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Dylar – Demo

Ascoltare i Dylar significa calarsi in un mondo musicale dall’atmosfera gloom, malinconica, sospesa a metà tra l’alternative rock e la divagazione psichedelica.

Il loro racconto del mondo esterno diventa una visione straniante del reale, con toni cupi e ruvidi che dipingono un quadro a tinte fosche della vita.

Non da meno i testi, tra i quali spicca Hiroshima rain, canzone più ascoltata di questa loro prima demo (2013), che racconta dello scorrere sottopelle di un malessere, silenzioso nelle vene come fosse veleno di serpente. Tutte le tracce si caratterizzano per il gusto funereo, che colpisce nella descrizione della sofferenza quasi gridata in Buried words e legata all’amore in Nest of meat. È un rock aggressivo dalle venature nostalgiche, che porta l’ascoltatore a perdersi tra i propri inquieti pensieri seguendo la voce di Stefano Corti.

Crudi e rudi i Dylar, non sembrano neanche provenire da Busnago, provincia di Monza e Brianza, ma dalle foreste della Norvegia centrale. Si potrebbe facilmente immaginarli in classe alle superiori con Burzum, a passar certi pomeriggi piovosi provando e riprovando le loro pedaliere multieffetto per bassi e chitarre.

La band è certamente alternative rock, con una componente melodica importante, forse ancora acerba a livello tecnico ma con buone idee musicali che fanno pensare, più che al metal, ai primi Radiohead. I titoli dei brani, va detto, non invogliano certo ad organizzare con il gruppo un tranquillo weekend sul fiume, ma forse, proprio e solamente per quella geografia familiare che rende poca giustizia alle rockstar nostrane, i Dylar, sono semplicemente dei bravi ragazzi brianzoli.

Li rivedremo probabilmente, come tante band alternative rock d’oggi, evolversi e registrare il loro primo disco di inediti passando da un computer o dalle mani di un fonico (magari dall’editing certosino). E sarà un peccato forse, perché il loro demo in presa diretta ricorda altri periodi musicali. Se fossimo in loro, in quest’epoca di fighetti, di tale brutalità ne faremmo virtù.

 

Tracklist:

1. Hiroshima rain
2. The terrifying awakening of Gregor Samsa
3. Nest of meat
4. Buried words




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