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I giovani bamboccioni italiani che rifiutano di lavorare ad Expo per 1300€ ed il lungo tramonto dell’informazione italiana

Ci si sente un po’ soli. Di più, ci si sente estremamente soli a voler capire prima di giudicare.

Quando il populismo e la demagogia iniziano ad impallidire rispetto alla mera cronaca, allora un’area, un paese, una nazione, devono iniziare a preoccuparsi. Ormai nemmeno Libero, Il Foglio o Il Giornale riescono più a scrivere titoli in grado di passare il grottesco che ci offre la realtà quotidiana del nostro paese.

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Storia di un paese che “chiagne e fotte” verrebbe da dire. 1300 euro al mese suonano come il più grasso dei banchetti presso cui cibarsi per giovani che si sentono regolarmente proporre stage da 6 mesi retribuiti in stima e affetto e al termine dei quali avranno accumulato eccezionali doti di “fotocopia veloce” e “smart coffee serving”. Eppure a fronte dell’entusiasmo iniziale da “evviva, tutti ricchi con Expo”, qualcosa sembra poi aver frenato la rincorsa allo stipendio dei suddetti giovinastri. Sono spariti tutti. Anzi no, solo l’80%.

I soldi puzzano. Una volta capito, i ragazzi sono tornati a cogliere fiori nei campi con le loro lauree sotto braccio, ed i master nel marsupio.

Fantastico, per il Corriere della Sera la storia è questa. Cronaca dell’ennesimo assurdo italico. Ma è proprio così? Tu, che stai leggendo in questo istante. Quanti anni hai? Se più di 40, o persino 50, e magari addirittura un lavoro con regolare contratto indeterminato siglato in quel paradiso noto come “anni ’90″  arrivati a questo punto puoi sentirti soddisfatto di aver letto una bella storiella che nel giro di tre giorni – il tempo che passerai a raccontarla agli amici col tenore di una barzelletta –  avrai dimenticato. Se invece sei sulla trentina, o addirittura anche più giovane, beh, la vedi quella racchetta da tennis che non usi più dai tempi del liceo? Usala per spaccare la testa ad un po’ dei tuoi coetanei che infangano il nome di “giovani” rifiutando tutti quei soldi così vigliaccamente per restare nella culla dei loro stage gratuiti.

Fine del pezzo. La sensazione s’è indotta, possiamo andare a scrivere la prossima classifica di gattini più teneri e incidenti più divertenti.

Nel chiudere il portatile, soddisfatto per aver scritto il prossimo pezzo da Xmila visualizzazioni, un grillo parlante bussa alle pareti del mio cervello. Si chiama “Onestà” e fa “Intellettuale” di cognome, ed una volta è stata sposata con “Giornalismo Serio”. Mi fa notare che per ogni tesi esiste un’antitesi, un contraddittorio. E se io chiedo ad un assassino perché ha ucciso la propria vittima, questo 9 volte su 10 mi risponderà di essere stato costretto da circostanze più grandi di lui. Generalmente sono le 72 pugnalate evidenti sul corpo della vittima, più che la viva voce della stessa, a portare più vicini alla verità. La vittima, in questo caso, sono i giovani, o almeno così pare, leggendo titoli come questo:

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Andiamo quindi a leggere, dalle parole dei “bamboccioni”, come sono andate realmente le cose:

Non diciamo fesserie… Sono stato selezionato dalla Manpower. Ho preso il treno da Torino, colloquio di gruppo tutto ok, alla fine la signora si alza e ci dice di aver ricevuto ora comunicazione dell’importo della retribuzione, 796 euro LORDI. 3 Turni sabato, domenica e festivi compresi – ha scritto Luviu Dinu in un intervento sull’Huffington Post – tra abbonamenti, trattenute, un panino mi rimanevano un 100 euro ad essere ottimisti. Avrei accettato se abitassi a Rho o se i 796 euro fossero stati netti. Magari i 1.300 euro li prende la Manpower”.

Proseguiamo con Martina Pompeo, su Giornalettismo:  “Sono stata molto tentata di accettare anche se il salario era 500 euro con contratto di stage (40 ore settimanali), ovvero finiti questi 6 mesi non si ha neanche la possibilità di chiedere la disoccupazione, e ovviamente 6 mesi senza versare contributi – scrive nel suo intervento – 500 euro di cui 350 euro li avrei spesi per un mensile del treno Torino-Milano più i vari pullman da prendere per arrivare alla stazione dato che abito a Torino e gli affitti a Milano sono talmente alti che è meglio dormire 3 ore per notte e fare il pendolare”.

Come la mettiamo? Chi scrive di anni ne ha 27, e potrebbe chiudere qui per andare a raccontare, sempre per quei canonici 3 giorni prima che subentri la dimenticanza, la storiella ai suoi amici.

Ehi, lo sai che a Expo sono delle merde e l’informazione in Italia fa schifo?

E invece questo articolo lo allunghiamo ancora un pochino. Perché un’indagine, come non si può fermare alla prima prova, non può arrestarsi nemmeno alla prima prova opposta. L’unico caso che si chiude, con giudizio di colpevolezza e pena di ulteriore discredito morale, è quello a carico di Corriere della Sera, la testata che più di ogni altra ha sempre rappresentato l’eccellenza in Italia. Il giornale per cui chiunque avrebbe voluto scrivere. Le pagine che io stesso sognavo di firmare da bambino, nei sempre gloriosi anni ’90. L’articolo comparso sul Corriere è semplicemente una vergogna. Solo la propaganda e gli spot pubblicitari possono prendersi il lusso di portare posizioni univoche senza consultare le opposte.

Esiste una qualche differenza tra propaganda ed informazione?

In un paese un minimo sano quel punto di domanda finale finirebbe preda di un correttore di bozze, anche del meno attento tra tutti. Perché è fuor d’opinione che, sì, v’è differenza tra propaganda ed informazione. Una persuade a prescindere dall’utile e dal morale, l’altra crea conoscenza laddove non c’era. Se io mi convinco che su 28.000 candidati ad expo hanno fatto fatica a trovarne 600 che volessero 1300 euro netti di stipendio per 6 mesi di lavoro, beh, mi riduco a credere un’emerita stronzata. E se a convincermi di ciò è la più importante e storica testata giornalistica italiana, ho un problema grosso come il debito pubblico italiano: non ho più nessuno di cui fidarmi.

E’ questa la condizione attuale. Non c’è vero, né verità nella comunicazione, c’è un utile, e non è quello della società, né del maggior numero, ma di una élite. Il problema è che questa nicchia di potenti non è determinata in base ad un’aristocrazia meritocratica per cui, sì, comandano in dieci, ma sono i migliori, per cui c’è da fidarsi a prescindere dai metodi. No, non comanda nessuno, non sono in dieci ma un po’ di più, e non hanno la coscienza di alcun tipo di responsabilità, non avvertono alcun genere di peso sociale e si limitano ad arraffare un po’ a destra ed un po’ a manca. Non sono nemmeno sempre gli stessi, non c’è alcuna stanza dei bottoni con oscuri manovratori, ci sono mille e più salotti, mille e più caffè, in cui si incontrano e si scontrano, si fanno la guerra e stringono accordi. Laddove i grillini vedono complotti io vedo il caos di un ceto dirigente che non c’è, ma che prima di dileguarsi completamente, ha fagocitato l’informazione e quel barlume di affetto – se mai è esistito – che avevamo per la verità.

Oggi come oggi, il vero non esiste, non importa e non è ricercato in alcun modo.

Abbiamo gusti, preferenze ed opinioni e tanto ci basta. Non deve esistere nulla che vada al di là della nostra comprensione, né bellezza che ci facci sentire inadeguati.

Mediocri siamo e mediocre è tutto ciò che ci riguarda, ogni progetto che partoriamo ed ogni foto di noi che inviamo al mondo. Ed Expo si appresta ad essere proprio questo. La fiera delle bugie, delle promesse non mantenute e dell’ignoranza più nera.

Il tema di Expo 2015 è l’ignoranza. Lo scopo è sostenerla.




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