come ci dipingiamo il passato nella nostra testa.

Torniamo nella nostra macchina dunque, con il pieno appena fatto e la mappa sul cruscotto, il bagaglio pieno di un sacco di cose anche se, a ben pensarci, potevamo lasciarci indietro almeno una valigia di malinconia e viaggiare più leggeri.

VOTO: 3 su 5

 

Bonus:

  • buone atmosfere
  • album “breve ma intenso”

Malus:

  • testi a volte un po’ banali
  • timbro vocale particolare, può non piacere.

 

Tracklist:

  1. Poveri stronzi
  2. Hiroshima
  3. Oslo
  4. Il ragazzo che cadde sulla terra
  5. Maelstrom
  6. T’immagini Berlino
  7. Del conseguimento della maggiore età
  8. La fine



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