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Grecia, storia di un referendum insensato

La storia è un teatro il cui palco è animato da vicende prive di un capo ed una coda.

Tutti, anche tu che stai leggendo, ci siamo fatti un’opinione su quello che sta succedendo in questi giorni. La Grecia ha rotto i patti precedentemente stretti con l’Unione Europea e gli stati creditori a riguardo dei pagamenti del debito, pretendendo un taglio dello stesso. L’Unione Europea è rimasta ferma su una propria proposta di ristrutturazione del debito che Tsipras ed il suo governo si sono rifiutati di accettare, passando la palla al popolo greco.

La consultazione, come previsto, si è conclusa con una vittoria del NO (al 61% con un’affluenza alle urne intorno al 65% degli aventi diritto) alla proposta Europea, in sintonia con le indicazioni del governo di Atene.

Qualcuno ha perso. Ma chi? I Greci che in questa maniera si spingono sempre più ai margini dell’Eurozona col rischio di esserne estromessi? La Merkel che perde ogni giorno di più la stretta presa sul collo di Syryza e del continente intero? L’Europa che rischia di perdere uno stato membro, teme di veder bruciati i crediti che vanta, e deve prepararsi a subire il contraccolpo in borsa, in termini di spread e chissà cos’altro? Oppure vincono i Greci che si liberano del fardello di questo maledetto Euro? O vince l’Europa che si libera di una zavorra a cui dall’inizio della crisi FMI e Fondo Europeo Salva Stati hanno versato 240 miliardi di euro in aiuti?

La verità è che stiamo parlando del nulla. Discorsi da bar, come quelli fatti sul calciomercato, sulla F1 e su Salvini. Ecco uno che ha vinto, “comunista padano” Matteo, che da domani per chissà quanti giorni vedremo sorridere a mille denti su tutte le TV nazionali, regionali, provinciali e rionali.

Perché parliamo del nulla, quando di mezzo c’è la vita di milioni di persone e di un popolo intero che, vittima di se stesso prima che dell’invasore straniero, piange in miseria?

Perché nessuno ha la più vaga idea di cosa stia realmente succedendo. E non perché ci siano misteriose cospirazioni di gruppi segreti, massoni ed extra-terrestri. Semplicemente c’è molto da conoscere, molto da studiare e un’infinità di questioni da sbrogliare per pretendere di dire la propria senza essere guardati come guarderemmo oggi uno che volesse guarire un tumore con delle pietre magiche.

“Maledetti greci, hanno falsificato i conti per entrare nell’euro, si sono fottuti aiuti su aiuti e ora che c’è da pagare ci fanno il gesto dell’ombrello”

“In culo alla Merkel, viva la Grecia, paese libero”

“Fottesega, è cominciata la nuova serie di Dragon Ball”

Dei tre commenti, solo uno ha realmente a che fare con la realtà. Gli altri sono l’equivalente verbale del rumore dello sciacquone una volta finito di fare quella grossa. La sensazione nel petto e nella testa di chi li pronunciasse poi è la stessa: quel senso di leggerezza di chi si è tolto un peso dallo stomaco (dall’intestino precisamente).

I referendum, quando l’informazione non fa altro che spot elettorali a favore degli interessi di chi comanda, a favore di chi ha rubato di più e sorriso con maggior convinzione, non servono a nulla. Sono persino dannosi. Fanno credere al popolo pecorone di avere potere decisionale. Peccato che i referendum si indicano quando il risultato è ininfluente, quando si è certi di non raggiungere il quorum o quando l’esito è tra il “certo” e lo “scontato”.

E “meno male” aggiungo io. Perché come non chiederei all’assemblea condominiale del mio palazzo di deliberare a proposito di come devo curare un’influenza o sistemare un arto rotto, allo stesso modo non mi affiderei mai e poi mai ad un popolo – inteso come massa statisticamente rilevante – ignorante e per di più malinformato per decidere delle sorti economiche e sociali del paese stesso. E attenzione perché in questa frase non si nasconde alcun genere di attacco al popolo greco in particolare: il discorso vale per gli italiani come per i francesi e probabilmente per i britannici, gli spagnoli e chi lo sa, magari persino i tedeschi (questo solo per rimanere nell’Europa-bene).

Bastano i politici allora? Ci fidiamo di loro? Difficile solo pensarlo, considerando che una classe mista di incompetenti e disonesti (più la seconda che la prima) democraticamente eletta ha fatto in modo di avere un popolo sempre più “stupido” – e con questo mi gioco la possibilità di entrare in politica in futuro – che ha continuato a votarla e rivotarla, pur infamandola a parole, per decenni.

Un cane che si morde la coda. Anzi, probabilmente più un pitone che si autodigerisce un pezzo alla volta partendo dalla coda puntando alla testa stessa.

La Grecia ha ricevuto 240 miliardi di aiuti. Pari al 134% circa del proprio PIL. Il secondo paese più sostenuto è il Portogallo, con 78 miliardi. Il divario è immenso, e questo è un fatto. Ma cosa è stato fatto di quei soldi? Come sono stati spesi? Quanti sono tornati, dopo un giro più o meno lungo nelle casse di chi il prestito lo ha elargito? Perché sono stati concessi tutti quei soldi col rischio di non vederli tornare mai?

In due parole: qui prodest?

Questa e mille altre sono le domande da farsi. E la risposta non aspettatevela dal tizio seduto vicino a voi al bar. Non aspettatevela dai direttori dei giornali – o peggio, del Giornale. Non aspettatevela, per grazia divina, da Salvini (ma anche dell’altro Matteo diffidate). Aspettatevela solo e solamente da un bel libro di storia. Aspettatevela da un processo informativo consapevole e maturo. Non avete tempo? Avete ben altro da fare nella vostra vita, e faccende personali a cui pensare? Ottimo. In questo caso i pareri non sono necessari. Avete questioni più urgenti su cui legiferare verbalmente. Ci sono telefilm da guardare e processi politici su cui smadonnare. E poi c’è Corona che è uscito di galera, sant’uomo.

Per curare un’influenza serve una laurea in medicina. Per sistemare una macchina conoscenze di meccanica. Per riparare un ginocchio fratturato in maniera scomposta una laurea in chirurgia. Per rimettere in piedi un paese non basterebbero tutte le lauree di questo mondo. Ma di sicuro, se mettiamo insieme milioni di quinte elementari con qualche terza media ed un diploma di geometra, non sistemiamo quello che 10 specialisti non sono in grado di rimettere a posto. Se poi a quei milioni di individui raccontiamo pure una marea di palle per fargli mettere la X dove più conviene a noi, la minestra democratica è bella è che fatta. Gli ingredienti sono marci, il sapore nauseabondo, ma ehi, se è democratico è tutto buono.

Bisogna non aver mai letto un libro di storia per pensare che l’era delle tragedie sia passata e che il presente sia l’epoca della pace e della luce. Di luce sull’Europa ne splende ben poca in questi giorni, e ancor meno nel resto del mondo. La violenza si è surrettiziamente insinuata nel nostro quotidiano, ed il sospetto è diventato la motivazione per avere alleati più che amici.

Le più grandi transizioni storiche sono sempre, ma proprio sempre, passate per le più grandi tragedie, i più sanguinosi genocidi. Il nord dell’Africa brucia e noi siamo qui a piangere perché gli immigrati sporcano, fanno casino, rubano e, ahimè, ogni tanto stuprano o uccidono. La Grecia brucia e “sticazzi”. Le grandi tragedie nascono dalle piccole sofferenze, quando queste piccole sofferenze sono la quotidianità della maggioranza. E quando mi rendo conto di come sia facile aizzare un povero (inteso come persona a reddito basso o nullo) italiano contro un povero egiziano, tunisino, marocchino, rumeno o chi per essi, quando a fare i danni veri è gente che povera non è… beh mi rendo conto di come un referendum ed una chiacchiera da bar abbiano lo stesso valore. Calciomercato come gossip come politica. Stessa roba.

L’ignoranza è il terreno fertile per la violenza. La violenza, fisica e psicologica, è la madre di ogni guerra.

Oh, comunque, per dire qualcosa di attinente al reale, è cominciata la nuova serie di Dragon Ball. Questo è un fatto.




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