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De Gregori @ Mediolanum Forum – Live Report

Ci sono delle cose che vanno viste almeno una volta nella vita; la gioconda, la finale dei mondiali vinta dall’Italia e i giapponesi che si fanno i selfie con la torre di Pisa. Tutti spettacoli di rara bellezza.

In questo trionfo d’ingegno e talento umano (nel caso dei nipponici un’inappellabile e sorprendente propensione verso il kitsch) una cosa dalla quale non si può prescindere è un concerto di De Gregori.

Mentre aspettavo la metro a Loreto per dirigermi ad Assago discutevo con degli amici, pensando a quante canzoni De Gregori abbia regalato alla musica italiana negli ultimi quarant’anni. Alcuni, scherzando, mi dicevano che il buon Francesco dopo 40 minuti di concerti avrebbe avuto bisogno di un ventolin e un bravo cardiologo ma questo quasi 65enne ha fatto oltre due ore di concerto (a differenza dei “ragazzi” Fedez e Ligabue) senza pause. Chapeau.

Francesco-De-Gregori-stunrise-chapeau-concerto-mediolanum-forum

Alle 21.15 con una puntualità rara per un’artista, e per di più romano, (ed ecco il lato da milanese imbruttito che emerge) De Gregori si è presentato sul palco come un professore si presenta alla lavagna per incominciare la lezione. Capello nero da cowboy  (ok, questo i professori d’Italiano non lo portano più dalla rivoluzione cubana) e un maglione di lana (sempre rigorosamente nero radical chic) per coprire le pezze di sudore. Gran classe.

De Gregori non è un animale dal palcoscenico, non sembra amare particolarmente l’esibizione ma questo fa parte del personaggio da sempre.

Ci mette un po’ a sciogliersi e non si sbottona mai in chiacchere con il suo pubblico. Sul palco sembra quasi un direttore d’orchestra che cammina elegante fra i suoi musicisti con lo sguardo orgoglioso di chi sa di fare una cosa bella ed è inutile dire, che bella lo è davvero.

Il rapporto di De Gregori con il suo pubblico è sempre stato un rapporto complicato perché non ha mai avuto intenzione di scendere a compromessi. Francesco ha un caratteraccio e si diverte a smentire sistematicamente tutti quelli che pensano di aver capito qualcosa di lui. Non c’è niente da capire non è solo una canzone geniale ma è una presa in giro a tutti quegli pseudo-intellettuali che provano da 40 anni a spiegare De Gregori.

De Gregori non si spiega, al massimo si racconta.

È sopravvissuto alle contestazioni degli anni ’70 (quando veniva visto come “poco impegnato”) e si è poi rialzato grazie alle collaborazione con Dalla in Banana Republic quando sembrava che la sua carriera fosse ormai finita. Un artista che non si fa mai intimidire dal pensiero granitico e militante di molti fan “conservatori” (per non dire integralisti) che storcono il naso davanti al duetto con Ligabue.
A me, il liga, non piace. Però mi sembra ingiusto fischiare dal vivo, in modo anche personale, il lavoro di un’artista che si ammira. Diciamo che forse potevano bastare meno dei 4 pezzi suonati ieri dai due.

Ligabue subisce da anni l’accusa di supercazzolismo ovvero l’arte di scrivere album interi costruendo su un paio di frasi ad effetto senza realmente dire nulla.

C’è qualcuno che può rompere il muro del suono
mentre tutto il mondo si commenta da solo
il cerino sfregato nel buio
fa più luce di quanto vediamo
c’è qualcuno che può rompere il muro del suono

Insomma cosa vorrà dire? Sarà una citazione montaliana, una riflessione sull’idealismo come possibilità di fuga oppure una forma di autoerotismo da scrittori? Forse semplicemente “non c’è niente da capire”.
Detto, questo il timbro vocale è bello e la voce potente, calda. Certo io che sono un nostalgico avrei preferito sentire “Alice” fatta solo da De Gregori. Poi sono gusti, si sa ognuno ha il suo.
Piovono dei fischi dal parterre quando inizia il brano ma sono scroscianti gli applausi finali ed è impressionante il numero di telefoni pronti a riprendere questa performance inedita. Una misura della divisione che si è creata su questa performance.

de_gregori_ligabue_duetto_milano_mediolanum_forum_stunrise

Premetto che per me Alice è un pezzo che riappare ciclicamente nella mia vita – penso di aver perso la testa per almeno tre ragazze che mi hanno citato/fatto sentire Alice ma d’altronde le donne che ascoltano De Gregori diventano subito più fighe – e che quindi sono rimasto un po’ perplesso ma non mi sento di criticare De Gregori.

Io apprezzo il coraggio nel mettersi sempre in discussione rivisitando i brani più celebri; un’apertura mentale rara in un mondo dogmatico come quello cantautorale.

Un piccolo appello però lo devo fare a Francesco, lo devo fare come fan. Vabbene che Liga canti le tue canzoni ma non vice versa. Non per questioni ideologiche ma per questioni musicali. Tu sei una sorta di semidio ma le note e il tempo sono un’ opinione solo fino ad un certo punto. Lascia che “il muro del suono” la suoni il suo legittimo proprietario, non credo tu ne abbia particolarmente bisogno.
Ci piaci già così.

Ora bisogna toccare un punto delicato: la donna cannone.
Ci sono canzoni che non appartengono ad un artista ma appartengono ad una cultura, ad una storia condivisa da persone. Questo è uno di quei brani.
Per tutta la vita non potrai mai fare un concerto in cui non la suoni, è un fardello pesante da portare. De Gregori dopo quasi due ore di concerto saluta il pubblico e ringrazia ma tutto il forum attende perché lo sa “non è così che se ne andrà”. Non può. Non suonare la donna cannone diventa un’offesa a tutti quelli che si portano dentro anche dei piccoli frammenti di quest’opera.

La-donna-cannone-Front-de-gregori-stunrise

Ho avuto la prova di quanto dico ieri sera. Nel silenzio del forum che ascoltava immobile le prime strofe della canzone, ho notato una famiglia davanti a me; padre, madre e figlia adolescente. I due coniugi seduti avevano applaudito cortesemente per tutto il concerto con la tipica espressione di piacere distaccato e composto dei genitori.

Ben prima del ritornello ho visto le mani dei due genitori avvicinarsi esitanti e poi intrecciarsi con l’incertezza di persone che non ci sono più abituate. Ho visto la moglie poggiare la testa sulla spalla del marito e canticchiare sottovoce. Ho visto due persone ritrovarsi fuori dal tempo e dallo spazio dentro i confini di una canzona. Una piccola magia da concerto. La musica esiste anche per questo.

Il mio piccolo momento di stalking finisce con l’arrivo del ritornello, dove il forum si risveglia dalla trance in cui è immerso e canta. Faccio fatica a descrivere cosa voglia dire avere 15 mila persone che cantano insieme un ritornello per poi tornare in un silenzio sacrale durante le strofe. È una sensazione francamente indescrivibile. C’è un qualcosa di sacrale, un senso di identificazione totale fra gente e artista al di là di qualunque conflitto.

Il concerto è finito con Rimmel e poi con i bis. Grande assente della serata Pezzi di vetro mio brano preferito, però il rimborso non penso di chiederlo lo stesso.  Mentre arrancavo verso la fermata della metro nel girone infernale che chiunque sia stato al forum con la verde conosce bene, ripensavo emozionato a quello che avevo appena visto e mi sono sentito felice di aver sollevato il culo dal divano per andare fino ad Assago.

Lasciatemelo dire da juventino… A Roma (e in Italia) di Re Francesco ce n’é solo uno e non porta la maglia numero 10, al massimo, se dobbiamo parlare di leva calcistica, la numero 7.

De Gregori - Front-calcio-stunrise
Questo non me lo potevo proprio perdere.

 

 




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