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Fratelli Calafuria – Prove complesse: il “dadaismo” di una band unica in Italia

La versione hardcore dei Bluvertigo. Quella esasperata ma figa dei Marta sui tubi. Momenti ministroidi. Rino Gaetano in una discoteca di Rotterdam. Ho pensato a tantissime metafore per definire l’ultimo lavoro dei Fratelli Calafuria, Prove complesse. Tutte le testate competenti hanno provato a etichettarli sotto uno o più generi, ma nessuno è mai riuscito nell’impresa.

I Fratelli Calafuria sono un unicum sul suolo italiano.

Spesso per esprimere determinati concetti musicali faccio ricorso all’arte. Di fronte a un Kandinskij o a un Pollock un novizio osservatore potrebbe rimanere sbigottito e non solo, potrebbe addirittura supporre l’incapacità dell’artista in questione. Simile sensazione si ripropone in ambito musicale all’ascolto di canzoni misteriose, barocche o, per dirla senza mezzi termini, apparentemente prive di senso. Questo simbolismo è lecito solo negli artisti in possesso di una sensibilità tale da poterne reggere il peso. A suddetto simbolismo i Fratelli Calafuria aggiungono una musica dal “ritmo diritto che ti colpisce in faccia come un diretto”.

La realtà è che questo gruppo simboleggia il prototipo dell’artista dadaista.

La loro convinzione di fondo era già stata sbandierata anni fa nella canzone manifesto Fare casino. La musica rintracciabile in Prove complesse, più che suonata, sembra prodotta registrando la distruzione degli strumenti. Il fatto considerevole è che tutto ciò avviene con un ineguagliabile criterio estetico.

Vi potrà sembrare una scelta paraculo o semplicista ma , in realtà, mi risulta molto più riduttivo definire la band ricorrendo a una miriade di termini stranieri quali punk, che superano decisamente in raffinatezza, grunge, con il quale condividono l’esasperazione (un’esasperazione sperimentale e artistica però, lungi da quella esistenziale di Kurt Cobain), o garage, dimenticandoci per un attimo che il garage è più un attitudine che un genere. Insomma questo lo hanno già fatto, o hanno provato a farlo, tutti.

Con Prove complesse la formazione milanese sottolinea un’ulteriore volta, e con un evidenziatore ancora più sgargiante, la sua specificità sulla scena indipendente nostrana. Constante movimento equivale a constante irreprensibilità. Album dopo album i Fratelli Calafuria ci dimostrano sempre più la loro abilità nel regalarci moment of being che manco Virginia Woolf che suona pentolacce e piatti rotti.

VOTO: 4 su 5

 

Bonus :

  • ritmo incalzante dalla prima all’ultima canzone
  • testi crepuscolari uniti a musica “ignorante”
  • maturazione e consapevolezza nell’abbinare ironia e parole, modulata dall’effetto osmotico di Dargen D’Amico

Malus:

  • a volte non si capiscono le parole
  • taluni ascoltatori potrebbero ritenerli eccessivi e difficili da ascoltare

 

Tracklist:

  1. House in affitto
  2. Prove complesse
  3. Cattive compagnie
  4. Minigolf
  5. Ho dipinto
  6. Tipa inglese
  7. Bionda cenere
  8. Più via
  9. Meraviglia
  10. Minigolf (reprise)
  11. Sbronzone
  12. È stata estate
  13. Marelungo



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