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Nation of Giants – Double the dose

“I know, it’s only rock and roll, but I like it”, così dicevano cinque ragazzacci inglesi giusto qualche decennio fa. Signori che un po’ di strada ne hanno fatta, eh. Sarà banale, ma non è facile trovare didascalie migliori per descrivere Double the dose, prima fatica dei milanesi Nation of Giants, tre giovanotti con una sana passione per le chitarre graffianti del blues e del rock’n’roll.

L’EP si apre con Soldier of love, e già dalle prime note di chitarra si viene trasportati nel sud degli States, ad assaporare la fetida aria delle paludi, mentre lo sbuffare di una locomotiva si fa strada tra le piantagioni di cotone. Potente come un treno della Union Pacific che procede verso ovest è la voce di Max “Songbird” Castellani, profonda, sporca e piena di passione, tanto da chiedersi se nelle sue vene non scorra un po’ di torrido Mississippi.

Forse l’Old Man River è esondato e le sue acque, per qualche strano scherzo del destino, hanno bagnato la Madonnina.

Tanti i riferimenti che troviamo in questo piccolo estratto, dai più moderni Jack White e Black Keys, ai giganti del passato, che vanno dal blues nero come la pece di John Lee Hooker, passando per la psichedelia dei Canned Heat. La seconda traccia, Petrichor blues, sottolinea ancora di più la bravura di Max e della sua voce, costruita su misura per il genere che questi tre sanno indossare al meglio. Ottimo anche il lavoro delle chitarre, con suoni e fraseggi sempre pertinenti e mai fuori genere. In questo pezzo è forte la somiglianza con gruppi come Raconteurs (altro gruppo del poco prolifico White), Greenhornes e Soledad Brothers.

L’ EP si chiude con Lucky #7, piacevole cavalcata tra sonorità blues rock, a conferma che i Nation of Giants ci sanno fare. Un ottimo lavoro, che lascia un po’ l’amaro in bocca solamente per la sua durata troppo breve.

Sono sempre stato dell’idea che, nella musica, vince chi cerca strade nuove, portando la fatidica asticella al livello successivo. Una cosa, però, è certa: è sempre un piacere ascoltare gente che suona mettendoci sangue e passione, nonostante la scelta di un genere più che conosciuto e ben lontano dai suoi tempi d’oro.

 

Tracklist:

1. Soldier of love

2. Petrichor blues

3. Lucky #7 (bonus track)




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