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Gianluca Grignani vince il Festival di Sanremo 2015

Gianluca Grignani trionfa al teatro Ariston di Sanremo in occasione del Festival della Musica Italiana 2015 condotto da Carlo Conti.

E’ “Sogni Infranti” la canzone vincitrice di quest’anno e non poteva essere altrimenti trattandosi dell’unica, vera, canzone, presentata a questo festival.

Non ti stende al primo ritornello, non ti stupisce per le altezze cui giunge col suo grido – che grido, appunto, non è – e si permette persino di salire sul palco dell’Ariston senza riuscire a cantare come dovrebbe la sua stessa canzone.

Eppure si presenta con un bel pezzo, ben scritto, che colpisce l’orecchio attento al primo ascolto ed il cuore aperto – non chirurgicamente – al secondo. Perché una canzone pensata per essere solo tale. Non è forzatamente radiofonica, non è forzatamente sanremese, non è forzatamente paracula. Non è forzatamente nulla, anzi, è solo, unicamente, riconoscibilmente una canzone di Grignani. Somiglia, forse anche troppo, a molte altre sue canzoni, da Destinazione Paradiso a Romantico Rock Show, eppure, è bella. Il testo è evocativo, sincero, la canzone ritmata – bello l’ingresso del ritornello, pulito e piacevole l’arrangiamento – ed il timbro di Gianluca va a chiudere i giochi e a confezionare una “canzone”. Non è il più grande artista di quelli presenti a Sanremo, di sicuro non è quello che canta meglio o col passato più illustre, eppure, è al contempo il più coerente e il più interessante oggi, 2015, in un panorama italiano che grida vecchio o semplicemente brutto da qualunque prospettiva lo si guardi.

Viviamo nell’epoca in cui ancora ci beiamo del passato di grandi cantautori (senza conoscerli veramente, e chi scrive è un loro grande fan) quando questi, appunto, sono passati (e come facevano notare Luca e Paolo, spesso, sono anche trapassati) e inimitabili (nel senso che non ha alcun senso imitarli, essendo venuto a mancare il paradigma storico che li giustificava e che ne decretava il successo).

Quando invece non cerchiamo di sostituirli con il radical chic del “siamo brutti, cantiamo male, scriviamo peggio, ma lo dichiariamo, quindi matematicamente facciamo tutto il giro e torniamo fighi”. Qual’è il risultato? Mandiamo Emma Marrone ad Eurovision a perpetuare stereotipi sull’Italia, sugli italiani e sulla loro – solita – musica. Uscendone massacrati.

Ci affidiamo da un lato a cantanti che urlano per mostrare di avere la voce con musiche del tutto trascurabili e banali ad accompagnarli – Albano è fuori moda, l’abbiamo già vissuto, anche basta – dall’altro a poeti sgrammaticati – che scrivono di Muchachas che si portano a letto il mare e di gente che cammina tra le stelle – oppure a gente che non sa nè cantare nè scrivere e dice che chi lo sa fare è stronzo. Ah, poi ci sono Vasco e Ligabue. Quel che fanno fanno, va bene.

Poi c’è “Il Volo”. Bravissimi, per carità. Ma esportano all’estero il solito gusto “pizza e mandolino”. Noia avvilente.

Mai una cosa nuova, mai una cosa che si possa definire “gusto italiano” e che non risulti appartenere – nel migliore dei casi – al XIX secolo.
Non siamo tutti vecchi, non siamo tutti morti, e possiamo benissimo apprezzare Gaber, Guccini e De Andrè senza sentire il bisogno di vederceli riproposti rivisti e – mal – corretti ad ogni singola occasione. E possiamo fare qualcosa di nuovo senza che ciò significhi “brutto e di qualità rivedibile”.

Gianluca Grignani non sarà una rivoluzione per la musica italiana, di cui è figlio per la qualità dei suoi testi, per quell’approccio così intimo e personale allo scrivere, ma è uno di quei rari casi di coerenza vincente, perché supportata da idee, messe in pratica con qualità e stile unici, perché personali. Perché in Italia nessuno somiglia a Gianluca Grignani, che a sua volta non somiglia a nessuno.

Mani al cielo, perché quest’anno a Sanremo c’è una vera canzone. Suonata bene, scritta bene, cantata meno bene – è vero, ma il video resta una bomba, e nella serata delle cover G.G. ha dimostrato di saper cantare – e semplicemente piacevole da vivere nella sua interezza, perché sincera e sentita.

E allora sì, il vincitore è decretato, un vincitore a metà finché ad offrirgli la palma siamo solo noi di Stunrise, e nel dettaglio chi scrive. Ma una vittoria a metà è quella che meglio s’addice a chi il proprio talento l’ha sfruttato a malapena a metà, ma che già così è stato in grado di sfornare solo album belli per tutta una carriera costellata anche di momenti di crisi, di dolore e di sofferenza.

Complimenti Gianluca, complimenti solo a te a fronte di  tutti quelli che si sono presentati al Festival di Sanremo 2015, dimenticando a casa chi la voce, chi il foglio col testo, chi di scrivere delle musiche che non risultino “già sentite” dai tempi del primo governo De Gasperi.




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