http://stunrise.it/wp-content/uploads/2015/02/madonna_culo_grammy_2015_sam_smith_stunrise_rihanna_beyonce_stay_with_me-1050x781.jpg

Il culo di Madonna, il vestito di Rihanna e gli anacronismi su due gambe: i Grammy

I Grammy 2015 provano a far sentire aria di cambiamento, sia nei nomi che nell’approccio, ma finiscono comunque per confermare un elemento ormai sotto gli occhi di tutti: il music business, gli addetti ai lavori, quella carcassa chiamata discografia, hanno poco slancio verso il futuro, perché ragionano ancora secondo vecchi archetipi ormai anacronistici.

Le esibizioni che hanno accompagnato le premiazioni parlano da sole: Madonna propone un brano inconsistente, prova a puntare ancora sulla trasgressione, ma ormai vediamo teste tagliate con mannaie o attentati in tempo reale… forse a una cantante converrebbe investire in qualcosa di artistico, per colpire. Gli AC/DC vengono messi lì, a far pensare “Ecco cos’è il rock, quello sudato, quello live, quello vero”… peccato che siano passati decenni da quel modo di fare rock e oggi abbiamo produzioni o band con un sound articolato e artefatto quanto il pop. Per fortuna. Da qui si arriva al punto più problematico: i luoghi comuni dei Grammy li vedi già solo scorrendo le categorie delle statuette tanto ambite. Best Metal Performance, cosa vuol dire? Che quello è un genere sensato solo per una fruizione live e concitata, ma che non può essere semplicemente visto come Rock e ambire a premi come miglior album o miglior canzone? Perché poi tutta questa sorpresa per la vittoria di Beck o dell’ottimo Sam Smith?

Beyoncè se la son dimenticata?… Ma no! Grazie al cielo ogni tanto ci si ricorda che fare pop oggi non è per forza mascherare l’R’n’B con sonorita dance da salone di bellezza.

Il punto non è trovarsi in disaccordo con i vincitori, seppur nomi come Sia o Ed Sheeran avrebbero meritato di più, ma fare considerazioni su cosa ci dica quel grande baraccone che è stato messo in scena.  La soluzione non è far vincere tutto a Jack White e tutti a casa (anche se sarebbe un mondo migliore) ma semplicemente fare una scelta chiara e coraggiosa. Scegliere di abbattere inutili categorie che han senso solo per taggare i brani sui motori di ricerca e mettersi ad ascoltare musica, magari con un po’ di curiosità e lasciando a casa la maledetta nostalgia che sembra essere immortale nei gusti di tutti. Diciamocelo, il pezzo di Rihanna, Kanye West e McCartney non è che sia questa bomba imperdibile, di nuove Madonna ne abbiamo e anche un po’ meglio dell’originale, di nuovi AC/DC non ne abbiamo… e va benissimo così.

Premiamo i brani più forti, più interessanti, non cadiamo in tristi Grammy alla carriera e soprattutto, ricordiamoci che le etichette da appiccicare ai prodotti culturali, le abbiamo messe per renderli più facili da organizzare su un hard disk o in un negozio: non sono una qualità intrinseca dell’opera e non devono diventare un filtro che influenza il nostro giudizio.




There are no comments

Add yours

Rispondi

Hide