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Dal Vinile a Spotify: I Pink Floyd e la SocialRecensione

Immaginate di trovare lavoro domani. E’ una fantasia piuttosto estrema oggi come oggi.

Cercando di restare coi piedi per terra, immaginate di ottenere un posto all’interno di un’impresa di pulizie. Cercano gente per lavare i vetri di un alto palazzo con pareti esterne a specchio. Nonostante soffriate quel filo di vertigini, lo stipendio è abbastanza buono da spingervi a sfidarle. O forse è la fame e la necessità di portare a casa due soldi. Incredibilmente vi innamorate del vostro lavoro e diventate tra i più grandi lavavetri del pianeta. Un giorno però succede qualcosa. Una compagnia, rivale alla vostra, attrezza i propri dipendenti con dei jetpack.

Loro i grattacieli li puliscono in pochi minuti e lo fanno volando, senza necessità di carrucole o impalcature. Il risparmio di tempo e denaro è tale che tu, ex fuoriclasse del vetril, finisci fuori mercato. Terrorizzato dal vestire uno di quei jetpack di cui pure la tua società si è munita, abbandoni il lavoro e ti ritiri a godere delle passate glorie. Finchè, dopo 20 anni di pensione più o meno anticipata, non te ne esci con l’annuncio: è tempo di provare il jetpack e decollare per davvero.

E’ il 7 novembre del 2014, e i rimanenti tra i Pink Floyd, reimbracciate chitarre, batteria e, soprattutto, tastiere – jetpack sulla schiena – tornano alla ribalta con Endless River, il loro nuovo album.

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Squillo di trombe. Il mondo freme. Il fuoriclasse del vetril torna alla ribalta. Spazzerà via i rivali al grido di viva la old school of rock, oppure, mesto, si accorgerà che i jetpack attuali sono reattori atomici, mentre lui a malapena riesce a fare le penne col ciao?

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Bella domanda. La storia dei Pink Floyd è chiaramente terminata molti anni fa, anche prima dello scioglimento della band. Hanno fatto la storia e influenzato generazioni di musicisti e semplici ascoltatori, grazie ad un sound unico e riconoscibilissimo – fino a risultare ripetitivo alla lunga – in grado di evocare immagini ed emozioni forti.

Oggi, nel 2014, cosa possono dire i Pink Floyd? Cosa c’è che il mondo non sappia su di loro?
Molto, secondo qualcuno, nostalgico di un‘epoca in cui la musica era intrisa di idealismi e significanti.

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Nulla, invece, per chi al posto di ideali e richiami simbolici vede un riciclo di idee usate e consumate dagli anni

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Qual’è la verità? La verità è che, sì, Endless River è un album già visto, già sentito, e grida Pink Floyd in ogni accento, in ogni suono, in ogni istante. Non è nulla di nuovo, non è nemmeno un vero e proprio album di inediti, visto che come dice qualcuno

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Significa che per chi, come il sottoscritto, i Pink Floyd li ha sempre amati, questo album è occasione di perdersi in quel mare di suoni così caldo e familiare

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Ed è inutile perdersi in analisi tecniche perchè la qualità è esattamente quella che conosciamo e ricordiamo, dalla composizione, all’esecuzione e alla produzione. Anche la genesi ci è nota, trattandosi di sessioni del 1994 prodotte da Gilmour insieme a Phil ManzaneraBob Ezrin, Andy Jackson e Martin Glover con alcune tracce suonate dal defunto Richard Wright. Non ha senso il paragone con le produzioni moderne, perchè è chiaro che non si tratta di un gruppo che vuole rigettarsi nella mischia in cerca di nuova gloria, bensì

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The endless river è occasione di fare un tuffo in un passato musicale mitico e affascinante, a cui la musica contemporanea deve tanto e che sarebbe affrettato e controproducente definire solo vecchio e già sentito. Anche perché, alla fine di ogni discorso, elegia o polemica, l’unica cosa vera della musica, banalmente è che

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Alla faccia dei jetpack a reazione atomica.




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