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Cronache di un provino di X Factor: la verità dietro la leggenda

Si sono appena conclusi i casting di Bologna per partecipare alla nuova edizione del noto talent show musicale X Factor, e, tra le migliaia di pazzi che hanno affrontato i chilometri, le intemperie e le ore di attesa, c’ero anche io assieme a mia sorella e ai miei genitori.
Ma cosa accade realmente durante queste audizioni?
Vi racconterò come è stata la mia giornata, da essa traete le vostre conclusioni.

Piccola premessa: abito a Milano, e mi sono iscritto assieme a mia sorella alla nuova edizione, anche solo per divertirmi un po’, passare una giornata un po’ diversa e, perché no, provare a realizzare un sogno, anche spinto da amici, parenti e fidanzata. Tutte persone che forse ci credevano più di me.
Un mesetto fa mi chiama la redazione di X FACTOR che mi informa che dovrò partecipare ai casting di Bologna, nel giorno Sabato 23 Maggio. Avendo io quel giorno un concerto, chiedo di partecipare al provino del giorno seguente, e la gentile addetta mi conferma che è possibile e che dovrò preparare due brani in italiano e due in inglese a cappella, senza base quindi.

L’apertura dei cancelli è fissata per le 8:00, e “chi prima arriva meglio alloggia” e prima fa il provino.
L’idea è quindi quella di partire da Milano alle 3:00 in modo da arrivare in quel di Bologna per le 6/6:30:.
E qui il primo problema, perché suonando il giorno prima avrei dovuto fare after.

Così è stato e, grazie a 5 lattine di energy drink e caffè, ho potuto sopravvivere al giorno seguente senza particolari problemi.
Alle 4 del mattino, in ritardo sulla tabella di marcia ed armati di biscotti, panini, bottigliette, coperte e cuscini, partiamo a bordo di una Fiat 600 direzione Bologna, consapevoli che, visto il mezzo e il nostro peso, probabilmente non saremmo mai tornati.
Arriviamo a destinazione alle 7, e già la coda è notevole, così come il freddo.
Ci uniamo agli altri aspiranti artisti e, tempo due secondi, veniamo colti da un diluvio tale che, già che passava di lì, decide di partecipare al provino anche Noè con i due liocorni, di cui però si sono perse le tracce.
Siccome alla mia richiesta “prendete gli ombrelli che non si sa mai” nessuno dei miei parenti aveva dato segni di interesse, ci siamo ritrovati in quattro sotto un piumone che, naturalmente, dopo venti minuti era più bagnato di un ciccione dopo il tragitto dal bagno alla cucina.

 

Vista la situazione, l’organizzazione ci consegna il numero di provino e ci piazza sotto una enorme tettoia, utilissima contro la pioggia che, naturalmente, smette appena noi vi mettiamo piede.
Pian piano la zona si riempie e nel frattempo uno speaker ci fa divertire cantando e ballando di fronte alle telecamere, anche attaccate ad un drone che svolazza sopra le nostre teste bagnate. Intorno alle nove cominciano a chiamare i primi 50 aspiranti musicisti, mentre sotto la tettoia si girano le prime, primissime immagini che verrano mandate in onda per pubblicizzare la nuova edizione del programma, con la partecipazione di nientepopodimeno che Alessandro Cattelan.

Quest’ultimo, molto simpatico e disponibile, si fa attendere un bel po’, ma nel complesso impiega decisamente poco (un’ora e mezza) per registrare le due scene di cinque secondi l’una da mandare in onda.
Sarcasmo a parte, in questo lasso di tempo siamo praticamente costretti a urlare gioiosamente per rendere più realistico il tutto, visto che tanto la voce quel giorno non ci serviva mica.
A proposito di mica, Mika mica si è visto. Non che avessi dubbi a riguardo, ma nessuno dei giudici si è concesso una toccata e fuga: nemmeno la nuova, attesissima giudice Skin, evidentemente impegnata a farsi lampade abbronzanti.

I provini nel complesso procedono speditamente, ma nessuno se ne accorge perché per chiamare i vari numeri viene usato un megafono il cui suono copre la distanza di uno sputo.
Attorno a noi molti scaldano la voce, ripassano i brani, fumano (molto furbi, già): la tensione è palpabile e, a giudicare dalla quantità di tessuto usato per le magliette di alcune provinanti, non solo la tensione.

Finalmente è il nostro turno: veniamo mandati a compilare dei moduli e poi messi in coda ad attendere l’assegnazione della nostra sala di audizione.
Una volta ricevuta la nostra lettere della sala, giungiamo in un lungo corridoio stretto e pieno di provinanti in attesa del proprio turno. Tra di loro anche delle band al completo, la grande novità di quest’anno.
Facciamo amicizia con una toscana che afferma di aver preparato brani di Barbra Straisand, il che ci fa capire che forse portare un pezzo degli Zero Assoluto poteva essere una scelta discutibile.
Ma non ci facciamo abbattere ed entriamo nella sala. Beh..sala..sgabuzzino è il termine più appropriato.

All’ interno, seduto a una scrivania, il nostro auditore ci saluta con la classica gioia di vivere di chi ha provinato già mille persone e dovrà provinarne altre 6000.
Probabilmente in quel momento avrebbe preferito essere a casa propria a guardare la moglie mentre snocciola delle olive ma, siccome ormai è troppo tardi, ci chiede un brano in inglese e uno in italiano.
Cantiamo quindi i nostri pezzi, Sei parte di me degli Zero Assoluto e Titanium di Sia, per trenta secondi ciascuna e lasciamo la sala. 600 chilometri per questo minuto di adrenalina.
Ci viene detto che verremo richiamati (che equivale a quanto pare a “è stato bello, ma andate a zappare la terra”) e congedati con gentilezza.

All’uscita le classiche domande su come il provino sia, su cosa venga detto ai provinanti e come sia andato il nostro mi fanno capire che alla fine siamo tutti uguali lì dentro: non sapendo nulla ci proviamo, non abbiamo niente da perdere e, chissà, magari ci va pure bene.

Vale la pena fare 600 chilometri in un giorno e fare ore di fila (noi abbiamo cantato all’ una del pomeriggio ma molti restano anche fino alle 23:30) per cantare quel minuto scarso?
Sinceramente, si.
Se non provi nemmeno non rischierai mai di cambiare la tua vita.
La domanda vera potrebbe essere se è il modo che vorrei di cambiare la mia vita: finire in televisione a far qualcosa che probabilmente è di tutto tranne che vero? Cantare e conciarmi come mi viene imposto? Dire e fare ciò che mi viene detto? E’ davvero come voglio essere nella mia vita?
Beh, su questo dovrei riflettere meglio.

E’ comunque una bella esperienza, da vivere a cuor leggero e con la consapevolezza che accanto a me potrebbe esserci il futuro vincitore di X Factor che, quindi, è una persona tale e quale a me, e che, alla fine, non ho davvero nulla da perdere e tutto da guadagnare (pedaggio e benzina a parte).




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