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Festival musicali: 60 anni di storia (e storie)

Ci sono moltissime notizie che girano intorno al Festival di Woodstock, uno dei più grandi ritrovi che la storia della musica abbia mai visto, tanto da essere entrato nel mito. Tre giorni di “pace, amore e musica”, rimasti leggendari e raccontati in tutte le sue sfaccettature da tv, cinema e documentari. Molti di voi penseranno che Woodstock sia stato il primo festival della musica in assoluto. Beh, non è così.

Ah! Ma è sicuramente il primo festival di musica rock della storia!

Sbagliato ancora. Correva l’anno 1954 e l’impresario George Wein ebbe una grande idea per incrementare le entrate estive del casinò di Newport, una piccola cittadina del Rhode Island: perché non organizzare una rassegna di musica dal vivo?

Fu così che, nel giugno di quello stesso anno, circa 6000 persone raggiunsero il vecchio casinò per la serata di apertura. Ella Fitzgerald era la headliner della manifestazione, ma figuravano altri nomi illustri del panorama jazz, come Dizzy Gillespie e Gerry Mulligan. L’anno seguente la cosa si ripeté e i fortunati avventori della rassegna ebbero occasione di assistere alle performance di Louis Armstrong, che da lì in poi diventò presenza fissa per molte edizioni del Newport Jazz and Folk Festival. In quel periodo il jazz andava per la maggiore e Armstrong, grazie al suo repertorio e al suo modo di fare coinvolgente, fu una calamita per il pubblico, che arrivava al casinò scalmanato e rabbioso come un fan dell’heavy metal.

Nel frattempo, anche in Inghilterra qualcosina la si stava organizzando.

Nel 1961 la National Jazz Federation decise di imbastire una versione a tinte british del Newport Jazz and Folk festival. Come location si optò per Richmond, a ovest di Londra, e sulla locandina erano stampati i nomi dei più conosciuti musicisti jazz britannici. Qualche anno dopo avrebbero fatto capolino a Richmond persino gli Stones, finché nel ’71, dopo aver cambiato nome e location parecchie volte, il festival trovò finalmente casa a Reading.

L’apice fu nel 1992: on stage c’erano i Nirvana per il loro ultimo concerto in the UK, uno delle loro apparizioni più celebrate. Kurt salì sul palco su una sedia a rotelle, spinto dal giornalista Everett True, in quella che era voleva essere una parodia nera della speculazione da parte dei media sullo stato di salute mentale del frontman. Il video integrale del concerto verrà pubblicato nel 2009.

I Rolling Stones erano alle prime armi quando calcarono per la prima volta il palco del Richmond Festival, nel 1963, dove suonarono solo per pochi minuti e con un irrisorio cachet di 30 sterline. Fu un anno di gavetta per Mick e soci, che dovettero girare il paese in ogni suo angolo più angusto prima di essere consacrati: Hyde Park 1969 (tra gli altri, presente in locandina un certo Eric Clapton), primo concerto dopo la prematura morte di Brian Jones e non il più facile esordio per il chitarrista Mick Taylor: per usare termini cari ai cinefili, fu comunque un “buona la prima!”, tanto che la band fu etichettata come:

The best rock and roll band all over the goddamn’ world!

Ovviamente l’ondata del rock and roll e del blues ampliò il numero dei fruitori di musica live e Newport dovette rispondere alle nuove richieste di mercato. Fu così che già nel 1960 (ben 3 anni prima dell’apparizione di Jagger e soci a Richmond), il Newport Festival ampliò la sua programmazione, portando i nomi più illustri del blues dell’epoca: Son House, Skip James e Lightnin’ Hopkins. Il 3 luglio fu la volta di Muddy Waters con la sua electric band. Quattro mesi dopo Chess Records pubblicò  Muddy Waters at Newport, disco che finì guarda caso negli scaffali di un giovane Mick Jagger (il nome Rolling Stones è ispirato a Catfish Blues, presente in quell’album).

Se si pensa ai grandi festival inglesi spicca sicuramente quello dell’isola di Wight, che ha visto protagonisti negli ultimi due anni i Red Hot Chili Peppers e Bon Jovi. La storia di questo festival inizia nel 1968, e vede protagonisti i Jefferson Airplane, che erano in cima alla locandina. Ma la rassegna ebbe una lunga pausa fino al 2002, quando vi fu Robert Plant tra gli headliners. Nonostante ciò, sono state molte le band che hanno preso il traghetto o l’elicottero per arrivare ”at the Isle of Wight Festival”, gente del calibro di Bryan Adams, The Who e Florence + the Machine.

Ma dove andare, nel resto del vecchio continente, se si vuole ascoltare buona musica dal vivo? Anche nella cara Europa continentale ci sono festival che ogni anno attirano grandi masse e band di caratura mondiale: stiamo parlando del Rock am Ring di Norimberga, che dal 1985 diventa la casa del rocker più sfegatato e affamato di musica e crauti. Tantissimi gli artisti che vi hanno fatto tappa: U2, Kiss, Elton John, Guns’n’Roses, giusto per citarne alcuni.

Per fare il salto al di là dell’oceano e arrivare al primo rock fest americano, dobbiamo spostarci sulla west coast. Estate 1967, periodo noto come la Summer of Love: migliaia di hippies si radunano ai piedi del Mount Tamalpais per il Fantasy Fair and Magic Mountain Music Fest. A dirigere la festa sono i The Doors insieme ai Jefferson Airplane. 15000 anime per una manifestazione no profit al modico prezzo di 2 dollari a favore del vicino centro di child care. Se il Fantasy Fair fu il primo, il festival di Monterey fu quello che la maggior parte delle persone ricordano. Basta solo un nome: Jimi Hendrix. Fu la celebrazione del West Coast sound e il pezzo di chiusura dei Mamas & Papas, California Dreamin’, la dice lunga. Dopo il successo di Monterey, nel Nord America si organizzarono eventi pressoché ogni settimana. Creedence Clearwater Revival, Buffalo Springfield, Neil Young, Simon & Garfunkel, Fleetwood Mac e molti altri furono gli artisti che con la loro musica si preoccuparono di scaldare le anime degli avventori.

Ed ecco che finalmente arriviamo a Woodstock, anche se in realtà nessuno è mai andato lì per il festival. Infatti per motivi organizzativi fu spostato nella vicina Bethel, 3900 anime a pochi km da New York e a un tiro di schioppo da Woodstock.

Il concerto fu pensato per essere un evento a pagamento, ma furono così tante le persone a presentarsi che l’organizzazione dovette affrontare una folla mastodontica e ansiosa di sballarsi di musica (e anche di qualcos’altro). Inutile elencare i nomi di chi ha partecipato. I The Who suonarono dalla sera all’alba senza interruzione, ma a questo proposito c’è un retroscena che ha a che fare con il loro road manager, John Wolff, che aveva il compito di trattare con gli organizzatori e riscuotere l’acconto del cachet. In quell’occasione, si racconta che l’ammontare non soddisfaceva pienamente né il manager né la band. A quanto pare, fortunatamente per il pubblico, gli organizzatori riuscirono a tirare la corda e a convincere l’entourage della band ad aspettare la fine del festival per il saldo. Disse John Wolff a Roger Daltrey:

Well, you have to go on.

Alla fine gli Who ebbero i loro soldi e il pubblico ancora sveglio assistette a un grande spettacolo. Il momento più epico lo si raggiunse al sorgere del sole. Erano circa le 6 di domenica, non le condizioni migliori per dare il meglio, ma nonostante ciò furono

MAGNIFICI.




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