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Free Nelson Mandoomjazz – Awakening of a capital: il modern jazz dall’anima stoner

A poca distanza del doppio EP The Shape of DoomJazz to come/Saxophone Giganticus (nome che ci riporta a due pietre miliari del modern jazz quali Ornette Coleman e Sonny Rollins), i Free Nelson Mandoomjazz tornano a incuriosirci con un nuovo lavoro singolare ed eclettico il cui titolo, Awakening of a capital, è un omaggio ad una registrazione seminale del futurista Luigi Russolo del 1913.

Un cd che trova difficile collocazione nel vasto oceano del modern jazz, che va sempre più allontanandosi dalle strutture classiche per necessità di presa su un pubblico non di nicchia.

Ciò che subito sorprende l’orecchio è la particolarità delle scelte melodiche del sax, che trova un giusto compromesso tra divagazioni atonali free jazz alla Tim Berne e fraseggi più melodici stile Sonny Rollins. Spina dorsale della formazione sono le linee di basso di Colin Stewart, che spesso esce dal ruolo di co-protagonista diventando colonna portante al punto da oscurare le divagazioni artistiche di Rebecca Sneddon (sax), rese quasi secondarie e ornamentali.

Una vera alleanza di stilemi e linguaggi che mischiano free jazz, noise e musica d’avanguardia (ascoltando alcuni pezzi ci si sente catapultati nello stesso “luogo” in cui portano alcuni compositori come Edgar Varese o Stockhausen) con ritmiche e stili di basso in pieno stile stoner rock anni 80/90.

Questa è la chiave per leggere il “DoomJazz” dei Free Nelson Mandoomjazz , il cui manifesto è sicuramente The stars unseen. Una tenue narrazione postmoderna in cui il brano aspetta a prendere corpo sino al minuto 4.14, momento in cui entra in gioco il fuzz catapultandoci in una versione no wave di stoner mentre gli esercizi respiratori di Sneddon si fanno psichedelici.  In The pillars of dragons c’è l’interessante idea di costruire un ritornello che ha come punto di partenza una linea d’archi, lasciando il sax ad un ruolo secondario (melodia molto minimale su tre note che molto probabilmente vuole essere un richiamo allo stile di Coltrane).

Un disco che nasconde molte sfaccettature al suo interno e che va ascoltato più volte per avere una idea chiara di cosa vuole essere questo lavoro, che per la sua ricercatezza sicuramente non passa inosservato.

VOTO: 4 su 5

 

Bonus:

  • originalità e singolarità
  • moltissimi linguaggi mischiati in maniera interessante
  • tanti riferimenti stilistici che aiutano a comprendere cosa si vuole sviluppare

Malus:

  • lavoro forse un po’ troppo “intellettualoide”

 

Tracklist:

  1. Sunn Ra
  2. The stars unseen
  3. The land of heat and greed
  4. Poking the bear
  5. The pillars of dragons
  6. Erich Zann
  7. Slay the light
  8. Beneath the sea



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