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EXPO 2015, riassumiamo: il punto della situazione e la conta del marcio.

Mancano ormai poche settimane all’apertura ufficiale di EXPO 2015. Certo, c’è ancora qualcosina da aggiustare per il grande evento. Milano sembra un cantiere aperto, quattro padiglioni devono essere ultimati e c’è fermento in politica, soprattutto dalle parti del Movimento 5 stelle. Ma il commissario unico per EXPO, Giuseppe Sala, è più che fiducioso e cita l’esempio dell’esposizione universale di Parigi, che aprì i battenti a lavori ancora in corso. Promette addirittura di prendersi piena responsabilità del fallimento se il primo Maggio i lavori non saranno ultimati. Lo stesso sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, mantiene un atteggiamento positivo e assicura che “stiamo facendo un miracolo” con questa corsa contro il tempo. Verrebbe da chiedersi perché ci sia bisogno del rush finale per chiudere lavori che dovevano essere ultimati da tempo.

Ma come un corridore stanco dopo una gara partita male, ormai possiamo solo guardare la nostra vetrina sul mondo annaspare fino al traguardo.

EXPO ha anche qualche problema di legalità, un po’ come per quei figli di famiglie disastrate che quando crescono e iniziano a rubare macchine “è colpa dell’ambiente, ovvio che sia venuto su così”. E per il povero EXPO, nato in quest’Italietta corrotta e mafiosa, non c’era proprio speranza. La prima auto rubata di EXPO si chiama “Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna” e doveva appianare e pulire l’area deputata alla costruzione dei padiglioni. L’azienda romagnola ha vinto l’appalto con un ribasso rispetto alla base d’asta del 42%, ma si è tristemente rivelata meno efficiente del previsto; i costi sono levitati e le tempistiche si sono allungate, accumulando un totale di due anni di ritardo. Va detto che ai poveri costruttori ne sono capitate di ogni; in burocratese, “proroghe per forza maggiore” e “proroghe per varianti riconosciute”. Ma va anche detto che questo assurdo appalto, che costerà ben 69 milioni in più del previsto, ha fatto drizzare le orecchie a Raffaele Cantone, il presidente dell’autorità nazionale anti-corruzione. Certo, non c’è ancora stato nemmeno mezzo avviso di garanzia, ma attendiamo fiduciosi ora che l’inchiesta è stata aperta.

Ma la vicenda del pazzo appalto dell’azienda di Ravenna è solo un piccolo episodio di taccheggio rispetto alla carriera criminale di EXPO. Questo figlio problematico vanta anche qualche infiltrazione mafiosa; il numero delle aziende in odore di clan, interdette o meno, che hanno mangiato al tavolo EXPO continuano ad aumentare. E non solo. Alle cosche dobbiamo anche la costruzione della metro Lilla e della tangenziale est esterna; l’azienda costruttrice era stata era stata dichiarata affidabile e pulita da infiltrazioni, finché il proprietario non è stato trovato in possesso di due pistole senza matricola e non si è scoperto che questo rispettabile imprenditore incensurato godeva anche di ottimi rapporti con i vertici di cosa nostra.

Non che non ci siano i controlli, certo; ma aggirarli è forse un po’ troppo facile.

Un’altra impresa di costruzioni “pulita” ha pensato bene di utilizzare camion, ruspe e attrezzature di altre aziende molto meno affidabili e molto più vicine alla zona grigia della mafia. In altre parole, dopo averci messo la faccia e aver vinto l’appalto, mandava altri a fare il lavoro. Come? Clonando le proprie targhe e mettendole sui mezzi delle aziende mafiose, così da poter facilmente fregare il sistema dei controlli.

EXPO è anche un povero figlio sfortunato. Con tutti i problemi che aveva, gli mancavano solo a poco più di un mese dall’apertura, le dimissioni del ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi. Il povero Sala ha rilasciato anche in questo caso una dichiarazione pregna di ottimismo, assicurando che le dimissioni di Lupi non avranno alcun effetto sui lavori. Eppure la politica ha risposto con agitazione; dai toni forcaioli di Salvini, alla compassione umana di Maria Stella Gelmini, che si dice dispiaciuta per il compagno di partito –come se fosse stato vittima di un noioso incidente e non al centro di uno scandalo. Gli esponenti PD assicurano di conoscere anche tante persone per bene di CL, un po’ come gli omofobi che premettono sempre “di avere tanti amici gay”. Ci sono poi i toni accesi del Movimento 5 Stelle che, caduta una testa, vorrebbe tagliarne altre. Eppure questo EXPO 2015 ha già il fiatone prima di cominciare e se il professore di sostegno, il ministro delle infrastrutture, si fa sbattere fuori dalla scuola appena prima degli esami, il destino di questo figlio problematico sembra segnato.

Un povero ragazzo per cui c’era ben poco da fare fin dall’inizio, una delle tante occasioni perse di questo paese.  Qualcuno ha mangiato anche a questo banchetto e poco importa se cittadini e società civile hanno invece risposto con entusiasmo alla chiamata di EXPO. Non ha importanza se il numero di persone disposte a fare il volontario è il doppio rispetto ai posti disponibili. Anzi, anche di queste piccole, significative dimostrazioni di partecipazione della popolazione e soprattutto dei giovani, bisogna fare polemica. Bisogna far partire una campagna dall’eloquente titolo di “io non lavoro gratis per EXPO” –come se i volontari, il cui compito principale sarà quello di dare indicazioni, fossero disposti ad accettare di essere sfruttati e rubassero il posto a chi invece vuole lavorare pagato. Per non parlare di tutte le proteste NO EXPO che affaticano ancora di più lo sviluppo di questa manifestazione internazionale e che a volte sembrano volutamente cieche di fronte all’enorme opportunità che una cosa come EXPO può offrire. Dall’impatto economico alla rivalutazione della città; dai posti di lavoro che per quanto temporanei sono comunque esperienze fondamentali per il curriculum di molti neo-laureati, ai volontari che al di là di tutte le polemiche parteciperanno gratis a un evento più grande di loro. Certo, a vederlo così, EXPO era davvero una grande occasione.

Una grande occasione persa, un povero figlio con tante potenzialità finito male per via dell’ambiente.




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