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Shame – Entropia

Prendete tre brianzoli dall’anima grunge, mescolateli in un progetto musicale con etichetta americana, aggiungete l’esperienza di un power trio formatosi nel 1996, condite con le suggestioni tipiche del Seattle sound e avrete gli Shame.

Il loro nuovo disco, Entropia, pubblicato lo scorso febbraio e distribuito da Unable Records, sposa quelle sonorità da “effetto seppia” che ci riportano indietro ai Nirvana di Bleach. Il progetto nasce dall’idea di raccontare gli alti e bassi di una vita governata dalla legge del caos, l’entropia, senza mai mancare di sottolineare come l’alternative-grunge dei 90’s sia tutt’altro che morto.

Come fil rouge del disco gli Shame scelgono una sonorità d’impatto e distorta, con chitarre graffianti e ritmiche di batteria ossessive, che catapultano l’ascoltatore in una dimensione cupa e straziante. Eccellenti le scelte di Andrea Paglione, creatore di quest’atmosfera grazie a testi incisivi, graffiati da un timbro secco, acido e diretto, che dà quella sensazione di sporco e suburbano tipica del movimento grunge.

Ottimo il lavoro della chitarra, soprattutto nell’effettistica, merito dell’uso massiccio di fuzz e distorsioni, capaci di ben amalgamarsi alla voce.

Unica pecca quella di non lanciarsi mai in soli, per spezzare un po’ la monotonia del disco; una mancanza, però, sopperita da notevoli parti strumentali, contornate da ottimi fill di batteria, da un suono di basso tagliente e da riff coinvolgenti. A spiccare su tutte è la quarta traccia dell’album, A new breeze, un pezzo che ricorda molto gli Alice in Chains di Layne Staley.

C’è però da dire che, nel complesso, il lavoro rischia di risultare un po’ monotono, mancando di quell’originalità che permetterebbe agli Shame di lasciare davvero il segno. Si crea nell’ascoltatore la voglia di rivivere le grandi band che hanno reso famoso il grunge, dai Nirvana ai Soundgarden, passando per i Pearl Jam, ma senza aggiungere quel quid in più. Un cd adatto ai più nostalgici quindi, che con piacere torneranno indietro di qualche anno, ricordando uno dei periodi più floridi della musica contemporanea. P.s.: durante l’ascolto si consiglia vivamente l’uso di camicie di flanella.

 

Tracklist:

1. Falling through
2. The burning flag II
3. Totally soulless
4. A new breeze
5. Ricochet
6. Apocalypto
7. Like cain
8. Coming back [Extasia] 9. The dissolving room
10. Rolling




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